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Codice Rosa, 16 task force contro la violenza

25 maggio 2014 | 00:00
Scritto da Lucia Zambelli
 


A sedici anni la felicità è anche una notte d'estate spalancata sul mare dell'Argentario e il permesso di andare in discoteca in motorino. La promessa ai genitori di essere a casa per le una, "altrimenti sarà la prima e l'ultima volta", e Angela è già in sella che corre con la brezza sul viso. Una serata di musica, balli, risate, chiacchiere con le amiche. Le ore scivolano veloci, ed è già tempo di tornare. E' passata mezzanotte, gli amici restano ancora in discoteca, ma Angela vuole mantenere l'impegno preso con i genitori, e si avvia da sola verso il motorino. Non ha ancora infilato il casco che si sente afferrare per le spalle e scaraventare per terra. Pochi minuti. L'inferno. Il suo violentatore la lascia lì per terra, i vestiti strappati, l'orrore negli occhi. Stordita torna a casa, non sa neppure lei come, si infila in camera sua senza dire nulla. Ma il giorno dopo, con gli amici, non riesce a nascondere il suo turbamento. E sono loro, che a scuola hanno sentito parlare del "Codice Rosa", a consigliarla di andare in ospedale.

A quel punto, Angela decide di parlarne anche in casa, e i genitori la accompagnano al Misericordia e Dolce di Grosseto. Lì, nella "stanza rosa", Angela si sente curata, accudita, protetta, sostenuta. Non se ne rende conto, ma intorno a lei si muovono tante persone. Il suo ingresso nella stanza rosa ha attivato un percorso che coinvolge medici, ostetriche, infermieri, psicologi, carabinieri, polizia, anche un magistrato. Il sabato successivo Angela torna in discoteca, mimetizzati tra i ragazzi che ballano ci sono anche i carabinieri in borghese. Poco prima delle una, quando esce e si avvia verso il motorino, vede una sagoma che sbuca dal buio, sente la stessa voce di una settimana fa, che ormai le si è impressa nella testa. I carabinieri bloccano e ammanettano il suo aggressore. Che poi sarà processato e condannato per stupro. Lei, continuerà gli incontri con la psicologa che fin da subito l'ha aiutata a lasciarsi alle spalle quella storia che l'ha comunque segnata in maniera indelebile.

Angela è una delle migliaia di vittime di violenza (donne, ma anche bambini, anziani, omosessuali, immigrati...) che dal 2010 ad oggi hanno fatto l'esperienza del Codice Rosa. Prima solo a Grosseto, poi via via in tutti i pronto soccorso della Toscana. Come lei, Viola, stuprata dall'uomo che l'aveva attirata con una proposta di lavoro in un agriturismo. Amina, presa a pugni e calci dal marito, con un bimbo in pancia, che di notte sveglia l'altro bambino, lo veste e con lui va in ospedale: "A casa non torno, è un inferno, aiutatemi". Rose, prostituta nigeriana, violentata da un senegalese. Fabio, giovane gay preso di mira, e non solo con battute pesanti e scherzi volgari, dai colleghi della mensa dove lavorava. E' un rosario infinito di nomi, facce, storie, vite. Persone di tutte le nazionalità e di tutti i ceti sociali. Perché la violenza è trasversale, non conosce differenze economiche o culturali e non si ferma davanti a niente e nessuno.

Il Codice Rosa, un percorso di accoglienza per le vittime di violenza

E' un percorso di accoglienza al pronto soccorso, rivolto a chi subisce violenza. Parte da una stanza dedicata all'interno del pronto soccorso, nella quale si avvicendano tutti gli specialisti che dovranno visitare la/il paziente. Il suo punto di forza è una task force istituzionale, una squadra formata da personale socio-sanitario (infermieri, ostetriche, medici, assistenti sociali, psicologi), magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria, carabinieri, impegnati in un'attività di tutela delle fasce deboli della popolazione, quei soggetti socialmente più fragili che possono essere maggiormente esposti a episodi di abuso e violenza: donne soprattutto, ma anche anziani, bambini, disabili, omosessuali, immigrati...

L'intervento congiunto di questa task force permette di prestare immediate cure mediche e sostegno psicologico a chi subisce violenza, nel fondamentale rispetto della riservatezza. Attività che avviene nella più ampia tutela della privacy e dei "tempi dei silenzi" delle vittime e nel rispetto della loro scelta sul tipo di percorso da seguire dopo le prime cure. Il compito principale del gruppo è l'assistenza socio-sanitaria e giudiziaria alle vittime di violenza, con un'attenzione particolare a far emergere quegli episodi di violenza in cui le vittime hanno difficoltà a raccontare di essere state oggetto di violenza: una reticenza dovuta spesso alla paura di ritorsioni.

