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Il regionalismo asimmetrico frammenta il Paese.

7 febbraio 2018 | 17:46
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE – Dopo la riforma e la cancellazione a metà, le Province sono rimaste in mezzo al guado: con  4 miliardi l'anno di euro tagliati, ben più dei costi della politica, e manutenzione di strade e scuole senza più risorse adeguate. Il  presidente della Toscana lo ha ricordato stamani partecipando ad un convegno della Cgil, a Firenze, dal titolo "Dis-ordinamento istituzionale".  Era presente anche Susanna Camusso. Si è parlato della Province appunto, del vuoto di rappresentanza che si è creato e di un nuovo luogo di sintesi e d'incontro urgentemente da trovare. La Regione, ha detto il presidente, è disponibile a lavorarci insieme, a partire dai Comuni, per trovare la giusta dimensione, anche se una proposta da cui avviare la discussione già ce l'ha: i distretti delle ex associazioni intercomunali da un lato, ventisei o ventisette in tutta la Toscana, e le aree vaste dall'altra.

Ma stamani si è parlato anche di regionalismo e federalismo, perché è necessaria una riforma organica: non si può far continuamente oscillare il pendolo, tra voglia di accentrare e spinte centrifughe.  Serve la giusta misura. Ed anche su questo il presidente della Toscana non ha dubbi. L'unico regionalismo adeguato è quello che non alimenta egoismi e chiusure e che non peggiora gli squilibri tra i territori: un federalismo solidale e cooperativo, perché se si cresce, sottolinea, lo si fa solo tutti insieme e questo vale per le regioni con maggiori difficoltà come per quelle virtuose.

Lombardia e Veneto hanno scelto di percorrere la via dell'autonomia speciale. L'Emilia Romagna ha avanzato richieste simili. Nei mesi scorsi anche il Consiglio regionale della Toscana ha approvato, a maggioranza, una risoluzione per l'avvio delle procedure per chiedere l'autonomia speciale in alcuni settori La possibilità è prevista dall'attuale Costituzione. Il sindacato tema che ciò possa minare  l'unitarietà dei diritti e l'accesso ai servizi essenziali. Anche il presidente della giunta non è convinto che la strada del regionalismo asimmetrico e delle competenze a geometria variabile sia la strada migliore, soprattutto se non si garantiscono le risorse. Bisognerebbe invece trovare forme e strumenti con cui Regioni e Comuni possano condizionare maggiormente le leggi di stabilità. Certo, aggiunge, sarebbe necessario che il Parlamento si abitui ad un legislazione sui soli principi e le Regioni alla loro declinazione sui territori. Cosa che oggi non sempre accade e che da adito così a contenziosi.

A proposito delle Province, il presidente della Regione ha ricordato anche come la proposta toscana all'inizio fosse ben diversa dalla legge Delrio: una razionalizzazione da dieci a quattro e l'impegno di tutta la pubblica amministrazione a fare altrettanto, a partire dagli uffici statali periferici. Approvata però la legge, la Regione si è assunta l'onere delle riorganizzazione, ha acquisito funzioni e buona parte del personale e omogeneizzato regolamenti e procedure. E certo, ha concluso, non ha peccato di egoismo, nonostante i tagli subiti nei bilanci. Tolta la sanità e le partite di giro, la Toscana nel 2010 poteva infatti contare su 2 miliardi e 250 milioni di euro per le politiche attive, crollati nel 2017 ad un miliardo e 350 milioni.  Lo stesso approccio avuto due anni fa, quando la Toscana ha proposto una macro-regione dell'Italia centrale per meglio competere in Europa. 
La prossima partita sarà ora quella dei centri per l'impiego, al cui riguardo il presidente si dice favorevole ad una loro internalizzazione.

Par condicio
Dal 29 dicembre 2017 siamo entrati in regime di par condicio, per le elezioni politiche che si svolgeranno il 4 marzo 2018. La legge (28/2000) prevede al riguardo che l'informazione e comunicazione della pubblica amministrazione venga svolta in forma impersonale. 


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