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Il viaggio è finito, anzi no: la memoria è un impegno che prosegue

24 gennaio 2019 | 18:42
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE - L'abbraccio nella piazza Santo Stefano nel centro di Cracovia prima di partire, Ugo Caffaz, anima ed ideatore del treno della memoria toscano, che si commuove al ricordo dei bambini deportati ed uccisi nonostante gli undici viaggi della memoria  sulle spalle dal 2002 ed un altro con Primo Levi nel 1982. Ci dovrebbe essere abituato, eppure ogni volta il dolore è troppo grande.

Poi i ragazzi che appena sopra il treno riprendono a fare la spola verso la carrozza delle sorelle Bucci per l'ultima domanda, avanti e indietro, anche solo per un abbraccio, per una parola, una carezza, l'autografo sul libro o una foto: la sera e poi di nuovo la mattina, quando il convoglio lungo più di mezzo chilometro e sedici vagoni si risveglia in mezzo alla neve austriaca.

Le emozioni sul treno della memoria dei cinquecento e passa studenti toscani proseguono anche nel viaggio di ritorno. Riprendono pure i seminari: la sera appena partiti con le comunità ebraiche, l'indomani sui neofascismi contemporanei, la persecuzione degli omosessuali, gli internati militari, i rom e sinti e gli oppositori politici perseguitati. 

C'è tempo per riavvolgere il nastro di ricordi e per parlare. C'è tempo, nonostante la stanchezza, per approfondire, per raccogliere appunti da raccontare poi a chi è rimasto a scuola, per riannodare a volte spezzoni di storie familiari, del bisnonno di una ragazza ad esempio, militare,  che disse no alla Repubblica di Salò e per questo fu deportato, di ebrei esclusi, di rom che vivono ancora i pregiudizi sulla loro pelle. Ai tavoli all'ingresso di una carrozza alcuni ragazzi e ragazze si interrogano su come si dice cosa in ebreo, in sinto o o nella lingua dei rom.

C'è tempo ringraziare i professori, senza il cui lavoro incredibile il viaggio sarebbe diverso, o per ripensare alle storie di quei particolari ‘compagni di viaggio', presenti solo in spirito,  che sono i deportati rappresentati dai nomi affidati a ciascun ragazzo e ragazza prima della partenza.

Poi il treno, con qualche ritardo dovuto ad un locomotore da sostituire, arriva poco dopo le sei e e mezzo di sera a Firenze, dopo ventiquattro ora di marcia e soste. Il viaggio è finito, anche se qualcuno ha ancora un po' di chilometri prima di arrivare a casa. Ma l'impegno prosegue e domani per ciascuno ci sarà il compito più difficile: "raccontarlo a mia nipote" come ha scritto qualcuno al termine di una delle passate edizioni. Oppure raccontarlo semplicemente agli amici e compagni di classe. 


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Tag: diretta