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Donna e uomo, a ciascuno la sua salute. La medicina di genere

2 febbraio 2014 | 00:01
Scritto da Lucia Zambelli
 


FIRENZE - Le malattie dell'apparato osteomuscolare e alcune patologie psichiatriche, soprattutto la depressione, colpiscono di più le donne. Gli uomini, invece, sono più colpiti dai traumi. Tra le adolescenti crescono i comportamenti a rischio, come bere e fumare, che sono invece in calo tra i loro coetanei maschi. Diverso è il modo di reagire ai farmaci tra uomini e donne, ma finora i farmaci sono stati testati quasi esclusivamente sugli uomini. Ancora, le donne vivono più a lungo degli uomini, ma si ammalano di più e passano l'ultima parte della vita in condizioni peggiori degli uomini. Insomma, la salute non è neutra e anche in medicina va applicato il concetto di diversità, per garantire a tutti, donne  e uomini, una reale equità e il miglior trattamento possibile in funzione della specificità di genere.

La Regione Toscana, prima, e per ora unica, in Italia, ha istituito la Commissione permanente per le problematiche della medicina di genere, inserita nel Consiglio Sanitario Regionale, organo del governo clinico della Regione. E - anche questo è un primato - ha dedicato a salute e medicina di genere un capitolo del nuovo Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale, di prossima approvazione da parte della giunta. La Commissione è presieduta da Anna Maria Celesti, medico chirurgo specialista in ostetricia e ginecologia, e composta da una trentina di professionisti (donne e uomini) di diverse specialità, che a vari livelli si sono occupati di questa tematica.

 

 

"Grazie all'intuizione del Consiglio Sanitario Regionale - dice Antonio Panti, che del CSR è il vice-presidente - che oltre due anni fa ha deciso, d'intesa con l'assessore, di insediare una Commissione permanente sulle problematiche della medicina di genere, abbiamo toccato un punto ancora scoperto della medicina moderna. Grazie all'impegno e alla competenza di Anna Maria Celesti e di un gran numero di stimatissime professioniste toscane, in poco tempo la Toscana è in grado di proporre non solo un percorso culturale e formativo di notevolissmo interesse, ma di predisporre strumenti operativi perché in ogni azienda sanitaria toscana si costituiscano centri di riferimento per la medicina di genere". "Non occorrono molte parole per spiegare l'importanza di questa iniziativa toscana - prosegue Panti - Finora la medicina, nonostante i grandiosi progressi, è rimasta una medicina di genere, ma solo di quello maschile. Poco spazio trova l'attenzione alle differenze di genere all'interno dello stesso quadro patologico, mentre la ricerca sul farmaco si svolge quasi del tutto su volontari di sesso maschile. Così si perdono le peculiarità biologiche femminili e, insieme, le caratteristiche neuroendocrine che condizionano sindromi differenziate e reazioni peculiari ad alcuni farmaci".

Cos'è la medicina di genere?

L'Oms, Organizzazione mondale della sanità, ne parla fin dagli anni '80. Le Conferenze internazionali - a partire da quella di Pechino del 1995 -, le risoluzioni dell'Unione Europea e dell'Oms indicano la necessità di assumere la salute delle donne e delle bambine come elemento prioritario dello sviluppo sociale per ridurre le diseguaglianze e promuovere l'equità. L'Oms ha inserito dal 2000 la medicina di genere nell'Equity Act, in cui si dice che il principio di equità implica non solo la parità di accesso alle cure di donne e uomini, ma anche l'adeguatezza e l'appropriatezza di cura secondo il proprio genere.

Fino a poco tempo fa le malattie, la loro prevenzione e terapia sono state studiate prevalentemente su casistiche di un solo sesso, quello maschile, sottovalutando le peculiarità biologico-ormonali e anatomiche proprie delle donne. Un esempio per tutti: il diabete, una patologia che può colpire in tutte le età della vita. Mentre per un uomo la terapia è la stessa a qualisasi età, per una donna le esigenze terapeutiche sono diverse, a seconda che si tratti di un'adolescente, di una donna in età fertile oppure in menopausa.

"La medicina di genere - spiega Anna Maria Celesti - è chiamata a limitare le disuguaglianze di studio, di attenzione e di trattamento che fino ad oggi sono state a carico delle donne, ma non a costruire una medicina al femminile e una medicina al maschile, applicando piuttosto il concetto di diversità per garantire a tutti, donne e uomini, il miglior trattamento possibile in funzione della specificità di genere. La medicina di genere - chiarisce ancora Celesti - non deve essere una specialità a se stante, ma un'integrazione trasversale di specialità e competenze mediche, perché si formi una cultura e una presa in carico della persona, che tenga presente le differenze di genere, non solo sotto l'aspetto anatomo-fisiologico, ma anche delle differenze biologico-funzionali, psicologiche, sociali e culturali, oltre che ovviamente di risposta alle cure".