"Tutto parte dal pronto soccorso perché è lì che la vittima di violenza arriva", spiega Vittoria Doretti, anestesista rianimatore all'ospedale di Grosseto, e responsabile dell'educazione e promozione alla salute, che ha fortemente voluto, e realizzato, un progetto che da Grosseto si è poi esteso a tutta la Toscana, e ora viene copiato e replicato in tutta Italia. Vittoria Doretti è ora la responsabile della task force della Asl 9, e referente scientifico del progetto regionale del Codice Rosa. E gira per tutta la penisola a raccontare come funziona il Codice Rosa, perché già da molte regioni sono arrivate, e continuano ad arrivare, richieste di contatti e informazioni. "Una persona che subisce violenza, fisica o psicologica - chiarisce ancora Vittoria Doretti - prima o poi al pronto soccorso ci finisce per forza. Ed è lì che funziona l'intuito e la preparazione dell'operatore che, se anche la persona non lo dichiara, capisce la vera natura di quelle ferite, di quei lividi, di quelle bruciature. O anche di quell'ulcera, della depressione, di quei violenti spasmi addominali. Perché non c'è solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica, ancora più difficile da far emergere". Se e quando la persona si apre, raccontando la sua storia, viene accompagnata nella "stanza rosa", dove parte il percorso. Un percorso che inizia con l'assistenza medica e psicologica e, se la vittima lo vuole, arriva alla denuncia. Per farlo capire meglio, la Asl 9 di Grosseto ha prodotto un video sul Codice Rosa.

La stanza rosa

"L'idea della stanza rosa - racconta Vittoria Doretti - è nata da un bruttissimo caso di stupro di gruppo, in cui abbiamo dovuto trasportare la vittima in varie stanze dell'ospedale, per tutti gli accertamenti e i colloqui necessari, salendo e scendendo con l'ascensore a piani diversi. Spostamenti che per la vittima sono motivi di umiliazione e di sofferenza in più. Dopo quel caso, io e il maresciallo che era con me in quell'occasione, ci siamo detti: Mai più". Così nasce l'idea della stanza rosa, dove la persona viene portata non appena identificata come vittima di violenza. Una stanza accogliente, tranquilla, che invita a una maggior intimità e a tempi più distesi, dove la vittima possa aprirsi. E dove, senza bisogno di far spostare la vittima, si avvicendano tutte le figure professionali necessarie, anche gli agenti in borghese. Dove viene fatto un referto attento e accurato. E dove, se la persona lo decide, può anche sporgere denuncia.

La squadra

Più di una volta li hanno paragonati a NCIS, la squadra anticrimine del telefilm. Questo accostamento li fa un po' sorridere, ma alla fine riconoscono che, proprio come gli agenti speciali di NCIS, anche loro sono affiatatissimi, si sostengono a vicenda, lavorano in perfetta sintonia. "Quando fai parte di una squadra come la nostra - dice Vittoria Doretti - non puoi mai dire: questo non è di mia competenza. E' la prima regola. Noi siamo lo Stato, si fa quello che si deve, consci di essere solo un piccolo puntino in una grande mappa di professionisti".

La "squadra" effettiva è composta da una ventina di persone, ma considerando tutti i gruppi di lavoro che vi ruotano intorno, si arriva a 50. Hanno fatto e continuano a fare formazione insieme. "Ciascuno di noi - spiega ancora Vittoria Doretti - per un po' ha tolto il proprio abito - camice, toga, divisa - per rivivere insieme l'esperienza dell'altro. Ora tutti abbiamo un abito comune, quello della squadra, che ti resta incollato addosso". E questo lavoro funziona davvero solo se fatto in squadra, con le competenze che si integrano, le professionalità che si intrecciano.

Le voci della squadra: le testimonianze degli operatori

Claudio Pagliara, medico emergenza territoriale 118 Asl 9, vice responsabile del Nucleo operativo Centro di coordinamento aziendale vittime di violenza Asl 9: "Una missione, un lavoro estenuante per tanti aspetti, determinato dalla mole di lavoro, dall'ignoranza e dalla diffidenza dell'ambiente su questi argomenti. Ma anche la certezza e la consapevolezza di essere un protagonista di questa esperienza. Il fatto di essere un uomo è stato per me uno stimolo e uno sprone maggiore, anche per quel senso di vergogna che ho provato verificando che gli artefici di tanto male sono gli uomini. Forse è una forma di riscatto".

Luana Lenzi, infermiera dell'area materno-infantile della Asl 9, componente del Nucleo operativo Centro di coordinamento aziendale  vittime di violenza Asl 9: "Cos'è la task force? E' un incontro di emozioni: dolore e coraggio, insicurezza e protezione, preoccupazione e professionalità, sospetto e lealtà, diffidenza e empatia e, soprattutto, tanta speranza di riuscire a dare fiducia in un futuro migliore a tutte le vittime di violenza".

Roberta Mazzoni, tenente dei carabinieri, comandante del Norm (Nucleo operativo radio mobile) di Grosseto: "Mi hai lasciato entrare, ti sei abbandonata a me, ti sei affidata... per quell'uniforme? per l'età? per simpatia? Non lo so, eppure sei riuscita a farlo e sei riuscita ad entare nel mio cuore".

