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Bilancio Ue, per la Regione politiche di coesione da potenziare e nei territori più deboli investire su imprese dinamiche

3 aprile 2019 | 16:58
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE -  Produzione industriale, occupazione, demografia, migrazioni e gestione dei rifiuti. E poi ancora federalismo, infrastrutture, sistema produttivo e cultura: in sintesi il futuro dell'Europa, con uno sguardo ai fondi strutturali e alle politiche dell'Unione dopo il 2020. A Bruxelles è stato presentato oggi il rapporto Svimez 2018 sull'economia e la società del Mezzogiorno e c'era anche il presidente della Regione Toscana, in qualità di vicepresidente della Conferenza delle regioni periferiche marittime (Crpm) con delega alla coesione. L'evento era promosso dal vicepresidente della Commissione per lo Sviluppo regionale del Parlamento europeo.

Il rapporto conferma il dualismo economico dell'Italia e la "lenta ripresa" frenata da una grande incertezza, con una crescita marginalmente superiore nel centro nord trainata soprattutto dalla domanda estera. Un dato che per il presidente della giunta regionale è confermato anche in Toscana, che ha il suo Sud nella costa meridionale: ma così come non si può ragionare di politiche regionali che non sostengano questa area, a livello nazionale non si può ragionare di politiche che non sostengano il Mezzogiorno.  La Regione ha però un suggerimento,  già nel proprio territorio messo in pratica: investire sulle imprese più dinamiche, capaci di far da volano per le altre e per l'intera economia dei territori.

Il presidente ha ricordato come l'Europa viva perché oltre ad essere un grande mercato, e una globalizzazione ben riuscita, fa politiche di coesione volte a bilanciarne le storture. Un mercato unico che abbraccia l'intero continente è indubbiamente un potente strumento per la crescita. Magari, si sottolinea da parte della Toscana, servirebbe qualche regola in più sulla tutela sociale del lavoro: ad esempio un salario minimo garantito e un fondo per la disoccupazione. Fin dalla nascita l'Europa, accanto al mercato, si è posta il problema della coesione e della convergenza e di come venire incontro ai territori più deboli con politiche di investimento e sociali.  Il problema, secondo la Regione, è che queste politiche sono ferme, anche per risorse stanziate, agli anni Novanta: una stasi che ha prodotto una frattura tra popoli e Europa. Ma senza risorse europee non ci potrebbero essere politiche sui territori, perché  le risorse statali non sarebbero da sole sufficienti.

Sul post 2020, secondo il presidente della Toscana  i fondi a disposizione alla fine saranno simili: agricoltura a parte, su cui i tagli saranno importanti. Bene invece per le aree interne, che il Parlamento europeo ha deciso di sostenere.  La Toscana suggerisce al riguardo una politica per l'Appennino: con fondi europei e risorse strategiche si potrebbero fare iniziative di grande valore.

Quanto al federalismo, tema toccato ampiamente dal Rapporto Svimez, il presidente della giunta ripete come la fuga in avanti di alcune Regioni sulla autonomia differenziata sia un'azione densa di pericoli, che trasferisce su un piano di economicismo questioni che non hanno solo un valore economico.  Una visione a suo dire inadeguata, mentre occorrerebbero invece politiche nazionali.

Nel dibattito di oggi a Bruxelles i diversi relatori hanno sottolineato anche le carenze italiane in tema di capacità amministrativa e il servizio che i fondi di coesione possono offrire al  paese, soprattutto in tema di prevenzione dei rischi idrogeologici e di misure da intraprendere per assicurare il ciclo dei rifiuti. La politica di coesione, è stato anche detto,  è importante perché è spesso una politica ‘sostitutiva' della spesa ordinaria, ma in realtà dovrebbe essere addizionale alla spesa ordinaria, per creare quell'effetto volano e moltiplicatore per cui è stata pensata.


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Tag: coesione, ue

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