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Duecento terremoti in un anno, ecco la squadra che mette in sicurezza la Toscana

9 marzo 2014 | 00:00
Scritto da Massimo Orlandi
 


C'è inquietudine nel nostro sottosuolo. Sono movimenti che avvengono a decine di km di profondità, la cui eco però ci riguarda. Nel 2013 la Toscana è stata interessata da quasi 200 terremoti, quasi tutti concentrati sulla fascia appenninica, con intensità non sempre modeste: ad esempio, nel giugno del 2013 la Lunigiana è stata interessata da un evento sismico di Magnitudo Richter 5.2 (corrispondente al VI-VII grado della scala Mercalli). E anche quest'anno il nostro sottosuolo non trova pace: scosse non sempre avvertibili, certo, ma siamo già a quota 15.

Per conoscere e prevenire questo rischio silenzioso che viene dal sottosuolo la Regione Toscana si è dotata di una task force di tecnici, geologi, ingegneri, architetti, geometri che, in oltre trent'anni, hanno maturato un'esperienza e una professionalità che è all'avanguardia del nostro Paese. La presenza di questo qualificato team naturalmente non ci esenta da una calamità naturale cui purtroppo siamo esposti, ma ci mette nelle condizioni di poterla conoscere e di poterci preparare, di sapere quali sono aree e edifici più vulnerabili e di metterli, possibilmente, al sicuro. Perchè queste, in sintesi, sono le mansioni del Servizio di prevenzione sismica il cui quartier generale è in pieno centro, a Firenze (via San Gallo 34/a) ma la cui mole di lavoro è ben visibile anche su internet.

>>> Il Servizio di prevenzione sismica

La conoscenza del territorio

 

 
Il nostro incontro con i tecnici del servizio comincia davanti a una cartina a tre colori, la Mappa di classificazione sismica, che illustra lo stato attuale del rischio sismico regionale. Solo il grigio è rassicurante, ma riguarda una porzione limitata: Maremma, bassa costa livornese, isole dell'Arcipelago (zona 4). Gran parte della Toscana è nella zona 3: "Per intendersi è una zona analoga a quella dell'Emilia recentemente colpita" suggerisce Vittorio D'Intinosante, geologo, giusto per farci capire che il colore verde che contraddistingue quest'area non è rassicurante, ma individua aree a pericolosità medio-bassa. Il rischio sale e si tinge d'arancio in corrispondenza dell'arco Appenninico e dell'Amiata, aree inserite nella zona 2. Non c'è in Toscana, invece, la zona 1 quella riservata ai punti ancora più esposti (vi sono aree dell'Irpinia, dell'Umbria e del Friuli), ma complessivamente, dobbiamo dirlo, la nostra è una delle regioni con maggiori potenzialità sismiche.

 

La cartina è preziosa per capire sia dove è necessario concentrare gli interventi che l'azione di monitoraggio. L'antisismica di Firenze è infatti la cabina di regia di una capillare rete di strumentazioni, gestite da importanti Enti di Ricerca ed Università, che controllano 24 ore al giorno i movimenti del sottosuolo: sono ben 80 le stazioni sismometriche a cui si aggiungono 6 stazioni geodetiche (sono quelle che verificano i movimenti della crosta terrestre), e 6 sensori geochimici, che monitorano la composizione delle acque: i fenomeni tellurici possono essere preceduti da cambiamenti nella composizione chimica (come ad esempio un aumento di radon e/o della temperatura).

>>> Il glossario della prevenzione sismica

Un'altra azione preziosa dell'antisismica fiorentina è quella della microzonazione, cioè di uno studio dettagliato sulla pericolosità sismica locale, condizionata dalle specifiche caratteristiche geologiche del sito. Perchè l'effetto dei terremoti dipende non solo dalla loro intensità, ma dal livello di amplificazione che trovano nei terreni: "L'esempio più eclatante - ci ricorda Massimo Baglione, geologo - ci viene dall'Abruzzo. Onna costruita su un terreno alluvionale, fu rasa al suolo, Monticchio a meno di un km di distanza non ebbe alcun danno: il paese poggiava su una solido strato roccioso".

