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Il treno riparte per Firenze, non ancora sazio

26 gennaio 2017 | 19:26
Scritto da Walter Fortini
 


CRACOVIA - Dopo quattro giorni intensi, di racconti sulla morte e la vita,  di salvati e sommersi, di ricordi sempre generosi, le emozioni accumulate non potevano che sciogliersi i – anzi, cementarsi - in un abbraccio. E' Caffaz, animatore da sempre del treno della memoria toscano, che invita a farlo e così più di settecento persone si stringono, in un freddo piazzale di una stazione ferroviaria.

Accade a Plaszow, sobborgo alla periferia di Cracovia e luogo anche questo carico di memoria. Qui infatti sorgeva durante la guerra un campo di lavoro forzato, che si chiamava allo stesso modo e forniva manodopera ad una cava di pietra e a diverse fabbriche, anche a quella di Schindler che tutti conoscono per il film di Spielberg e che oggi è stata trasformata in un museo sulla Shoah.

E' il momento dei saluti, i primi. Ringraziano i ragazzi. Ringraziano le sorelle Andra e Tatiana Bucci, le sorelline scampate a Birkenau, sul treno anche al ritorno. "Ci avete detto che vi abbiamo emozionato. Non sapete come voi ci avete emozionato" dice Tatiana, la più grande. "Grazie per il grande calore e il silenzio con cui ci avete ascoltato – prosegue Andra – E' un viaggio faticoso. Non so per quanto tempo ancora riuscirò a farlo. Ma lo affrontiamo volentieri". Ringraziano anche gli insegnanti, entusiasti dei loro ragazzi "così belli, attenti e pieni di speranza": ringraziano per un'esperienza non semplice da realizzare, "costosa pure e che per qualcuno è inutile e che invece dà tanto". Ringraziano gli universitari i ragazzi delle superiori.  "Ad Auschwitz sembrava che il sole non bruciasse gli occhi – dice al microfono una studentessa dell'ateneo di Siena – ma a scaldarci ci ha pensato il calore dei testimoni". Ringraziano tutte le associazioni e le comunità presenti sul treno, quelle di cui il dramma della deportazione è stata riconosciuto da subito e quelle rimaste a lungo invisibili per i campi e nella storia.

Ugo Caffaz chiede ai ragazzi di chiudere gli occhi. "Immaginate che sia il 26 gennaio 1945, immaginate di essere nei campi visitati in questi giorni: soli e abbandonati anche dai vostri aguzzini, impauriti, con davanti il buio. Ma tra poche ore sarebbe arrivato il miracolo: la liberazione di Auschwitz e il fallimento del disegno diabolico dello sterminio". La vittoria dopo l'incubo.  La vittoria della memoria.

E' ora di partire. Alle cinque il treno si mette di nuovo in movimento in direzione di Firenze. Ma il lavoro a bordo prosegue, con tre laboratori di approfondimento sulla storia e le deportazioni prima di cena e gli ultimi due domani, nel vagone ristorante trasformato in una sala conferenza. Sono gli stessi laboratori dell'andata, ma vi parteciperanno ragazzi diversi. Poi attorno alle quattro del pomeriggio l'ingresso a Santa Maria Novella e l'impegno più difficile: raccontarlo l'indomani agli amici, alla nipote, al fratello o alla sorella,  a chiunque ti sta attorno. Perché il treno (e la memoria) non si fermano. Mai.
 


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Tag: diretta