Per questo la medicina di genere è ormai un'esigenza del Servizio sanitario, e occorre pensare ad alcuni aspetti organizzativi e di organizzazione dei servizi, che tengano conto delle differenze di genere.

La Commissione permanente per le problematiche della medicina di genere

E' stata istituita dalla Regione Toscana nel novembre 2011, all'interno del Consiglio Sanitario Regionale, e ha sede in via Alderotti, sede dell'assessorato al diritto alla salute. Tra i suoi compiti:

  • individuare quante e quali differenze di genere sono dovute a fattori intrinseci alla biologia di genere e alla fisiopatoloiga della malattia, e quante sono invece da ascrivere alla società e al sistema sanità, evidenziando quanto costa questa differenza;
  • promuovere e individuare all'interno delle strutture sanitarie pubbliche percorsi che garantiscano la presa in carico delle persona, tenendo conto della differenza di genere, per ottenere una sempre maggiore appropriatezza e personalizzazione della terapia;
  • ricercare percorsi ottimali per sensibilizzare e formare medici di famiglia, specialisti, operatori sanitari verso il determinante genere, per garantire equità di approccio diagnostico, valutativo e terapeutico;
  • trovare gli strumenti più adatti per costruire e diffondere una politica di intervento sulla salute di genere.

La Commissione lavora per gruppi di lavoro tematici: dalla farmacologia alle patologie cardiovascolari, dalla sicurezza sul lavoro, fino alla progettazione architettonica degli ambienti in ottica di genere. "Non si tratta di creare una nuova medicina - chiarisce ancora Anna Maria Celesti - ma di approcciarsi con una nuova cultura alla salute di donne e uomini. E questa nuova cultura va diffusa non solo al momento di curare, ma a monte, al momento della formazione degli operatori".

La ricerca dell'Agenzia regionale di sanità sulla salute di genere

La Commissione permanente per le problematiche della medicina di genere ha incaricato l'Ars (Agenzia regionale di sanità) di realizzare uno studio sulla salute di genere. La ricerca, la prima di questo tipo in Italia, è stata presentata il 5 novembre 2013 nel corso di un convegno. E' una fotografia a 360 gradi della salute di donne e uomini, con focus sulle tematiche più importanti, dalle malattie cardiovascolari al diabete, dalla contraccezione agli stili di vita, dall'osteoporosi agli incidenti stradali. Uno strumento utilissimo per i professionisti, che possono così misurare e programmare gli interventi di salute pubblica in termini di genere.

"Secondo i dati emersi - informa Fabio Voller, ricercatore Ars che ha coordinato l'indagine - in Toscana nascono più maschi che femmine, ma già in età adulta le femmine sorpassano numericamente i maschi, anche se poi la loro longevità si accompagna a un profilo di salute peggiore". Quanto alle patologie, nei maschi c'è un'incidenza più elevata di infarto del miocardio acuto, una prevalenza più elevata di scompenso cardiaco, ictus cerebrale, ipertensione arteriosa. Nelle donne risulta minore la frequenza con cui vengono diagnosticati i tumori. Prevalenza maggiore del diabete nei maschi. L'osteoporosi è invece una malattia decisamente femminile: ne sono affette una donna su tre e un uomo su sette, che oltre i 50 anni presentano fratture da fragilità.

In Toscana si stimano circa 477.000 persone con incontinenza urinaria. Di queste, quasi 320.000 sono donne. Le cause accidentali costituiscono la quarta causa di morte negli uomini e la settima nelle donne. Quanto agli stili di vita, decisamente migliori quelli delle donne, che tendono ad avere un'alimentazione più sana, orientata su un maggior consumo di frutta, verdura e latte, mentre gli uomini prediligono carne e salumi. Le donne però sono più sedentarie: in Toscana il 40,7% delle donne non praticano alcuna attività fisica, rispetto al 32% degli uomini.

Un paradigma tipico della medicina di genere sono le malattie cardiovascolari e l'osteoporosi. Le malattie cardiovascolari (Mcv) rappresentano la prima causa di malattie e di morte tra le donne, eppure l'approccio terapeutico alle Mcv è tipicamente maschile e non tiene conto delle importanti differenze biologiche. Al contrario, per l'osteoporosi l'uomo viene curato con gli stessi farmaci usati per la donna.