Gabriella Lepri, responsabile Centro antiviolenza della Provincia di Grosseto: "Chissà perché barattoli non cadono più così spesso sulla testa delle donne, molte smettono di cadere per le scale e di sbattere contro gli spigoli e le porte, i lividi non sono più occasionali, hanno un nome preciso: violenza fisica e non solo".

"Sono caduta per le scale"

Scivoloni per le scale, barattoli che cadono dalla credenza di cucina proprio sull'occhio, porte che sbattono in faccia, ferri da stiro usati maldestramente che procurano estese bruciature. Tante le storie raccontate, le scuse inventate per nascondere una violenza, coprire il vero responsabile, che nella maggior parte dei casi è una persona della famiglia. "Gli studi hanno dimostrato - riferisce Vittoria Doretti - che possono passare anche 11 anni prima che una donna si decida a denunciare il compagno violento". Così, nel corso della formazione, agli operatori vengono forniti tutti gli strumenti per riconoscere se si tratta di  violenza anche se le vittime la nascondono.

Oltre agli operatori, vengono formate anche le cosiddette "sentinelle": farmacisti, insegnanti, volontari, persone che nel loro lavoro possono venire a contatto con le vittime di violenza e aiutarle a uscire dall'ombra. Anche queste persone vengono addestrate a riconoscere le possibili vittime e a favorirne l'accesso ai servizi di aiuto presenti sul territorio. "Ognuno può e deve diventare una sentinella - dice Silvia Rispoli, farmacista di Grosseto che ha seguito la formazione - Dire a tutte le vittime della violenza "siamo qui", le istituzioni sono formate da persone come te che ti tendono la mano per tirarti fuori dall'oscurità che ti circonda. Il nostro compito è fare un salto di qualità, non essere più o soltanto delle persone dietro un bancone che danno medicine e consigli in merito, ma diventare un punto di riferimento per chi si trova in difficoltà".

Da Grosseto a tutta la Toscana: 16 task force in azione

Partito nel 2010 nella Asl 9 di Grosseto, dal gennaio 2012 il Codice Rosa è diventato progetto regionale, con la firma di un protocollo tra Regione Toscana e Procura della Repubblica, coinvolgendo 5 aziende. Dal gennaio 2013, altre 5 aziende sono entrate nel progetto. Con l'estensione del progetto alle rimanenti 6 aziende, dal marzo 2014 il Codice Rosa è operativo in tutta la Toscana: 16 task force in funzione  nelle 12 aziende sanitarie e nelle 4 aziende ospedaliero-universitarie.

I numeri del Codice Rosa

Nel 2013, nelle 10 aziende in cui il Codice Rosa era attivo (2-4-5-6-8-9-11-12-AOU Careggi-AOU Meyer), sono stati registrati 2.998 casi, di cui 2.646 su adulti (2.536 maltrattamenti, 85 abusi, 25 stalking), e 352 su minori (293 maltrattamenti e 59 abusi).

Nel 2012, nelle 5 aziende in cui il Codice Rosa era in funzione, sono stati trattati 1.455 casi di maltrattamenti e abusi su adulti e minori.

A Grosseto, dove il Codice Rosa è nato, i casi sono stati 309 nel primo anno (2010), e oltre 500 l'anno successivo. "Non tanto perché aumentavano i casi - spiega Vittoria Doretti - quanto perché il personale che veniva via via formato diveniva sempre più in grado di riconoscere le vittime e aiutarle a raccontare, magari anche a denunciare". Ora a Grosseto la media è di oltre 30 casi al mese, più di uno a giorno.

Dal 2012 ad oggi, la Regione ha destinato al progetto del Codice Rosa la cifra complessiva di 595.000 euro: per l'allestimento della "stanza rosa" nei pronto soccorso, la dotazione di tutto il materiale necessario, le spese aggiuntive per il personale (reperibilità/straordinari), l'organizzazione delle iniziative formative rivolte al personale e le attività informative/comunicative rivolte alla cittadinanza.

Codice Rosa. Il magico effetto domino

L'esperienza del Codice Rosa di Grosseto è diventata anche un libro, "Codice Rosa. Il magico effetto domino", scritto nel 2011 da un giornalista, Giuseppe Meucci, con la collaborazione di Vittoria Doretti e Giuseppe Coniglio, sostituto procuratore di Grosseto. Un libro che ripercorre la gestazione e la nascita del Codice Rosa, racconta le storie delle vittime, riporta le testimonianze degli operatori, e dà conto dello spirito di squadra, della sinergia di risorse, della stretta integrazione tra istituzioni che caratterizza il prezioso lavoro della task force. L'effetto domino del titolo fa riferimento al circolo virtuoso che la task force mette in moto, sia "contagiando" tutti gli operatori che ne vengono a contatto, sia stimolando le vittime a denunciare, portando così alla luce casi che altrimenti resterebbero sommersi. E anche al rapido estendersi del progetto, sia in Toscana che nelle altre regioni.

>>> Le pagine dedicate al Codice Rosa sul sito della Regione Toscana


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