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Foreste casentinesi: un parco senza confini e le sue storie

15 giugno 2014 | 00:00
Scritto da Tiziano Carradori
 


E' uno dei 23 parchi nazionali italiani. E' giovane, dal momento che è stato istituito nel 1993, ma è ricco di storia e ha grandi ambizioni. Stiamo parlando del Parco nazionale delle foreste casentinesi, uno scrigno di bellezze, natura, cultura e biodiversità, sospeso tra Toscana e Romagna delle quali non conosce i limiti territoriali, che anzi supera tranquillamente per proporsi come un'unica ricchezza. Unica ed indivisibile. Senza confini, appunto.
 
Un po' di cifre
 

Sono 36.000 gli ettari di parco equamente ripartiti tra Romagna e Toscana, nelle province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze. Le riserve naturali statali si estendono per 5.400 ettari. La cima più alta è il monte Falco a 1.657 metri sul mare. La più nota è il Falterona (che di metri ne raggiunge 1.654) da cui nasce l'Arno. I santuari sono due: quello della Verna e l'eremo di Camaldoli. Gli abitanti all'interno dei suoi confini sono soltanto 1.800, meno dei cervidi, che raggiungono i 2.000 esemplari. I laghi più grandi sono due: quello di Ridracoli e quello di Ponte, ma il più originale resta quello degli Idoli. Sono almeno 1.000 le specie erbacee censite e 97 quelle degli uccelli che nidificano in questi boschi, dal rampichino alpestre all'occhiocotto, al ciuffolotto, alla sterpazzolina a vari tipi di picchi. Le specie di rettili che vivono qui sono 12, dalla vipera al colubro di Esculapio, mentre quelle di anfibi sono una di più, guidate dalla rara salamandrina dagli occhiali fino al piccolo geotritone italiano. Per finire con i numeri, sono 80 i metri del salto della cascata dell'Acquacheta, 118 i sentieri che l'attraversano per una lunghezza totale che sfiora i 700 chilometri.

 
Tanta storia
 
Quella geologica si perde nella notte dei tempi, lontana 45 milioni di anni. Quella umana risale all'età del rame, per dipanarsi poi attraverso gli Umbri prima e gli Etruschi poi, quindi i Romani e su su fino ad epoche più recenti. A La Verna San Francesco ricevette le stimmate. Correva l'anno 1224. Ma qui tutto o quasi vanta una storia più o meno lunga, dalle foreste stesse, alla Romea, la via che conduceva a Roma, alle molte tracce che hanno lasciato i monaci, il Rinascimento, i Medici, gli Asburgo Lorena come il Granduca Leopoldo e altri, fino ai giorni nostri.
 
Il presidente e la sua piccola perla
 
Luca Santini sta per compiere un anno da presidente alla guida del parco: è stato nominato nel giugno dell'anno scorso e ha di fronte a sé quattro anni di presidenza. Fino al maggio scorso sindaco di Stia, di professione fa l'assicuratore, ma confessa di dedicare più tempo al parco che alla sua agenzia. Quali sono i programmi per lo sviluppo di quella che lui stesso definisce "una piccola perla"? Prima di tutto la candidatura della riserva naturale integrale di Sasso Fratino a patrimonio dell'umanità. La domanda è stata presentata all'Unesco da un mese e ci sono molte speranze che questa porzione di 1.000 ettari, dagli anni Cinquanta del '900 conservata integralmente, cioè senza alcun intervento da parte dell'uomo, possa farcela a guadagnarsi un riconoscimento che farebbe compiere all'intero parco un notevole passo avanti in fatto di notorietà.
 
"Per essere un parco giovane che ha da poco compiuto vent'anni – precisa Santini - siamo abbastanza conosciuti e ci siamo classificati al quarto posto come visite e appetibilità turistica, dietro a tre colossi come il Parco nazionale d'Abruzzo, lo Stelvio e il Gran Paradiso. Diciamo che tra i giovani siamo al primo posto. Da noi vengono in tanti. Basti pensare che soltanto i monasteri de La Verna e di Camaldoli attirano ogni anno un milione e ottocentomila visitatori. E' per questo che puntiamo sulla promozione in primo luogo di tipo turistico, un po' trascurata negli anni passati".
 
