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Il libro e la targa

16 gennaio 2015 | 19:13
Scritto da Walter Fortini
 


La prima parola di un viaggio ad Auschwitz dovrebbe essere un nome: un nome tra i tanti che sono partiti e non sono mai tornati, anche dalla Toscana.  Un nome (o tanti nomi) da custodire nel cuore, che ci racconta che quelle tragedie non sono poi così lontane. E un nome viene consegnato alla vigilia a ciascun ragazzo prima di salire sul treno, da conservare per tutto il viaggio e poi sussurrare nel vento una volta giunti al campo di Birkenau.

Sono i nomi degli ebrei toscani deportati tra il 1943 e il 1945 e raccolti nel "Libro della memoria" stampato nel 2003 dalla Regione: 111 pagine fitte di brevi cenni biografici, in rigoroso ordine alfabetico, con notizie sull'arresto, la morte e la liberazione. Il primo è il livornese Abenaim Elia Giuseppe, l'ultima  Ziegler Susanna, arrestata a Firenze.

Sono i nomi (e le biografie) che si possono leggere anche on line, pubblicate sulle pagine del Museo della deportazione di Figline a Prato, www.museodelladeportazione.it

Sono i nomi di un targa, affissa nel 2012: una targa nel centro di Firenze che affolla con le  sue 1821 vite - 857 ebrei e 964 deportati politici - una parete della Galleria delle Carrozze al piano terra di Palazzo Medici Riccardi, nella centralissima via Cavour. Storie di uomini, donne e bambini toscani che furono deportati dai nazisti nei campi di concentramento e sterminio. Arrestati perché semplicemente ebrei, partigiani, resistenti, scioperanti ma anche rastrellati in modo indiscriminato. Arrestati dai nazisti e dai collaborazionisti fascisti nel periodo della Repubblica Sociale Italiana e dell'occupazione tedesca.

 


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