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Convegno su imprese cinesi, Rossi: "Più Stato a Prato, il governo svolga il suo ruolo"

22 gennaio 2014 | 16:47
Scritto da Walter Fortini
 


PRATO - "Più Stato a Prato, che non vuol dire solo Ministero degli interni o ministri in visita e che siglano patti". E' la richiesta del presidente della Toscana Enrico Rossi,che tuona alla fine di un convegno, tutto dedicato al ruolo e peso economico della comunità cinese in città, che si è svolto stamani nel salone consiliare della Provincia, tenendo inchiodata sulle poltrone, per quasi quattro ore, una fitta e variegata platea. Sullo sfondo il rogo che a dicembre ha inghiottito, in una fabbrica dormitorio, sette operai cinesi.
 
"Più Stato: ovvero più forze per la Procura che è sotto organico, più forze per la Guardia di Finanza che è più utile dei militari dell'esercito per strada, e magari sostegni economici di filiera che altrove si fanno per aree riconosciute in crisi come anche Prato è". Rossi lo ripete più volte e guarda a Roma e al governo, con cui presto si incontrerà. Lo ripete dopo aver ascoltato lo studio che la Provincia ha commissionato ad Irpet e Asel. Al tavolo ci sono le istituzioni, alcuni dei sindaci della provincia - quelli almeno più coinvolti dal fenomeno: Prato, Montemurlo e Carmignano - i rappresentanti della comunità cinese (a partire dal console di Firenze), sindacati ed associazioni di categoria.
 
Quattro ore di numeri, riflessioni e voci con sfumature diverse, ma fondamentalmente ottimiste. Per tutti (o quasi) infatti l'immigrazione e la comunità cinese che lavora nel pronto moda della città è una risorsa (o lo può essere). Basta superare i problemi, ma è possibile. Con tutte le associazioni economiche, anche stamani, in prima linea sul fronte dell'integrazione: pronte a ribadire il oro sì alla legalità, scettiche sull'utilità dei blitz e con un altolà a fare dei cinesi, dell'integrazione e della repressione, un tema da campagna elettorale.
 
Un'emergenza umanitaria - "Chi è per l'integrazione è anche per la legalità" spiega Rossi. Per alcuni è ovvio, ma forse non lo è. "Non chiedo soldi e maggiori risorse - dice – Queste la Regione è pronta a mettercele, come in passato". Il presidente ricorda i 50 ispettori del lavoro in più che la Regione metterà a disposizione della Procura, per difendere anzitutto i diritti dei lavoratori. "Ma un organico sufficiente e degno di una città che ha gli abitanti di Prato questo sì, lo esigo – sottolinea più volte Rossi -, soprattutto lo merita la città. Il governo si è mosso giustamente per gli immigrati e gli sbarchi a Lampedusa. Anche Prato vive un'emergenza umanitaria".
 
La via dell'emersione - Quindi la ricetta e l'agenda. "Giusto fare autocritica – dice il presidente - , ma occorre anche guardare avanti e qui, dall'immigrazione, può arrivare una grande potenzialità, che non è solo economica". Per Rossi non ci si può certo tappare gli occhi di fronte alla situazione di pesante violazione della legge che dal tessuto delle imprese cinesi di Prato emerge: i controlli sono necessari e giusta la repressione. Ma occorre anche guardare avanti e trovare "una via d'uscita che non metta in crisi il distretto", il che farebbe male a tutti, e mettere in campo immediati provvedimenti tampone che sono "anche laboratori dormitori dignitosi e sicuri, che pure non amo" "La strategia – spiega Rossi deve essere soprattutto l'emersione del sommerso". Una male, ne è consapevole, non solo cinese e non solo pratese. "E su questo – si rivolge a Roma - il tavolo nazionale deve prendere provvedimenti significativi". Lo deve fare per il bene del distretto. Un distretto che per alcuni ha all'inizio delocalizzato all'interno adattandosi così alla globalizzazione. Un distretto che parallelo non è.
 
"E' una rappresentazione oramai vecchia" annota il presidente della Provincia di Prato, Lamberto Gestri. Convenienze e rapporti reciproci ci sono sempre stati: poi la crisi ha fatto saltare tutti gli equilibri. Un distretto cinese per per alcuni ha rovinato l'economia locale e per altri è stato invece un ammortizzatore alla crisi del tessile, con il mercato degli affitti ad esempio. Un distretto che, nell'integrazione, può diventare risorsa per un nuovo sviluppo.
 
La svolta dopo il rogo - "Serve una svolta e una svolta è possibile, anche se c'è bisogno di tempo – conclude Rossi - . Sarebbe però il miglior modo per onorare i sette cinesi morti il mese scorso e per far tornare Prato ad essere quella capitale morale di un'economia moderna che fino al Duemila è stata. Per farlo occorre guardare con serenità i dati della ricerca di oggi, fuori dai giochi di chi dice "è colpa tua" o "è colpa mia". Serve lo Stato ed anche il mondo dell'alta moda ci può aiutare".
Il generale della guardia di Finanza Viganò è intervenuto alla fine chiedendo la collaborazione e fiducia dei cittadini e delle imprese. Un appello ampiamente condiviso da Rossi. 

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