Santini gestisce 14 dipendenti e un bilancio di 3 milioni di euro l'anno che giudica un budget sufficiente per gli interventi necessari a mantenere il parco e anche a compiere qualche importante investimento. "Dobbiamo questo straordinario patrimonio – aggiunge – alle popolazioni residenti che devono sentirlo sempre più loro dopo che per troppo tempo è stato vissuto come un impedimento allo sviluppo. Eppure, visto che siamo uno dei pochi parchi nazionali italiani, dobbiamo considerarlo come un valore aggiunto per questi territori. Penso ad esempio alla possibilità di concorrere a bandi comunitari e di ottenere importanti finanziamenti europei. Un altro dei nostri impegni deve essere quello di mantenere e agevolare i produttori agricoli e gli allevatori, per aiutarli a mantenere le produzioni agroalimentari di nicchia di cui disponiamo". Ricerca, conservazione e promozione sono le tre colonne portanti dell'impegno per il futuro del parco.
 
Nevio e il crinale che unisce
 
E tra le offerte che il Parco ha promosso proprio di recente, figura "Da rifugio a rifugio", il pacchetto di tre giorni che per un massimo di 50 euro per cena pernottamento e colazione dà la possibilità di camminare su uno o più degli otto percorsi ad anello di varia misura e difficoltà, dormendo nelle strutture che si incontrano lungo il cammino e di godere in pieno del silenzio e della bellezza di panorami mozzafiato.
Ce lo spiega il romagnolo Nevio Agostini, che del parco è il responsabile della promozione. "Puntiamo a rendere il nostro territorio affidabile per visitatori e turisti. Trovarlo ben conservato nella maggior parte dei casi rappresenta una scoperta e per noi è la promozione migliore. Vogliamo raccontare il nostro territorio non per singoli pezzi, ma unitariamente, mettendo insieme due realtà non divise, ma unite dal crinale che ci attraversa".
 
Quali sono i punti di forza del parco? "Al primo posto metterei la sua integrità ambientale – risponde Agostini – il fatto che si può camminare per giorni senza essere disturbati dall'antropizzazione, poi il fatto che questo è un parco di proprietà pubblica e ci si sente quindi come a casa propria, e anche che qui si respira un legame straordinario tra storia e spiritualità, con i monaci camaldolesi che hanno festeggiato da poco i cento anni di presenza, e ancora l'alto livello dell'ospitalità toscana e romagnola e infine il fatto che siamo a poca distanza dai grandi centri abitati, Firenze in testa, ma anche da quelli della costa romagnola".
 
Giovanni e il gatto selvatico
 
Tra le presenze forti all'interno del parco, quella del Corpo forestale dello Stato è certamente la più rilevante, come ci ha spiegato il vicequestore aggiunto Giovanni Quilghini, per il CFS responsabile dell'ufficio territoriale per la biodiversità di Pratovecchio. "Tutto ciò che gestiamo – precisa – ha profonde radici storiche su questo territorio. Ci occupiamo della sorveglianza generale all'interno del parco ed in particolare degli oltre 5.000 ettari delle riserve naturali statali, ovvero della porzione più in quota dell'intero territorio. Dedichiamo grande importanza alla ricerca, in collaborazione con le università, così come alla gestione delle strade e di tutti soprassuoli, alla repressione del bracconaggio e a tutte le funzioni di polizia. La difficoltà maggiore che incontriamo consiste proprio nel dover presidiare più fronti."
 
Ma Giovanni ci regala anche due piccole storie. La prima è quella del centesimo anniversario dell'acquisto della foresta da parte dello Stato, che comperò 5.800 ettari boscati per 2 milioni e 250.000 lire da un imprenditore elbano, Ubaldo Tonietti, che la utilizzava per ricavarci la legna. "Il 2 marzo di quest'anno – conclude Quilghini – io c'ero a festeggiare quell'anniversario". La seconda risale alla primavera del 2008 quando, dopo anni di racconti e di avvistamenti non dimostrabili, grazie ad una fototrappola, si riuscì a certificare la presenza a Sasso Fratino di un felino molto elusivo: il gatto selvatico, finalmente sorpreso ed immortalato con un ghiro in bocca.
 
