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Cerimonia di consegna alla Regione della Tenuta di Suvignano. Bugli: "Sarà un luogo della legalità"

5 febbraio 2019 | 18:11
Scritto da Walter Fortini
 


MONTERONI D'ARBIA (SI) – Un luogo di produzione, strappato alle mafie e che crei ricchezza, ma anche una casa della cultura della legalità, dove accogliere scolaresche e giovani, dove organizzare eventi, campi estivi ed approfondire e parlare, in un luogo simbolo, della lotta alla criminalità organizzata.

L'assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli, ha ben chiaro quello che dovrebbe essere il futuro della tenuta, mentre lo spiega al  ministro dell'interno Salvini, che oggi pomeriggio è venuto in provincia di Siena per firmare il verbale di consegna dell'azienda – nel comune di Monteroni d'Arbia e in parte in quello di Murlo - che per tanti anni, da quando è stata confiscata definitivamente nel 2007 (leggi la storia http://www.toscana-notizie.it/-/suvignano-storia-di-una-confisca-e-di-una-ferita-sanata-nella-toscana-felix), è diventato il simbolo di tutte le confische alle mafie in Toscana.  "Uno dei beni più importanti confiscati in Italia – ricorda l'assessore -,  di gran lunga il più grande in Toscana".

La firma si svolge nel giardino, oggi baciato dal sole di fianco alla colonica dove da primavera fino alle porte dell'autunno vengono ospitati i turisti. Una trentina i posti a disposizione. La piscina oggi è vuota e senza acqua. Tutt'attorno lo sguardo si gode comunque il verde delle colline dove in estate pascolano le pecore sarde, cavalli, ciuchini e le cinte senesi. A ridosso crescono gli olivi e più lontano i boschi. Decisamente un'oasi di pace, lambita dalla via Francigena che passa poco distante.  

Da anni la Regione lavora al progetto di restituire il bene ai cittadini, di farne una simbolo della lotta alle mafie, l'emblema di quello Stato che si oppone alla criminalità organizzata che anche in Toscana sciacqua i propri denari e fa affari. E' stato un percorso difficile e lungo. Ad un certo momento si è rischiato che l'azienda – oltre settecento ettari di terreni, diciassette casolari e 21 mila metri quadrati  tra immobili e magazzini, una chiesetta di fianco all'edificio principale, una villa e una colonica di pregio – fosse messo all'asta. Poi un paio di anni fa la svolta. Bugli ringrazia il lavoro dell'agenzia nazionale per i beni confiscati: il prefetto Sodano che l'ha guidata negli ultimi anni, il prefetto Frattasi che il 19 gennaio gli è succeduto. Ringrazia anche chi ha gestito in questi anni l'azienda.

"Siamo soddisfatti – dice – ma sentiamo anche il peso e l'impegno di dover ora far funzionare questa ricchezza enorme, far sì che la tenuta mantenga i conti in ordine e sia volano per la valorizzazione del territorio, ma diventi appunto anche un simbolo della lotta alla legalità nella nostra Regione. E lo faremo insieme alle amministrazioni locali, di Monteroni d'Arbia e di Murlo, dove la tenuta sorge".

Per il 2019 la Regione, che gestirà l'azienda attraverso Ente Terre, ha già stanziato  in bilancio 800 mila euro. Altre risorse sono previste nel bilancio dei prossimi tre anni. "Serviranno per mettere a punto alcuni fattori produttivi – spiega Bugli –  ma anche per ristrutturare la palazzina di fianco alla villa dove vogliamo, da subito, portare scolaresche e creare percorsi di educazione alle legalità". Il fulcro dell'attività economica rimarrà  la produzione agricola e zootecnica e si potranno creare anche alcuni posti di lavoro. L'attivià dell'agriturismo, oggi in grado di accogliere ospiti solo in estate, sarà ulteriormente sviluppata. Ma sarà appunto anche un luogo di cultura e di attività sociali.


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