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Apicoltura, un comparto a confronto su nuova legge e innovazione

18 ottobre 2018 | 14:55
Scritto da Massimo Orlandi
 


FIRENZE -  Oltre 93.000 alveari gestiti da circa 3.000 apicoltori. Anche solo questi numeri sono sufficienti a testimoniare l'importanza che rivestono in Toscana le api e il frutto dolcissimo del loro lavoro. Al settore del miele la regione Toscana ha dedicato oggi una giornata di incontro e di discussione con la partecipazione di rappresentanze dei produttori, dei soggetti di ricerca e ovviamente delle istituzioni.
"L'apicoltura è cresciuta molto in questi anni, ma questo trend va accompagnato sia con norme capaci di cogliere e valorizzare i cambiamenti sia con un continuo sostegno all'innovazione e alla ricerca" ha detto l'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi. "In questo senso – ha aggiunto – un  contributo fondamentale lo darà la nuova legge regionale che abbiamo approvato due mesi fa e che oggi vi illustriamo. 
Una legge più adeguata  al contesto normativo nazionale e in grado di rispondere alle nuove esigenze degli apicoltori. Una legge che rivede e semplifica gli iter amministrativi, che stabilisce con chiarezza i limiti dell'attività per autoconsumo e che ridisegna il settore in una prospettiva orientata al futuro".

La nuova legge sull'apicoltura
La presentazione della legge 7 agosto 2018 numero 49 è stata al centro del confronto di stamani.
La Regione Toscana, si è sottolineato, è la prima regione in Italia, insieme alla provincia autonoma di Trento, ad aver modificato la propria legge regionale. La 49/2018, infatti, modifica le procedure amministrative per l'inizio e lo svolgimento dell'attività di apicoltura aggiornando, anche a livello legislativo, l'ordinamento regionale, alle disposizioni operative e gestionali della banca dati apistica nazionale.
Altro aspetto affrontato con la modifica della legge è la definizione della soglia, massimo di 10 alveari, entro la quale si può esercitare l'attività d'autoconsumo la cui produzione non è destinata alla commercializzazione ma rimane nella esclusiva disponibilità dell'apicoltore che la svolge esclusivamente per utilizzo personale.

L'andamento delle produzioni
Dopo una annata molto difficile come il 2017, a causa della siccità, l'annata in corso si sta dimostrando  abbastanza favorevole agli apicoltori toscani. Secondo le stime di produzione pubblicate dall'Osservatorio nazionale del miele, l'andamento climatico (con piogge abbondanti soprattutto nel periodo primaverile) ha favorito le fioriture erbacee spontanee  e ciò ha permesso di ottenere ottime produzioni di millefiori estivo con rese medie di 25-30 kg/alveare. In alcune zone dell'appennino, a quote più alte, quali le zone vocate di Vallombrosa e Casentino, si sono avute anche buone produzioni di melata di abete, con una media di circa 20-25 kg/alveare.
Le  produzioni di miele d'acacia, che più delle altre avevano sofferto nel 2017, sono state ostacolate quest'anno dai frequenti e intensi temporali primaverili. Infine la media regionale del miele di castagno è stata di 10-15 kg/alveare mentre il  miele di tiglio di pianura ha reso in media 20 kg/alveare.

La Toscana e l'apicoltura
La Toscana è regione ad alta vocazione per l'apicoltura, infatti sulla base delle dati dell'anagrafe apistica nazionale,  risultano 3.050 apicoltori che hanno dichiarato, nel periodo novembre-dicembre del censimento 2017, complessivamente,  93.524 alveari, mentre gli apicoltori registrati all'anagrafe apistica nella regione Toscana ammontano complessivamente a 4.732.
Gli alveari presenti nel territorio toscano, secondo le stime dell'Osservatorio nazionale Miele, per il 59% sono alveari nomadi, per il 21 % sono alveari stanziali, e per il 20%  sono alveari per autoconsumo.


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