Il Lago degli idoli e baby Marcello
 
E tra le tante storie che queste valli e questi boschi racchiudono, c'è quella che racconta Marcello Lisi, il reggente della sottosezione di Stia del Cai, il Club alpino italiano, che da oltre 13 anni si occupa di mantenere segnati ed in ordine 180 chilometri di sentieri e che gestisce due rifugi, entrambi a quota 1.300, del Passo della Calla e di Fangacci di Camaldoli, collocati sulla grande escursione appenninica, ovvero sul crinale che attraversa l'intero arco dell'appennino centrale. E' Marcello che dà conferma ai gruppi o ai singoli che prenotano collegandosi al sito www.cai-ss-stia.com e per 10 euro a persona a notte (15 per non soci Cai) offre ospitalità e se richiesto fa trovare anche il cibo da cucinare.
 
La storia che l'ha colpito è quella dell'esito del colloquio che ebbe con una coppia di turisti umbri, ai quali raccontò la storia del lago degli idoli, così chiamato per i numerosissimi ex voto che gli Etruschi ci avevano gettato come ringraziamento per le guarigioni ottenute, si dice grazie alle foglie di faggio che macerando nelle sue acque sviluppavano una specie di antibiotico naturale. Tra i benefici ottenuti c'era anche quello di rendere feconde le donne sterili che vi si immergevano. Ascoltata la storia, la signora umbra decise di bagnarsi nelle sue acque e dopo meno di un anno Lisi ricevette una telefonata in cui lo informava che finalmente aveva dato alla luce un bel bambino e che in suo onore lo aveva chiamato Marcello. "Merito delle acque del lago – ci tiene a precisare il Lisi – e di suo marito. Non certo mio".
 
Tanti motivi per visitarlo
 
Oltre alle mille storie che il parco contiene e che danno piacere ad ascoltarle, come dà piacere il suono della cascata dell'Acquacheta celebrata da Dante nell'Inferno, sono tanti i motivi che consigliano di vistarlo. Dal privilegio di camminare in una delle più antiche foreste d'Europa, a quello di vedere dove nasce l'Arno, di poter attraversare questi territori anche in mountain bike, a cavallo o sugli sci. Gli amanti di piante e fiori possono andare a "scuola di flora" presso il giardino botanico di Valbonella a Corniolo (Santa Sofia) o presso l'arboreto "Siemoni" a Badia Prataglia.
 
Da non trascurare le ghiotte opportunità che offrono le gastronomie locali, quella toscana e quella romagnola, con i loro salumi, dalla gota al sanbudello casentinese, alla salsiccia matta romagnola. E poi i pecorini, tutti rigorosamente a latte crudo, il raviggiolo sempre freschissimo, e le mucche chianine e quelle romagnole, dalle carni gustose e genuine. Insomma le cose da sottolineare sarebbero tante, ma non abbiamo una vocazione enciclopedica, tanto che vi consigliamo infine, per tutto il resto, di collegarvi a www.parcoforestecasentinesi.itNe vedrete e scoprirete ancora delle belle.

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'Le Storie della Domenica', è il nome della nuova rubrica prodotta dalla redazione di Toscana Notizie a partire dall'8 dicembre 2013.

L'obiettivo è quello di raccontare, al di là dell'attualità politica e amministrativa quotidiana, la complessità della Regione Toscana, un ente nelle cui strutture lavorano oltre 2.350 persone che scrivono leggi, gestiscono contratti e fondi europei, nazionali e regionali; dipendenti pubblici che si occupano di temi e procedure tra i più diversi, tutti con una ricaduta diretta sulle 3 milioni e settecentomila persone che vivono in Toscana: dalla sanità pubblica alla protezione civile, dal trasporto pubblico locale ai bandi per le imprese, dall'assetto del territorio alla cultura.

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