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Dispersione scolastica, Prato sede avanzata di sperimentazione per limitarla

14 gennaio 2016 | 16:49
Scritto da Dario Rossi
 


PRATO - La dispersione scolastica è un fenomeno che caratterizza ancora troppo il nostro Paese, con livelli del 17 per cento sia a livello nazionale che toscano rispetto al 12 per cento europeo. La zona di Prato è in situazione ancora peggiore col suo 18 per cento, ma in netto miglioramento rispetto al 22 per cento di pochi anni fa, grazie all'azione condotta sul territorio.

"Per questo la lotta alla dispersione è la priorità che la Regione si è data nei suoi progetti sull'istruzione" ha sostenuto stamani la assessore a istruzione e formazione Cristina Grieco in visita al polo scolastico pratese accompagnata dall'assessore comunale Maria Grazia Ciambellotti. Prima la visita all'Ipsia Guglielmo Marconi, poi all'istituto comprensivo statale Pietro Mascagni e alla scuola media Buricchi.

"Per raggiungere questo obiettivo che rappresenta un investimento sui giovani - ha aggiunto Grieco nel corso dell'incontro presso l'istituto professionale alberghiero e tecnico agrario Francesco Datini con dirigenti scolastici e amministratori del coordinamento contro la dispersione  - dobbiamo lavorare in modo coordinato attraverso progetti su cui far convergere in modo coerente le risorse. E pensare a strumenti territoriali capaci di fare convergere le energie di enti locali, sistema scolastico e formativo e ufficio scolastico".

Prato in questo senso rappresenta un laboratorio che ha già attivato progetti sperimentali cui si può attribuire il recupero degli ultimi anni; progetti che hanno dovuto fare i conti soprattutto con la particolarità territoriale legata ad una presenza assai forte di studenti stranieri . Per questo qui si è puntato in particolare sul versante del recupero linguistico.

La dispersione, è stata la comune conclusione, nasce già nella scuola primaria, non si può circoscrivere al biennio superiore. Già dai primi anni possono e debbono essere individuate le difficoltà di apprendimento che portano in seguito all'abbandono; da qui occorre lavorare coinvolgendo tutto l'impegno di famiglie, docenti e territorio.


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