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Consumo suolo, Ceccarelli: "Senza nostro emendamento, legge nazionale rischia di essere passo indietro per Toscana"

30 novembre 2017 | 14:05
Scritto da Pamela Pucci
 


FIRENZE - "La Toscana negli ultimi anni ha fatto un lavoro di qualità sul governo del territorio e, benché molto rimanga da fare, quanto sancito dalla legge regionale 65/2016 e dal PIT con valenza di Piano Paesaggistico, due strumenti innovativi e di riferimento, è il punto da cui partire, non certo quello da cui tornare indietro. Cosa che invece accadrebbe se la proposta di legge sul consumo di suolo alla quale si sta lavorando a livello nazionale, venisse approvata senza l'emendamento da noi presentato a luglio, che stiamo difendendo su più tavoli nazionali". A dirlo, in occasione della giornata di studi "La nuova stagione del governo del territorio in Toscana", l'assessore regionale all'urbanistica Vincenzo Ceccarelli.

Ceccarelli ha ricordato il lungo lavoro fatto dalla Regione in ambito urbanistico e paesaggistico e ha fatto presente che, a tre anni dall'entrata in vigore dei nuovi strumenti, si è giunti ad un punto di svolta, dal quale è necessario andare avanti, non certo tornare indietro. "Si è appena conclusa una fase transitoria di adeguamento e conoscenza delle nuove norme, ci aspettiamo nei prossimi anni una piena attuazione delle disposizioni contenute nel Pit e nella lr 65/2014. Questo implica una stretta collaborazione con le Soprintendenze e le amministrazioni locali, un lavoro che richiede anche uno 'scatto' di carattere culturale, un cambio di passo. Adesso che stiamo entrando in questa fase attuativa l'idea di una norma statale, senza dubbio condivisibile negli obiettivi, ma meno avanzata della nostra attuale legislazione regionale, ci fa temere un'involuzione".     

 
L'assessore ha ricordato come il Governo del territorio sia materia a legislazione concorrente: allo Stato spetta definire i principi e gli obiettivi, mentre alle Regioni le modalità attraverso le quali conseguirle. "La proposta di legge all'attenzione del Governo - ha spiegato - pur con le modifiche apportate dalla senatrice Puppato, sarà utile per frenare il consumo di suolo in Regioni che non sono dotate di proprie leggi sul governo del territorio, ma rischia di essere un passo indietro per chi, come la Toscana, è già molto più avanti in questa direzione ed ha una tradizione urbanistica che non nasce oggi, ma inizia con la lr 5/95 e si è sviluppata poi con la lr 1/2005 e il PIT 2007".
 
Per la Toscana non è accettabile applicare al consumo di suolo il principio della progressiva riduzione percentuale del territorio consumato (basandosi, ad esempio, sul consumo dei 5 anni precedenti), senza tener in considerazione le caratteristiche dei territori, le criticità e le potenzialità. "Questo metodo - ha spiegato Ceccarelli - potrebbe assegnare potenzialità pianificatoria a Comuni che non hanno neanche il posto dove spenderla, mentre potrebbe negarla a Comuni che ne avrebbero esigenza e possibilità. Si potrebbe creare una situazione assurda, nella quale chi negli ultimi anni ha costruito molto continuerà a farlo e chi ha costruito poco, per molteplici motivi, nei prossimi anni farà poco o per niente. Senza tener conto delle peculiarità di territori diversi e senza alcuna valutazione di sostenibilità paesaggistica".
 
Un'ulteriore precisazione fatta dall'assessore riguarda il rapporto Ispra, utilizzato come per l'analisi alla base della proposta di legge nazionale e spesso citato per stimare il consumo di suolo avvenuto, anche in Toscana, negli ultimi anni. "I dati Ispra - ha detto - sono ricavati da immagini satellitari relative agli anni dal 2012 al 2016 e non si riferiscono tanto al suolo consumato, quanto alle superfici cosiddette "impermeabilizzate", ma basta scorrere quelle immagini per vedere che non possono essere considerate scientificamente attendibili, visto che risultano erroneamente conteggiate tra le aree impermeabilizzate anche serre, pannelli fotovoltaici, opere infrastrutturali e perfino mandrie di mucche". 
 
 


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