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Il Treno della memoria sulla via del ritorno, dopo 'un viaggio di vita'

30 gennaio 2013 | 18:00
Scritto da Walter Fortini, Dario Rossi
 


CRACOVIA (Polonia) – "La memoria non è solo ricordo, ma condivisione - dice una ragazza-. Non avevo bisogno di venire ad Auschwitz per sapere. Ne avevo bisogno perché ho pianto. E così in piccola parte ho condiviso il dolore dei deportati nel lager".

I pullman si svuotano uno dietro l'altro - l'ultima visita stamani è stata al ghetto ebraico - e il piazzale di fronte alla stazione di Plasow, quartiere periferico di Cracovia, si riempie sul tappeto di neve ormai ridotta in poltiglia di voci, saluti, qualche lacrima. E' già buio. Ugo Caffaz, inesauribile motore di questa ottava edizione del Treno della memoria insieme ai funzionari della Regione che lavorano con lui, microfono alla mano chiama studenti e insegnanti a condividere un pensiero, una speranza prima della partenza. E sono tantissimi dopo questi giorni di visita in Polonia a voler parlare.

"Siamo stati fortunati: esperienza magnifica". "Ce la caviamo dicendo che Hitler era pazzo. Tanti lo erano e per questo dobbiamo vigilare". "Impegniamoci perché un passato del genere, schifoso, non si ripeta". Un'insegnante non riesce a trattenere le lacrime per l'esperienza vissuta con i suoi ragazzi. "In due giorni un viaggio di vita" si era lasciato sfuggire un ragazzo al termine dell'incontro con i testimoni, mentre assieme a tanti altri salgono sul palco e circondano le sorelle Bucci e Marcello Martini, ringraziandoli per la loro fatica e facendosi fotografare accanto a loro, chiedendo un pensiero, cercando risposte.

Tra i 557 ragazzi del treno toscano ci sono anche una cinquantina di universitari. Una di loro invita chi non è toscano (e sono tanti) a raccontare nei propri paesi questa esperienza, sperando magari che altre Regioni e sempre più Regioni organizzino viaggi come questi. "Il treno della memoria non deve finire".

"Da Auschwitz si esce con una grande sensazione di vuoto" aggiunge un altro studente. E quasi come una risposta, Caffaz chiude il saluto invitando ad un abbraccio di fratellanza. Poi tutti al treno: sono quasi le sei del pomeriggio, domani alle quattordici l'arrivo a Firenze.


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