Salta al contenuto

Le sorelle Bucci: "La morte del cuginetto, poi il ritorno a casa"

18 gennaio 2017 | 22:49
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE - Ogni volta che raccontano del cuginetto Sergio è un pugno allo stomaco e il viso si contorce in una smorfia. Sono passati settant'anni ma il dolore non è ancora lenito. "Se non avesse fatto quel passo in avanti … " Forse non sarebbe finito in quel campo alle porti di Amburgo. Forse sarebbe ancora vivo.

Sergio aveva sei anni, legatissimo alle cugine. Una mattina una capoblocco amica del campo di Birkenau si avvicinò ad Andra e Tatiana e disse loro: "Vi metteranno in riga e vi chiederanno di fare un passo avanti a chi vuol raggiungere la mamma. Mi raccomando non fatelo". Così, informarono subito il loro cuginetto Sergio. Ma Sergio non le ascoltò e fece un passo avanti. Fu l'ultima volta che lo videro insieme ad altri venti. "Erano i bambini destinati a fare da cavie per esperimenti scientifici, dieci bambini e dieci bambine". Finirono in un campo vicino ad Amburgo dove all'arrivo degli alleati furono tutti uccisi per nascondere la barbarie. "Gli iniettavano il virus della tubercolosi per vedere la reazione", ricorda Tatiana.

Della fine di Sergio hanno saputo molti anni dopo. "Li stordirono e appesero a ganci di macellai nei sotterranei".

La storia di Andra e Tatiana ha avuto invece un lieto fine. Quando Auschwitz fu liberata la confusione fu grande. Molti bambini neppure sapevamo il loro nome: Andra e Tatiana no, la loro madre, quando ancora riusciva a vederle, glielo faceva ripetere in continuazione, quasi ossessiva e premonitrice. E questa fu la loro seconda fortuna che dopo alcuni anni consentì alle due sorelle di tornare a casa. Portandone naturalmente i segni. "I tedeschi avevano i cani, che ringhiavano. Da allora ho sempre continuato ad avere paura dei cani" racconta una delle due sorelle.

Dopo la liberazione, Andrea e Tatiana furono condotte in un orfanotrofio vicino a Praga, dove restarono fino al marzo 1946. Di seguito, fino a dicembre, furono ospiti di un orfanotrofio inglese, il Weir Courrteney Hostel a Lingfield nel Surrey. La madre, liberata dagli americani, dopo molte ricerche le ritrovò. E le due bambine si riuniroro alla famiglia. Nel frattempo anche il padre, marittimo, era rientrato in Italia dopo essere stato in un campo di prigionia in Sudafrica

Non rivedevano la madre da due anni e mezzo oramai. "Avevamo anche dimenticato l'italiano – dicono - . Con lei parlavano in tedesco, con papà in inglese e tra noi due, perché nessuno ci capisse, la lingua segreta era il ceco". Quando tornarono a Roma in treno ci fu una gran festa. "Ma ricordiamo anche tanti che si presentavano a casa con la foto dei loro figli più tornati e noi non sapevamo cosa dire". 

 

(Questo articolo è stato pubblicato la prima volta a gennaio 2015, sullo speciale del Treno della memoria di quell'anno)


  • Condividi
  • Condividi
Tag: interviste