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Concordia, intervista del presidente Rossi al Corriere Fiorentino

14 giugno 2014 | 09:34
Scritto da Barbara Cremoncini
 


FIRENZE - Nessuna decisione definitiva prima di settembre, quando si saprà a che punto sono i lavori per il  porto di Piombino. Sulla vicenda della Concordia Il presidente della Toscana Enrico Rossi fa appello al governo e mette in guardia contro i gravi rischi di inquinamento. "Difendo il mare", dice,  rispondendo alle domande di Marco Gasperetti, in un'intervista pubblicata oggi sul Corriere Fiorentino.  
Ne riportiamo qui il testo integrale.
 
sabato 14 giugno 2014 -  Corriere Fiorentino (pp.1-10)
 
Al Giglio si avvicina la partenza per Genova attraverso le acque dell'arcipelago: l'appello del governatore a Roma
«Difendo il mare, il governo mi aiuti» Rossi e il relitto: gravi rischi ambientali, rinviamo a settembre il trasferimento
 
Il governatore è preoccupato. Qui cinque giorni di navigazione precaria sfiorando isole straordinarie, oasi protette, il cuore del santuario dei cetacei, sono diventanti un incubo. E più guarda le mappe, e legge e rilegge i rapporti dei tecnici regionali e dell'Arpat, e più Enrico Rossi si convince che nessuna decisione irreparabile dovrebbe essere presa prima di settembre, quando si saprà se il porto di Piombino, dove finalmente i lavori procedono velocemente, sarà in grado di avere fondali e bacini capaci di accogliere le tonnellate di ferro corroso dal mare del relitto della Concordia. E quei veleni che ancora contiene nelle sue viscere, pronti ad essere rilasciati in mare soprattutto se la navigazione a rimorchio sarà lunga.
«Decidere a settembre è un principio responsabilità - dice Rossi - che mi sembra facile da comprendere e ancor più facile farlo diventare realtà. Basta leggere i numeri».
 
Quali numeri, presidente?
 
«Ci sono 200 miglia di distanza dall'Isola del Giglio a Genova e 5 giorni di navigazione. E ce ne sono 38 a Piombino, con un solo giorno di viaggio. In cinque giorni di navigazione, anche a fine luglio, l'accuratezza delle previsioni meteorologiche si riduce del50%o. Le variazione meteomarine sono possibili, le tempeste in mare anche. Lo abbiamo fatto presente più di una volta a Costa e al prefetto Gabrielli».
 
E loro che cosa hanno risposto?
 
«Che il relitto trascinato dai rimorchiatori si può riparare dietro un'isola. Sì, quale? Pianosa, l'Elba, Montecristo? O magari la Corsica. Mi chiedo che cosa stiano pensando i francesi di tutto questo e che cosa accadrebbe se anche una piccola parte di materiale inquinante finisse nel loro mare».
 
Il commissario Gabrielli però ha detto che quel mare è già inquinato e che semmai il trasporto del relitto lo pulirà...
 
«Una battuta infelice, me ne dispiace. I nostri tecnici dell'Arpat hanno chiaramente smentito Gabrielli. Da anni la Toscana fa un lavoro importante di monitoraggio ambientale. E poi, anche se fosse inquinato (ma non lo è) quel tratto di mare nessuno ci dà il diritto di rischiare sversamenti».
 
Scusi, presidente, ma se è così perché da più parti si punta la rotta su Genova. C'è altro dietro a questa operazione?
 
«A questa domanda non voglio rispondere. Dico soltanto che tutta l'attenzione si sta spostando sulla rottamazione e sullo smantellamento del relitto. Importante, certo, ma credo che il rischio ambientale dovrebbe avere una considerazione ancora maggiore, dovrebbe essere prioritario in questa fase delle operazioni».
 
Genova vi accusa di voler fare gli interessi di Piombino e degli operai della Lucchini.
 
«Se Costa vuole scegliere operatori diversi per smantellare la nave può farlo in qualunque porto. Anche a Piombino. A me interessa la salvaguardia del mare, il Santuario dei cetacei, le isole, le spiagge della Maremma, della Versilia».
 
Lei ha appena incontrato Matteo Renzi, gli ha parlato di queste sue preoccupazioni?
 
«Ne ho parlato con il sottosegretario Luca Lotti. Mi ha detto che stanno lavorando al problema. Io capisco il ministro dell'Ambiente Giano Luca Galletti quando dice che decide l'armatore Costa perché ci mette i soldi. Però questa vale per lo smantellamento, non per i rischi ambientali. Su questi devono intervenire governo e Regione che insieme, se solo volessero, potrebbero incidere molto sulle ultime, delicatissime decisioni».
 
Marco Gasperetti mgasperetti@rcs.it
 
C RIPRODUZIONE RISERVATA
 
 

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