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Alluvione, lavori in corso/4, Cateratto riqualificato e nuove casse di espansione sul fiume Ugione

17 novembre 2017 | 17:28
Scritto da Marco Ceccarini
 


LIVORNO – Il fiume Ugione, quattordici chilometri, è il torrente più lungo tra quelli che scendono dalle Colline livornesi. Dopo il Tora, che però nasce sulle Colline pisane, è il secondo dell'area interzonale di Livorno e Pisa. Il suo regime idrico è tipicamente torrentizio, con piene in autunno e in inverno e con una portata che, pur riducendosi in primavera e sopratutto d'estate, non si annulla mai del tutto.
Il torrente, dalle sorgenti alla frazione colligiana di Stagno, segna il confine tra i territori comunali di Livorno e Collesalvetti. La sua portata è alimentata dai molteplici affluenti, tra i quali, guardando il mare, vanno ricordati a destra il Vallelunga di Suese e la Valletta, a sinistra il Vallelunga, la Puzzolente e la Cigna. L'Ugione conclude la sua corsa sfociando nel porto industriale di Livorno dove l'alluvione ha determinato situazioni critiche anche dal punto di vista ambientale in modo collegato a danni verificatisi in alcune aziende della zona.

Al torrente Ugione è dedicata la quarta puntata di "Lavori in corso", il viaggio tra i lavori già effettuati o in corso d'opera sotto l'egida dell'Ufficio del commissario delegato dal Governo per gestire l'emergenza del post-alluvione a Livorno e dintorni.
I lavori, nel loro complesso, quindi non solo quelli sull'Ugione, sono coordinati e realizzati dalla sede livornese del Genio civile Valdarno Inferiore e Costa e dai Consorzi di bonifica Toscana Costa e Basso Valdarno. La Regione Toscana, attraverso questi Enti, è in prima fila nella ricostruzione di quanto danneggiato e nella realizzazione di alcune nuove strutture ed infrastrutture. Con la Regione collaborano i Comuni interessati, tra cui Livorno e Collesalvetti nel caso del torrente Ugione e del suo reticolo idrico.

Gravi sono stati i danni registrati, anche sull'Ugione, nella tragica notte dell'alluvione, tra il 9 e 10 settembre, in particolare a Stagno. I danni si sono registrati nella zona di Vallinbuio sulla parte sinistra del torrente, mentre la rotta dell'argine di destra è all'origine dell'allagamento del paese di Stagno. L'evento poteva avere effetti più devastanti se, dopo le grandi alluvioni dell'ottobre 1993, non fossero state realizzate le opere di regimazione e difesa, tra cui una cassa di espansione a monte della via Aiaccia e gli argini traversi in campagna a sinistra ed a valle della Puzzolente ed a destra a monte della variante Aurelia.
"Anche sul fiume Ugione siamo intervenuti prontamente con la ricostruzione di argini e con interventi sul bacino idrico", ha affermato il commissario delegato dal Governo e presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che per quanto riguarda la riduzione del rischio nella zona di Stagno ha stanziato con immediatezza dei finanziamenti. Solo per la riqualificazione del Cateratto, il canale principale di drenaggio della frazione di Stagno che si estende a destra dell'Ugione fino all'acqua Salsa, nell'ambito dei lavori di somma urgenza l'Ufficio del commissario ha stanziato 2 milioni e 200 mila euro.

La notte dell'alluvione è caduta, sull'intera zona, una quantità di pioggia assolutamente insostenibile, oltre duecento millimetri in circa due ore e mezzo, che non poteva non provocare danni ingenti con drammatiche conseguenze. L'Ugione, pertanto, non è rimasto esente da danni che hanno prodotto disagio e difficoltà ai cittadini che abitano a Nord ed a Nordest della città di Livorno.
Il Consorzio di bonifica Basso Valdarno è intervenuto fin dalla notte con tecnici ed operai per seguire la progressiva crisi del bacino del Cateratto, che si è poi drammaticamente aggravata la mattina del 10 settembre con la sommersione della frazione di Stagno per il sopraggiungere delle acque di piena del torrente Ugione. Le acque, come ha spiegato il presidente del Consorzio, Marco Monaco, hanno messo fuori uso l'impianto idrovoro, cabina elettrica e gruppo elettrogeno, essenziale per il drenaggio di Stagno e pertanto sono stati organizzati tempestivamente i soccorsi nell'area allagata mediante l'impiego di motopompe in dotazione al Consorzio. Ad intervenire sugli argini è stato invece il Genio civile Valdarno Inferiore e Costa con il personale degli uffici sia di Livorno che di Pisa.
Nel complesso, oltre agli interventi di ripristino delle rotte arginali, è stato attuato un intervento di potenziamento dell'arginatura sinistra del torrente Ugione in località Aiaccia, finalizzato al contenimento dei volumi idrici all'interno delle zone di laminazione esistenti.