Dal 2011 questa analisi dei terreni in funzione del rischio sismico deve essere acquisita dai comuni che intendono modificare i propri strumenti urbanistici: la presenza di zone dove i terreni si prestano a moltiplicare l'effetto di un terremoto va doverosamente considerata in fase di pianificazione e di edificazione.

La messa in sicurezza degli edifici

Un'altra variabile decisiva nel determinare l'impatto di un terremoto è costituita dalle caratteristiche degli edifici. Ci sono misure ben precise con cui realizzarli a fini antisismici, ma ci sono anche interventi che possono essere realizzati su edifici esistenti, per preservarli quantomeno dal rischio di un crollo. "Semplificando al massimo la questione – evidenzia Andrea Melozzi, geometra - è essenziale che le pareti siano ben collegate tra di sé e con i solai ed il tetto. Laddove questi collegamenti non ci siano li possiamo prevedere per minimizzare l'impatto di una scossa".

Questo fronte apre un ventaglio vastissimo di attività del servizio antisismico: si tratta di stabilire regolamenti di costruzione e di progettare interventi mirati, di effettuare sopralluoghi e indagini come di gestire finanziamenti per la messa in sicurezza di edifici esistenti. "Negli anni - ci spiega Nicola Signorini - abbiamo schedato circa 1.500 edifici pubblici tra scuole, ospedali, sedi comunali, e oltre un terzo di questi sono stati messi in sicurezza".

L'informazione ai cittadini

Su un tavolo della sala riunione del servizio di prevenzione sismica scorgo una pubblicazione con Topolino e Paperino intenti a studiarsi delle carte per costruire la loro abitazione. Anche loro, in qualche modo, fanno parte della famiglia antisismica toscana. E lo fanno per un altro aspetto fondamentale del servizio: l'informazione rivolta ai cittadini, a partire dai più piccoli.

>>> Bandi e finanziamenti

Nel quaderno in questione i personaggi Disney spiegano ciò che va fatto in caso di terremoto (mettersi sotto il banco o l'architrave, evitare di scappare per le scale o, peggio, in ascensore), ma anche ciò che si dovrebbe fare per capire se la propria abitazione è a rischio. "Questa e molte altre pubblicazioni servono a informare in maniera chiara e diretta i cittadini" spiega Maurizo Bacci, referente di questi programmi, il quale ricorda anche come il servizio sia disponibile a una presenza diretta anche nelle scuole, per tenere incontri informativi sul delicato tema.

Lavoro, professionalità, impegno per un servizio d'avanguardia. Questo è il servizio antisismico della Regione. Inutile anticipare quale sia l'aspetto più critico: la carenza di fondi nazionali o comunitari. In un grafico emerge come negli ultimi 30 anni siano stati distribuiti a livello nazionale per la prevenzione antisismica 170 milioni di euro, a fronte dei 170 miliardi spesi per ricostruire ciò che i terremoti hanno distrutto. Uno a cento. Troppo poco il peso della prevenzione che invece potrebbe far diminuire notevolmente il costo dei danni e, ancora di più, evitare la perdita di tante vite umane.

I funzionari del servizio mi consegnano in ricordo un "Toscana notizie" del 1987: si parla delle azioni di prevenzione promosse in Toscana grazie a un intervento da 40 miliardi di lire sostenuto dall'allora capo della protezione civile Zamberletti. Nei decenni successivi i finanziamenti dei governi nazionali raramente hanno accompagnato le dichiarazioni di intenti sulla prevenzione. Ma la Toscana ha saputo utilizzare al massimo ciò che è arrivato: perché ogni edificio messo in sicurezza, ogni conoscenza in più sul nostro territorio ci rende meno vulnerabili.

Non possiamo, non potremo mai sentirci al sicuro rispetto agli umori e ai movimenti del sottosuolo. Proteggersi, però, questo sì, lo si può fare. E questo ci insegna il lavoro quotidiano del nostro servizio antisismico.  


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