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Custodi della legalità: a Firenze l'archivio della memoria sulle stragi e la mafia

29 dicembre 2013 | 00:01
Scritto da Walter Fortini
 


Leonello Toccafondi e Andrea Biondi lavorano al Centro di documentazione
Leonello Toccafondi e Andrea Biondi lavorano al Centro di documentazione

FIRENZE - Erano gli anni in cui finiva la Prima Repubblica. Erano gli anni di Mani Pulite e delle stragi di mafia di Capaci e via D'Amelio, un momento confuso e turbolento nella storia d'Italia. Era il 1994 – l'anno prima un'autobomba era esplosa a Firenze in via dei Georgofili - e in Toscana nasceva il Centro di documentazione Cultura della Legalità Democratica: qualcosa ancora di unico dalle Alpi alla Sicilia ed ancor di più per una Regione, un archivio sui misteri e i poteri occulti, le stragi, l'eversione, la mafia e la criminalità organizzata aperto a studiosi, curiosi ed addetti ai lavori, ma che lavora (tanto) anche con le scuole e con i giovani. Una 'casa della memoria', per non dimenticare e promuovere una più forte e salda coscienza civica e democratica.

Fino agli anni Ottanta di legalità non si parlava quasi in Italia. Sui giornali il termine quasi non compariva e l'accezione spesso era anche diversa. Poi esplode. Prende posizione la Chiesa. Nascono associazioni come Libera ed Avviso Pubblico, con la Toscana in prima linea. Il centro si inserisce in questo solco.

>>> Le pagine del Centro di documentazione Legalità Democratica

Vista sul Duomo
Se pensate alla pubblica amministrazione come a un mondo grigio e incolore, l'archivio ospitato in un sottotetto al quarto piano di Palazzo Strozzi Sacrati, dimora un tempo di borghesi decaduti e nobili ed oggi sede della presidenza dalla Regione Toscana, probabilmente vi farà ricredere. O quantomeno vi sorprenderà. In pochi conoscono in effetti questo archivio, che pure si trova in piazza del Duomo a Firenze, uno dei luoghi più noti al mondo. Ma qui, a dire il vero, ha trovato casa solo di recente, al terzo trasloco.

 
Fuori c'è il capolavoro di Giotto e del Brunelleschi: da una piccola finestra quadrata ci si affaccia sul retro della cattedrale e della cupola, in tutta la sua maestosità. Dentro, nelle stanze del centro, lavorano con tanta passione quattro dipendenti e funzionari regionali, che vestono i panni di storici ed archivisti. Su un tavolo, aperta, c'è una tesi sulle Brigate Rosse. Le pareti sono tappezzate di manifesti che ricordano iniziative contro la mafia e anniversari della strage dei Georgofili. Su un mobile colorati diari fotografici raccontano l'impegno dei più giovani e dei ragazzi che d'estate lavorano sui terreni confiscati in Sicilia. Per il primo approccio basta un click su internet: i cataloghi sono tutti on line, essenziale in un mondo quasi perennemente connesso alla rete ma non scontato. Poi non resta che iniziare il viaggio 'vero' tra scaffali, volumi di carta e documenti digitalizzati, con mille diversi itinerari possibili.

 

>>>La biblioteca e i cataloghi on line del centro

I giovani e la mafia
"I più giovani prediligono per le loro ricerche mafia e criminalità organizzata" raccontano Andrea Biondi e Leonello Toccafondi, 'custodi' e 'guide' del centro. "Un paio di studenti stanno raccogliendo documenti sull'attentato Lima e gli anni Novanta" ci rivelano. Negli archivi al quarto piano di Palazzo Strozzi Sacrati del resto trovate di tutto: dagli atti delle commissioni parlamentari speciali alle relazioni sulle infiltrazioni mafiose. E mafia non vuol dire, sia chiaro, solo Sicilia: in Toscana sono decine e decine i beni confiscati ai mafiosi o all'ndrangheta. Il centro gestisce l'osservatorio: on line, accessibile a tutti, c'è una mappa georeferenziata. E su quei beni la Regione è impegnata da tempo per una gestione sociale: ultimo caso la tenuta di Suvignano a Monteroni d'Arbia.

>>>Osservatorio sui beni confiscati alla criminalità organizzata in Toscana

>>>Il progetto e l'impegno della Regione per la tenuta di Suvignano

Il terrorismo e la P2
"Chi ha qualche anno di più – raccontano ancora Andrea e Leonello – non si dimentica invece della stagione del terrorismo e studia anche le stragi d'Italia degli anni Settanta". In fondo basta armarsi di pazienza. Chiusi in un due armadi ci sono tutti e 130 volumi della commissione parlamentare sull'attentato Moro. C'è chi torna periodicamente e chi si ferma per settimane o mesi: per tutti, a disposizione, un computer e una sala di consultazione con quattro posti. La P2 è un altro filone di ricerca. Anche per la loggia massonica di Licio Gelli fu istituita una commissione d'inchiesta parlamentare e nell'archivio di Firenze sono conservati tutti i documenti. Una manna, che uno studente sta ora spulciando per un dottorato di ricerca.