L'Ugione, come il rio Maggiore, nasce sul Poggio Lecceta, appena sopra la frazione livornese della Valle Benedetta, ad oltre quattrocento metri sul livello del mare. Durante gran parte del suo corso, come detto, segna il confine comunale tra Livorno e Collesalvetti, che nei pressi dell'abitato di Stagno, però, devia bruscamente verso Nord, raggiungendo il canale Scolmatore dell'Arno. Così l'ultimo tratto del torrente è completamente all'interno del territorio di Livorno.

Nella parte superiore del suo corso l'Ugione riceve numerosi piccoli ruscelli di poche centinaia di metri, ma a renderlo un torrente propriamente detto è il primo vero affluente, il rio Sambuca, che si immette in esso nel tratto in cui appare più ripido e scosceso, nei pressi dei poggi della Fontanaccia e della Quercia. Poco dopo aggira l'imponente collina del Corbolone, ultima altura di rilievo a Nordovest della città di Livorno, eseguendo una grande curva verso Ovest, mentre prima avanzava in direzione Nord. Proprio in quella zona, a una cinquantina di metri d'altezza, prima di diminuire la pendenza e rallentare il corso, l'Ugione forma una piccola ma suggestiva cascata con un laghetto. A questo punto il torrente ha già percorso almeno cinque chilometri. Il corso d'acqua riceve quindi un altro affluente, il botro dell'Arme, che scende giù dal Corbolone anche se le sue sorgenti sono poste non distanti dal Crocino, una località sulla via Emilia dove la tragica notte dell'alluvione, forse a causa del nubifragio, un ragazzo ha perso la vita uscendo fuori strada con l'auto.

Il corso inferiore dell'Ugione è caratterizzato da una pendenza decisamente più lieve rispetto a quella del corso superiore. Gli argini, scendendo verso la città, sono più alti e ben scavati. E nel complesso, alimentato da molti piccoli torrenti, il torrente alimenta la sua portata d'acqua. A questo punto l'Ugione descrive un'ampia curva verso Nord per voltare bruscamente verso Ovest poco prima di ricevere il rio Vallelunga di Suese, dove è stata ubicata la citata cassa di espansione.
Negli ultimi chilometri il corso viene sfruttato dalle fattorie di Stagno e della campagna a ridosso del Villaggio Emilio alla periferia Nord di Livorno, offrendo acqua ad animali e colture agricole. E proprio in prossimità di Stagno, la zona in cui si sono verificati i danni maggiori, sono previsti, adesso, ulteriori ed importanti lavori.

Nell'ambito della fase relativa alla riduzione del rischio residuo, la cosiddetta terza fase che segue quelle delle emergenze e della massima urgenza, è infatti previsto, a Stagno e al Villaggio Emilio, l'adeguamento e il successivo potenziamento delle zone di accumulo attualmente presenti a monte della variante Aurelia, che saranno trasformate in vere e proprie casse di espansione, nonché il consolidamento e il rifacimento degli argini a monte della vecchia Aurelia. Il completamento della fase progettuale di questi interventi è previsto entro la metà di gennaio, consentendo di completare quelle opere di regimazione e difesa da tempo previste ma non realizzate per vari motivi.
Nel tratto finale l'Ugione riceve il rio Vallelunga e l'acqua Puzzolente. Dalla località Ponte a Ugione, non distante dalla via Aurelia e dalla frazione di Stagno, il torrente diventa inoltre più ampio e profondo, mentre la sua altezza si stabilizza a circa tre metri sul livello del mare. A questo punto si appresta a concludere la sua corsa. E una volta entrato definitivamente nel territorio livornese, assunte le sembianze di un piccolo fiume anche grazie all'acqua che riceve dal rio Cigna nel suo tratto finale, si getta in mare all'interno del porto industriale, dove in occasione dell'alluvione si è verificato il citato problema di natura ambientale.

 


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