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La Regione deve fare i conti con 148 milioni in meno in bilancio, un vincolo imposto dallo Stato

16 febbraio 2016 | 17:55
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE - "Pensavamo di poter spendere esattamente quanto sarebbe entrato in cassa tolta la spesa per la sanità. Saranno invece 148 milioni in meno" racconta il presidente della Toscana Rossi ai giornalisti durante il consueto briefing settimanale. La sorpresa, inaspettata, arriva da Roma e riguarda il bilancio 2016 della Regione, quello della Toscana ma anche di altre regioni. Un grattacapo in più.

Il Governo aveva assicurato che quelle risorse, tutte quelle che entravano, potevano essere utilizzate. Su quelle la Toscana, che come Emilia Romagna, Veneto e Lombardia ha approvato il bilancio di previsione prima della fine dell'anno, ci aveva fatto conto. Invece non potranno né essere spese né impegnate. "Un taglio pesante – commenta il presidente -, da cui comunque non ci tireremo indietro come non l'abbiamo fatto in passato, su cui però chiediamo a tutti senso di responsabilità e qualche piccolo sacrificio".

Il riferimento immediato è ai finanziamenti per il Maggio fiorentino. "Il sindaco di Firenze chiede un milione in più - dice - . La Regione Toscana ha in questo momento 148 milioni di problemi, purtroppo. Al sindaco, che apprezzo per il lavoro che con la sua giunta sta svolgendo sulla tutela del paesaggio urbano, dico di fare squadra e cercare di intercettare, insieme, una parte di quei 20 milioni che arriveranno ai diciottenni toscani con il bonus cultura del governo, affinché lo spendano in parte in spettacoli ed eventi promossi da enti culturali della nostra regione. Se poi il Governo nello scrivere il decreto ci aiutasse a centrare questo obiettivo, sarebbe cosa gradita".

Maggio fiorentino a parte, rimane il rebus di dove limare i 148 milioni che la Regione non potrà spendere. Centoquarantotto milioni, in un bilancio di poco meno di nove miliardi (6,7 della sanità) , sono il 40 per cento degli incassi sul bollo auto di un anno in Toscana, il 21 per cento delle entrate sull'addizionale Irpef pagata da chi abita in regione e sei volte il bilancio regionale della cultura.

"E' evidente – dice Rossi – che dovremo rivedere con pazienza ogni singolo capitolo, cercando di capire se dove abbiamo previsto cento possiamo fermarci a novanta. Ci comporteremo da formichine. Continueremo a portare i conti ogni due mesi in giunta per verificarne l'andamento e già stamani ci siamo messi al lavoro con l'assessore Bugli".

Certo è che la Regione di risparmi e ottimizzazioni ne ha già fatti parecchi. Per mettere i conti 2016 in equilibrio lo scorso autunno aveva dovuto trovare 130 milioni che mancavano all'appello: risultato centrato senza alcun aumento delle tasse. "Lo abbiamo fatto – ricorda Rossi - coprendo ad esempio sessanta milioni di politiche regionali con fondi europei. Abbiamo anche ridotto ulteriormente i costi di funzionamento e sarà difficile fare di più".

"I tempi sono però quelli che sono – aggiunge - I soldi pubblici sono pochi e vanno utilizzati con discrezione. I conti devono essere in pareggio e capisco il Governo che deve rispettare i vincoli europei sul disavanzo. Condivido anche la scelta di non aumentare la tasse. Dunque collaboreremo, come abbiamo fatto con qualsiasi altro governo. Mi aspetto però da tutti altrettanta responsabilità".

Il contributo chiesto a tutte le Regioni a statuto ordinario servirà a coprire una parte delle spese del bilancio statale finanziate ora in deficit, un "contributo alla finanza pubblica generale" in gergo tecnico. La regola sembrava che potesse essere quella di poter spendere quanto entrava in cassa, senza distinzione tra spesa corrente o investimenti, con l'unico paletto di non poter accendere nuovi mutui per finanziare nuove opere se non un prestito pari all'ammontare delle rate rimborsate nell'anno. Le entrate potranno e dovranno essere quelle, ma ci sarà un tetto sulla spesa.

 


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