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"Per la storia di un Confine difficile", la visita al Sacrario Militare di Redipuglia

13 febbraio 2018 | 10:04
Scritto da Cristiano Lucchi
 


Gli studenti toscani al Sacrario di Redipuglia
Gli studenti toscani al Sacrario di Redipuglia

REDIPUGLIA (GO) - Il Sacrario di Redipuglia si arrampica sul Monte Sei Busi grazie a 22 enormi gradoni che raccolgono le salme di oltre 100.000 caduti italiani nella Prima Guerra Mondiale. Sepolti all'interno della scala monumentale di 40.000 di loro conosciamo anche il nome e cognome, degli altri solo che sono stati uccisi da una Guerra che solo la propaganda dell'epoca poteva giustificare.

La delegazione degli studenti toscani, in visita di studio sul "Confine difficile" dell'Alto adriatico, accompagnata dai docenti, dalla vicepresidente della giunta e da due consiglieri regionali, arriva sotto una pioggerellina fredda e subito viene accolta dallo storico Franco Cecotti che proprio sulla retorica di questo enorme monumento - inaugurato il 18 settembre del 1938 da Mussolini, lo stesso giorno in cui a Trieste pronuncerà le leggi razziali - produrrà una lezione carica di rispetto verso le vittime del conflitto ma anche nei confronti della storia complessa, e troppe volte malamente semplificata, di questi territori di confine.

Primo dato di complessità del Viaggio. Cecotti racconta come nessuna vittima provenga dalle "italianissime" Trieste e Gorizia. Eppure siamo letteralmente alle porte di queste due città in cui l'irredentismo ha trovato terreno fertile durante la Guerra. Come mai allora nessun caduto proviene dai luoghi eletti per eccellenza? La risposta è semplice. Gorizia e Trieste appartenevano da tempo immemore all'Impero Austro-Ungarico e i soldati di queste terre combatterono per Francesco Giuseppe in Russia o in Galizia (oggi parte di Polonia e Ucraina), mai contro gli italiani guidati dal Generale Cadorna.

Redipuglia nel dopoguerra, continua la lezione dello storico, servì a consacrare le vittime italiane e a dare senso ad una morte che di senso ne aveva poco. Serviva però a consolare i familiari dei tanti giovani rimasti per sempre sul Carso. Si tratta del più grande Sacrario Militare italiano, fu realizzato su progetto dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni, e rimanda al linguaggio monumentale tipico del fascismo, legato all'esaltazione della guerra e all'eroismo dei caduti. Fu costruito sul Monte Sei Busi perché, seppur poco elevato, era la porta di accesso da ovest al Carso e fu teatro di tragiche battaglie.

Oggi Redipuglia ha una superficie totale di circa 52 ettari e ospita, oltre ai resti dei caduti in guerra, numerose opere commemorative ed espositive. Ognuno dei ventidue gradoni è coronato dalle scritte in rilievo "Presente" e la sommità è dominata da tre croci.

"Per la storia di un Confine difficile. L'Alto Adriatico nel Novecento" è il titolo del viaggio di studio per gli studenti delle scuole superiori toscane organizzato in occasione del Giorno del ricordo da Regione Toscana, Istituti storici toscano e grossetano della Resistenza e dell'età contemporanea, Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Ufficio regionale per la Toscana.
 


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