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Le voci delle studentesse

20 gennaio 2015 | 20:45
Scritto da Paolo Ciampi
 


Hanno visitato le camere a gas e abbracciato con lo sguardo i prati dove una volta si accesero roghi con poveri corpi. Hanno sostato davanti allo stagno dove furono gettate le ceneri delle vittime. A lungo hanno indugiato a cercare una ragione impossibile davanti a foto come quelle dei bambini ungheresi ritratti proprio sotto quelle betulle, spensierati come per un picnic, a poche centinaia di metri dalla morte per Zyklon B.

Ora camminano nel corteo che li porterà verso la cerimonia organizzata dalla Toscana a Birkenau. Sono in silenzio. Molte hanno lo sguardo rivolto verso il basso, come a voler cercare dentro qualcosa di più profondo. Tra loro non ci sono i sorrisi e i cenni di intesa delle gite scolastiche. Anzi, diverse di loro hanno i lucciconi agli occhi.

Sono le studentesse toscane oggi a Birkenau. Il silenzio della giornata però non impedisce loro qualche parola in più a chi domanda emozioni e riflessioni.

E allora c'è ciò che trasmette Carmela, dell'Istituto Alberghiero di Pisa. E che trasmette prima di tutto con gli occhi arrossati e la voce rotta dalla commozione. "Qui c'è troppo - confessa - troppo spazio, troppo tempo, troppe sofferenze. Non riesco a immaginarmi qualcosa di così smisurato, non riesco a concepire ciò che è successo qui e che ha intrappolato tante persone. Davvero vorrei che si tornasse a casa, avendo colto bene il messaggio, facendo capire fino a dove l'uomo può  spingersi".

Oppure sono le ragazze delle scuole di Cecina, anche loro alle prese con la smisuratezza del luogo e con il suo silenzo. Francesca: "Sotto le scarpe senti anche il fango di cui avevi solo letto. E poi vedi le foto di quelle famiglie che cercavano solo la serenità e un futuro. Questo è un posto in cui tutto parla, anche con il suo silenzio. Perfino gli alberi parlano". E Laura: "Un posto così ti fa pensare che bisogna mettere sempre in primo piano ciò che é umano, ciò che detta la nostra coscienza, al di là di ciò che può essere ordinato".

O come Rachele e Ginevra dell'Isis Nicola Pelli di Livorno: "C' eravamo preparate, ma è scioccante essere qui.  Capiremo cosa è stato questo viaggio solo al ritorno, però è chiaro che ritorneremo indietro con il desiderio della testimonianza".


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