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La povertà è una minaccia per la salute? Se ne parla il 13 aprile al convegno dell'Ars

12 aprile 2017 | 11:47
Scritto da Lucia Zambelli
 


FIRENZE - La povertà può minacciare la salute, anche in Toscana. Per focalizzare le disuguaglianze di salute e di accesso ai servizi sanitari sul territorio toscano per i diversi gruppi di popolazione, domani, giovedì 13 aprile l'ARS (Agenzia Regionale di Sanità) Toscana organizzerà un convegno all'Istituto degli Innocenti a Firenze, nel corso del quale sarà presentato il report  "Le disuguaglianze di salute in Toscana". Il convegno si terrà nel Salone Brunelleschi dell'Istituto degli Innocenti dale 9 alle 13.30, e sarà aperto dal saluto dell'assessore al diritto alla salute e al sociale Stefania Saccardi.

La mancanza di beni materiali e di reti di aiuto, la disoccupazione, un lavoro poco qualificato, un titolo di studio basso rendono i cittadini più fragili anche in Toscana, soprattutto nelle aree montane e in quelle con più carenza di servizi: i cittadini si ammalano di più, guariscono meno, perdono autosufficienza. «Ad  esempio - sottolinea Fabio Voller, coordinatore dell'Osservatorio di epidemiologia dell'ARS - i tassi di mortalità dei più deprivati sono più alti rispetto alla media toscana».

L'ARS ha provato a misurare le disuguaglianze di salute della popolazione applicando il cosiddetto "indice di deprivazione" (misura che consente di leggere la condizione di disagio socio-economico e di svantaggio, in questo caso utilizzando quanto riportato nella sezione Censimento 2011) al percorso sanitario e alle condizioni di salute dei soggetti che hanno diritto all'assistenza . I risultati confermano in larga parte quello che già sapevamo dalla letteratura scientifica rispetto al ricorso ai servizi sanitari e alle conseguenze di salute sui gruppi di popolazione più deprivati e innanzitutto confermano che la Toscana si trova in una condizione di deprivazione materiale assai più bassa rispetto alle altre regioni.  
Vivere in Toscana, quindi ancora porta un benessere materiale e di salute rispetto alla gran parte delle altre regioni italiane

Ecco alcuni dati fra i più significativi emersi dalla ricerca.

Anche in Toscana le popolazioni maggiormente deprivate accedono di più al pronto soccorso (347 accessi per 1.000 residenti, a fronte dei 309 dei meno deprivati negli anni 2011-2015), indipendentemente dalla gravità del motivo, accesso che in misura minore si risolve in una dimissione a casa. Sembra essere il maggiore isolamento sociale e geografico a giocare un ruolo importante nel maggior numero di accessi al pronto soccorso rispetto alle popolazioni meno deprivate.

Per quanto riguarda l'ospedalizzazione, nel quadro della generale diminuzione in Toscana negli ultimi 25 anni, il tasso di ricovero dei più deprivati è leggermente maggiore rispetto ai meno deprivati – 122 ricoveri per 1.000 residenti, contro i 119  ricoveri per 1.000 - in particolare per quanto riguarda i disturbi psichici, le malattie dell'apparato respiratorio e le malattie infettive e parassitarie. Il gradiente sociale (cioè il legame diretto tra condizione socio economica e salute) diventa ancora più netto quando si analizza il fenomeno della riammissione in ospedale a 30 giorni (revolving door):  la proporzione di ricoveri ripetuti sale per i più deprivati (tasso di 110 ricoveri per 100 residenti con basso titolo di studio contro gli 80 per 1.000 con un titolo di studio alto), a causa probabilmente,della minore rete sociale e  capacità economica di questi soggetti, che li porta quindi più spesso a ricorrere alla re-ospedalizzazione nel breve periodo.

Il ricorso alle prestazioni specialistiche e le prescrizioni farmaceutiche sono probabilmente gli ambiti dove le disuguaglianze sociali si vedono più chiaramente: al netto degli esenti da ticket, i più deprivati ricorrono meno sia alle visite specialistiche che alle prestazioni strumentali. Questo è vero anche se si osservano quelle prestazioni dove non è previsto il ticket, come gli screening oncologici in età target, mettendo in luce l'importanza di politiche mirate a fasce sociali più deboli che facilitino l'accesso a queste cure. Nel caso delle prescrizioni farmaceutiche, sono invece i soggetti più deprivati a ricevere più prescrizioni: questo conferma il maggior livello di cronicità presente in questa fascia di popolazione.

Lo studio più approfondito fatto nel caso delle categorie farmacologiche, «mostra le potenzialità che può avere il sistema messo a punto dall‘ARS nell'individuare non solo l'associazione esistente fra prescrizione farmacologica e livello socio-economico di appartenenza, ma anche particolari problematicità cliniche», sottolinea il direttore dell'ARS Andrea Vannucci.

Infine la mortalità: il dato rilevante è senza dubbio che i toscani con minori risorse socio economiche hanno un rischio di morire più basso degli Italiani in generale (tasso di mortalità 730 ogni 100.000 abitanti contro 809 della media italiana) ma è pur vero sempre che all'interno della Toscana esiste un differenziale tra i più deprivati e quelli meno.

«La metodologia messa a punto dall'ARS - dice l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi – può diventare uno strumento di lavoro anche per la medicina di base e le cure territoriali, per individuare i pazienti che, pur affetti da gravi patologie croniche, non seguono i normali protocolli di cura o non ricorrono alle cure territoriali a causa del loro svantaggio sociale, facilitando in questo modo il processo di presa in carico».

Il convegno del 13 aprile, in cui verranno presentati in dettaglio i dati emersi dallo studio ARS, potrà  essere seguito anche in diretta streaming sul sito web dell'agenzia: www.ars.toscana.it

Vai al programma del convegno sul sito dell'ARS

I COLLEGHI CHE VOGLIONO SEGUIRE I LAVORI DEL CONVEGNO POSSONO FARE RIFERIMENTO A FABIO VOLLER, COORDINATORE OSSERVATORIO EPIDEMIOLOGIA DELL'ARS


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