Al centro bussano anche da oltreoceano
I frequentatori più assidui sono ricercatori per studio e professione, ma a volte non mancano persone che, semplicemente per diletto, vogliono conoscere meglio anni e passaggi bui della Repubblica. C'è un professore americano, anzi italo-americano, che tiene negli Stati Uniti un corso sulla storia d'Italia e il terrorismo e più volte ha visitato l'archivio di Palazzo Strozzi Sacrati: un affezionato oramai.
Non mancano i giornalisti, quelli che scrivono libri o preparano documentari. Al centro si è rivolta in passato la Rai, per programmi d'inchiesta come "Blu notte" o "La storia siamo noi". Nel registro figurano anche una troupe di giornalisti spagnoli e una televisione tedesca, che ha preparato un programma sul terrorismo di destra e lo stragismo in Italia. E poi studenti (anche delle scuole superiori nell'ultimo anno e non solo dell'università), ricercatori, professori: da tutta Italia ma anche dalla Svizzera, l'Inghilterra e l'Austria. Perfino qualche magistrato ha ritenuto più comodo recarsi in piazza Duomo e cercare lì e non altrove una o più sentenze. Chi arriva spesso ha le idee chiare. Per tutti gli altri utilissimi sono i consigli degli addetti del centro. "Un lavoro stimolante" confessano. E per chi non può spostarsi funziona anche il prestito a domicilio e copie dei documenti possono essere spedite a casa o per posta elettronica.

I fondi di Sandra Bonsanti e Rosario Poma
Bastano pochi numeri per intuire la ricchezza dell'archivio del centro della legalità toscano: oltre cinquemila libri, cinquecento volumi delle commissioni parlamentari di inchiesta ed altri atti, anche quelli sul terremoto in Basilicata e Irpinia negli anni Ottanta, duecento tesi di laurea e poi ancora periodici, un centinaio di film, documentari ed audiovisivi, novemila documenti e sentenze (in buona parte digitalizzati) e l'accesso a tante altre banche dati. E' un tesoro cresciuto nel tempo, frutto in parte di donazioni. Come il fondo della giornalista Sandra Bonsanti. già direttrice del Tirreno, che ha messo a disposizione 216 libri e 102 cartelle ed agende colme di appunti sul Sid, la P2, le Brigate Rosse, la sinistra extraparlamentare, le stragi, la mafia e Gladio raccolte in presa diretta nel corso della sua lunga attività. O i 135 libri e 305 cartelle e taccuini sulla mafia e la politica italiana dal 1993 al 2005 del collega della Nazione Rosario Poma. Altri documenti sono stati messi a disposizione da magistrati come il giudice Mina, Vigna o Margara.

Non solo una biblioteca
Ma il centro non è solo una biblioteca. E' la struttura di supporto a tante iniziative messe in campo, in tutti questi anni, dalla Regione. Il centro tiene i contatti con la Onlus e le associazioni di volontariato che lavorano per creare un argine contro il fenomeno dell'usura con prestiti e garanzie da offrire a chi finanziamenti dalle banche non li può più ricevere. Il centro funziona da collegamento con le associazioni, a partire dall'Arci, che organizzano con i giovani i campi di lavoro, soprattutto in estate, nei terreni strappati alla mafia e alla criminalità organizzata: in Sicilia, in Calabria, in Puglia e non solo. La Regione Toscana è stata una delle prime a sostenerli. Il centro ha curato e cura stampe e pubblicazioni originali sui temi della legalità, sulla sicurezza ma anche su fenomeni particolari come il bullismo. Collabora con l'associazione dei familiari delle vittime dei Georgofili e lavora con le scuole: l'ultimo canale aperto riguarda le superiori, il liceo Michelangelo di Firenze l'anno scorso e il Leonardo da Vinci il prossimo. "Nel 2014 – annunciano in anteprima - torneranno anche il bando e i contributi per le scuole per le iniziative per la legalità". Si erano interrotti nel 2010, vittime della spending review, dopo che per sedici anni avevano finanziato centinaia di progetti. E il motivo di tanto impegno è presto spiegato. La legalità è infatti memoria e rispetto delle leggi, ma è anche un modo di essere e pensare, è cultura ed educazione. E per questo è necessaria una pratica quotidiana che inizia fin da scuola. Qualche mese fa la giornalista Sandra Bonsanti ha proposto ai giornalisti di riaprire i file, di confrontarsi e di mettersi al lavoro sui fronti più oscuri della storia della Repubblica. Il centro per la legalità (e la Regione) è pronto anche per questo a dare il proprio supporto.


>>>Progetto Bonsanti, Rossi applaude

>>> I diari fotografici dei campi di lavoro sui terreni delle mafie: edizione 2011  -  2009 Liberarci dalle spine - 2009 E!State Liberi - 2009 Mandorlo Fiorito - 2008 - 2007 - 2006 - 2005

>>>I campi di lavoro e studio sui terreni confiscati (sito Regione)

>>>Un blog dai campi di Liberarci dalle Spine

>>>Toscana Notizie, reportage dai campi antimafia:

 
 
 
 
 

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Le Storie della Domenica

'Le Storie della Domenica', è il nome della nuova rubrica prodotta dalla redazione di Toscana Notizie a partire dall'8 dicembre 2013.

L'obiettivo è quello di raccontare, al di là dell'attualità politica e amministrativa quotidiana, la complessità della Regione Toscana, un ente nelle cui strutture lavorano oltre 2.350 persone che scrivono leggi, gestiscono contratti e fondi europei, nazionali e regionali; dipendenti pubblici che si occupano di temi e procedure tra i più diversi, tutti con una ricaduta diretta sulle 3 milioni e settecentomila persone che vivono in Toscana: dalla sanità pubblica alla protezione civile, dal trasporto pubblico locale ai bandi per le imprese, dall'assetto del territorio alla cultura.

La rubrica dà conto di questo impegno con cadenza settimanale e in forma multimediale e, in omaggio ad una esigenza di trasparenza e di riconoscimento del lavoro svolto, cercherà di alzare il sipario su una realtà spesso poco conosciuta.

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