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Cinque anni dopo il rogo della Teresa Moda, irregolarità meno gravi

1 dicembre 2018 | 16:01
Scritto da Walter Fortini
 


PRATO - C'è un dato che, se analizzato bene nel dettaglio, racconta più di altri i risultati raggiunti. Cinque anni dopo le irregolarità sono diminuite; ma soprattutto, anche se rimangono (e numericamente non possono essere sottovalutate), quelle irregolarità si sono fatte meno gravi.

Accade cinque anni dopo la tragedia della Teresa Moda, che il 1 dicembre 2013 – era una domenica – a Prato costò la vita a cinque uomini e due donne di origine cinese, operai che vivevano in loculi di cartone e cartongesso sopra le macchine da cucire e lì mangiavano, in cucine improvvisate. E' il segnale che qualcosa è cambiato: quattro anni dopo l'avvio di controlli straordinari nelle aziende per verificare la sicurezza nei luoghi di lavoro, resi possibili grazie al progetto speciale promosso dalla Regione Tsocana e con l'assunzione di settanta tecnici appositamente formati.

Occorre continuare il lavoro. Ma molte irregolarità, raccontano proprio i responsabili della Asl a cui sono affidate le ispezioni , sono oggi più lievi e più che altro di tipo amministrativo. I dormitori abusivi si sono fatti più rari. Gli impianti elettrici rilevano mancanze di minor entità rispetto a quanto accadeva in precedenza. Le notizie di reato stesse sono diminuite e sono aumentate anche le aziende pienamente in regola. Un cambiamento insomma si vede; e a Prato, dove la situazione nelle aziende a guida orientale era più grave, è stato ancora maggiore. In meglio.

Qualche numero. I dormitori abusivi si sono ridotti di un terzo, dall'11,7 al 7,6 per cento (e considerando anche quelli nelle abitazioni). A Prato sono passati dal 17,9 al 9,4 per cento, quasi dimezzati. Gli impianti elettrici non a norma sono diminuiti dal 18,1 al 5,4 per cento (dal 27,4 al 6,9 a Prato). Le notizie di reato, per le violazioni più gravi, sono scese dal 54,8 al 34,8 per cento (e nel pratese dal 69,4 al 43,8 per cento).

Cambiamenti. Anzi,  un doppio cambiamento: negli scenari e nell'atteggiamento degli imprenditori. E "CambiaMenti" (con un gioco grafico ad unire e dividere due parole) non a caso è il titolo scelto per l'iniziativa che si è svolta in palazzo comunale stamani a Prato, nel giorno dell'anniversario degli operai morti alla Teresa Moda. Un incontro pubblico, coordinato dal Comune e presieduto dal vicesindaco Simone Faggi, a cui hanno partecipato il presidente della Toscana Enrico Rossi, il console generale della Repubblica popolare cinese Wang Fuguo, il presidente della Camera di Commercio Luca Giusti, il procuratore capo presso il tribunale Giuseppe Nicolosi, il direttore del dipartimento prevenzione Asl Toscana Centro Renzo Berti, le categorie economiche e i cinesi.

Che Prato sia una realtà particolare lo dicono i numeri. Su 30 mila aziende di tutto il territorio, ben 9 mila sono a conduzione straniera (e molte di queste cinesi). Sono circa il 30 per cento di tutte le aziende attive, quando la media nazionale è il 10 per cento, tre volte di meno. Cinque anni fa tre aziende su quattro a conduzione straniera chiudevano e scomparivano nel nulla dopo mediamente diciotto mesi: prima di poter essere controllate. Oggi il 62 per cento ha una vita media di 22 mesi. C'è stato un miglioramento. "Forse troppo lento" annota il presidente della Camera di Commercio Luca Giusti. L'anno scorso c'è stato infatti un altro rogo, con due morti. Poi sottolineana l'importantissimo lavoro realizzato da Asl e Regione e ricorda come il contrasto all'illegalità sia sempre direttamente proporzionale a cultura e integrazione (che manca) e un vero cambiamento non si possa raggiungere solo attraverso un'azione repressiva. "Integrazione, cultura ma anche collaborazione - aggiunge il procuratore capo Giuseppe Nicolosi -, essenziali per riportare il tasso di illegalità a proporzioni fisiologiche".