>>> La ricerca Ars su "La salute di genere in Toscana" | Scarica la pubblicazione

Infortuni e malattie professionali, diversi per uomini e donne. Il protocollo Regione-Inail

La differenza tra uomini e donne in tema di salute e sicurezza sul lavoro non si esaurisce certo nella gravidanza e nella maternità. Ci sono rischi fisici, chimici, biologici, psicologici, che sono diversi per uomini e donne che lavorano,  anche nello stesso settore. Per le lavoratrici, per esempio, i settori più a rischio sono l'industria tessile, quella conciaria, quella alimentare, mentre per gli uomini il pericolo viene soprattutto dalle costruzioni, dai trasporti, dall'industria dei metalli. Le maalttie professionali più frequenti tra le donne: tendiniti, dermatiti ed eczemi, affezioni dei muscoli. Tra gli uomini, invece, iopacusia, dermatiti, malattie dei tendini. E mentre dal 2005 assistiamo a una diminuzione sostanziale delle malattie professionali e degli infortuni per gli uomini, per quanto riguarda gli infortuni delle lavoratrici, la riduzione è iniziata solo nel 2008, e sta procedendo a un ritmo più contenuto. Dai dati Inail degli ultimi anni, sul totale degli infortuni, la ripartizione tra uomini e donne risulta essere sempre, all'incirca, 70% agli uomini e 30% alle donne.

Nel 2010 Regione Toscana e Inail hanno siglato un protocollo che prevede una serie di attività da svolgere congiuntamente, anche con il coinvolgimento dell'Università: la stesura di linee guida per la prevenzione, la valutazione e la rimozione dei rischi in ottica di genere; l'elaborazione di moduli formativi per i responsabili della sicurezza, che tengano conto dei rischi di genere; l'elaborazione di moduli formativi per i responsabili della sicurezza, che tengano conto dei rischi di genere; indagini conoscitive, osservatori di realtà locali, e anche un portale dedicato.

Un'iniziativa, questa del protocollo Regione Toscana-Inail, che ha una forte valenza culturale e che impone un approccio al tema della sicurezza sul lavoro a partire dal riconoscimento delle peculiarità legate al genere. Se si considera che abbiamo di frotne uomini e donne, e non genericamnete "lavoratori", mutano anche le modalità nel rimuovere o attenuare i fattori di rischio. Nel protocollo si fa riferimento a una migliore progettazione dei luoghi e delle postazioni di lavoro, a una diversa organizzazione del lavoro, a un adattamento delle attrezzature; all'ergonomia dei posti di lavoro; alla necessità di individuare i rischi emergenti, legati alle innovazioni tecniche e alle evoluzioni sociali che comportano un incremento di stress e depressione.

>>> Scarica il pdf del "Sole 24 Ore Sanità Toscana" sulla medicina di genere

I dati Istat sulla salute di donne e uomini

L'8,3% delle donne italiane denuncia un cattivo stato di salute, rispetto al 5,3% degli uomini.
Le donne hanno una probabilità 2 o 3 volte maggiore rispetto agli uomini di essere colpite da depressione o disabilità.
Una maggiore possiiblità di sviluppare un tumore ai polmoni.
Una doppia probabilità di contrarre una malattia sessualmente trasmessa.
Si ammalano di anoressia il 95% in più rispetto agli uomini.
Sempre secondo i dati Istat, queste le patologie che colpiscono di più le donne rispetto agli uomini:

  • osteoporosi (+736% rispetto agli uomini)
  • malattia della tiroide (+500%)
  • depressione a ansia (+138%)
  • cefalea ed emicrania (+123%)
  • morbo di Alzheimer (+100%)
  • cataratta (+80%)
  • artrosi e artrite (+49%)
  • calcolosi (+31%)
  • ipertensione arteriosa (+30%)
  • diabete (+9%)
  • allergie (+8%)
  • alcune malattie cardiache (+5%).

>>> Il convegno su La salute di genere in Toscana (5 novembre 2013)


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Le Storie della Domenica

'Le Storie della Domenica', è il nome della nuova rubrica prodotta dalla redazione di Toscana Notizie a partire dall'8 dicembre 2013.

L'obiettivo è quello di raccontare, al di là dell'attualità politica e amministrativa quotidiana, la complessità della Regione Toscana, un ente nelle cui strutture lavorano oltre 2.350 persone che scrivono leggi, gestiscono contratti e fondi europei, nazionali e regionali; dipendenti pubblici che si occupano di temi e procedure tra i più diversi, tutti con una ricaduta diretta sulle 3 milioni e settecentomila persone che vivono in Toscana: dalla sanità pubblica alla protezione civile, dal trasporto pubblico locale ai bandi per le imprese, dall'assetto del territorio alla cultura.

La rubrica dà conto di questo impegno con cadenza settimanale e in forma multimediale e, in omaggio ad una esigenza di trasparenza e di riconoscimento del lavoro svolto, cercherà di alzare il sipario su una realtà spesso poco conosciuta.

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