L'obiettivo è consolidare i risultati raggiunti, provando ad andare anche oltre per contrastare (con la collaborazioni di altri pezzi dello Stato) anche l'evasione fiscale e contributiva, che le ispezioni per la sicurezza nei luoghi di lavoro in parte hanno comunque già contribuito a far emergere.

Zanieri della Uil, intervenuto a nome di tutti i sindacati, ricorda i troppi morti sul lavoro in Italia: più di 800 dall'inizio dell'anno, oltre il 4 per cento in più rispetto al 2017 nonostante che il lavoro sia di meno. "Prato è capace di integrare: non penso che la comunità cinese sia un problema" rimarca Vignolini a nome degli imprenditori. E integrare è importante perché le aziende cinesi e il loro indotto pesano per una quota rilevante sul Pil e l'economia locale.

Ad insistere su controlli e integrazione e a continuare a lavorare sprona pure il vicesindaco di Prato, Simone Faggi. "La vita non ha prezzo e la situazione mi sembra migliorata" conclude il console Wang Fuguo, che rigrazia Regione, Comune e Asl e sottolinea la grande importanza riconosciuta alla sicurezza nei luoghi di lavoro e al rispetto delle regole.

Con Lavoro Sicuro oltre 10.500 controlli in quattro anni
L'incendio alla Teresa Moda ha segnato uno spartiacque e nel gennaio successivo, nel 2014, prende avvio il progetto Lavoro Sicuro: Obiettivo dichiarato: evitare altre tragedie e contrastare quell'illegalità che non garantisce ai lavoratori i diritti più elementari, ma anche in qualche modo aggredire un'economia sommersa e un nero che l'Irpet nel 2013 stimava in un miliardo di euro l‘anno. Vengono assunti 74 tecnici. Vengono formati e a settembre del 2014 prende avvia la prima fase del progetto, per controllare in tre anni 7700 aziende censite in tutta l'area vasta, la metà a Prato. Alla fine i controlli saranno 8.257 controlli, su altrettante imprese a conduzione cinese: a Prato 4481, il resto a Firenze, Empoli e Pistoia.

La prima fase si è conclusa un anno fa a marzo, nel 2017. In meno di tre anni sono stati trovati 969 dormitori, 285 cucine abusive, 123 bombole a gas dove non dovevano stare, 1.496 impianti elettrici giudicati non sicuri, 1.612 macchinari non a norma, 1.713 carenze igieniche. Sono state sequestrate e chiuse 418 imprese. A Prato, nel primo mese di ispezioni le imprese in regola al primo controllo erano appena il 6,8 per cento. Nell'ultimo mese della fase 1, a marzo 2017, le imprese verificate e risultate in regola erano il 55,7 per cento. Nei tre anni il totale è stato alla fine pari al 29,3 per cento a Prato e al 40,1 per cento in tutta l'Asl Toscana Centro.

Prima le imprese multate e sequestrate spesso chiudevano. In tre anni di controlli, l'84 per cento (senza quasi alcuna differenza tra Prato e il resto dell'area metropolitana) ha invece adempiuto alle prescrizioni e pagato le sanzioni comminate: fino ad oggi sono stati incassati 14 milioni e 371 mila euro. Più di quanto speso per i tecnici.

E i controlli proseguono. Nel 2017 la giunta regionale ha infatti deciso di andare avanti, intanto fino al 2020, con l'obiettivo comunque di far diventare quel piano da straordinario strutturale. Sono stati predisposti nuovi parametri e criteri e già sono stati realizzate più di tremilaottocento ispezioni, oltre duemilatrecento solo a Prato. Ci saranno - ed è una novità – anche controlli di notte e nei giorni festivi, in quelle aziende che in modo sospetto nel resto della settimana spesso sono chiusi.


Consulta anche:
I numeri del Progetto Lavoro Sicuro - slides (.pdf)
L'opuscolo distribuito in occasione dell'incontro del 1 dicembre 2018 (.pdf) 

La pagina sul progetto Lavoro Sicuro sul sito della Regione Toscana 

 


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