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Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli: emozioni, biodiversità e cultura

16 marzo 2014 | 00:00
Scritto da Tiziano Carradori
 


FIRENZE - Ginepro coccolone, piro piro boschereccio, cannareccione, falco di palude, rospo smeraldino, drosera, mucco pisano, upupa, saltimpalo, moscardino, corbezzolo, airone guardabuoi, farnia, prugnolo, gheppio, riccio di mare, tarabuso, pino marittimo, airone rosso, luccio, pecora massese, colombaccio, ninfea, mirto, lentisco, dromedario, fungo porcino, picchio, leccio, vespertilio smarginato, testuggine palustre, mortella, cinghiale, corallo, istrice, daino, carpino bianco. E potremmo continuare per molte e molte righe ancora.

La biodiversità si può declinare in moltissimi nomi e in altrettante specie, alcune note, altre meno. Ma qui, nel parco regionale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, compone alcuni degli habitat che ne sono più ricchi e che, proprio grazie a questa straordinaria varietà di animali, piante e ambienti, rappresenta uno dei tesori più preziosi racchiusi nei suoi 23.000 ettari di superficie, compresi nel territorio di 3 province (Livorno, Lucca, Pisa) e di 5 comuni.
Non è facile descrivere dettagliatamente il più grande parco della Toscana e quindi non ci proviamo neppure. Vi basti sapere che l'offerta è variegatissima, così come lo sono le emergenze che lo compongono.

Andrea, il direttore non nemico della caccia

Ne parliamo con il direttore, Andrea Gennai, pisano, da poco meno di un anno alla guida del parco, con precedenti esperienze in quelli d'Abruzzo e delle Foreste casentinesi, oggi a capo dei 68 dipendenti. "I nostri obiettivi – ci spiega – vanno dalla conservazione del patrimonio ambientale, al fare in modo che diventi volano di uno sviluppo durevole, che guardi alle generazioni future, dall'educazione alla formazione, al far si che il parco sia sempre più uno strumento in grado di migliorare la qualità della vita dei residenti e dei frequentatori".

E i residenti all'interno dei suoi confini sono molti. Basti pensare che due terzi del territorio del comune di Pisa fanno parte del Parco, che lambisce anche l'abitato di Viareggio e poi Marina di Pisa, Tirrenia solo per citare alcuni dei principali abitati. I nemici di questo ambiente sono la speculazione edilizia, lo spaccio di droga, la prostituzione per cui "se ti distrai un attimo, dopo un giorno ti accorgi che hai perduto dei valori ambientali".  

"Ma se sono in grado di monitorare la situazione – precisa Gennai – ne capisco la vulnerabilità e attivo politiche di controllo. Eppure non siamo talebani della conservazione. Il parco si basa sulla zonizzazione: alcune aree non si toccano e le difendiamo con le unghie e con i denti, mentre in altre (penso ad esempio a Massaciuccoli) una conservazione integrale sarebbe addirittura deleteria e porterebbe ad esempio alla scomparsa degli uccelli. E' per questo che non sono pregiudizialmentre contrario alla caccia che è permessa su metà della superficie del lago. Anche i cacciatori svolgono una funzione utile all'ambiente. E poi nel resto del territorio permettiamo abbattimenti mirati a tenere sotto controllo la fauna. La caccia insensata è quella per la quale si liberano i fagiani il venerdì per permetterne l'uccisione la domenica: è una vera aberrazione".

La carica dei 30.000 più uno

 

Nel parco si svolgono decine di attività e le varie zone assolvono numerose funzioni. Una, finora inedita, andrà in scena all'inizio di agosto quando arriveranno qui in 30.000, tra giovani scout dell'Agesci e organizzatori. Dirigenza e dipendenti si stanno preparando a dovere e già adesso si tengono le prime conferenze dei servizi, riunioni in cui sono presenti vari enti con competenze diversificate.

Dal 6 al 10 agosto si trasferirà qui l'equivalente di una città come Pontedera e i problemi (da quello dell'approvigionamento idrico, alla fornitura di energia) non mancheranno. I giovani saranno suddivisi in 6 sottocampi da circa 5.000 presenze ciascuno e le tende verranno piazzate su un lato del lunghissimo viale che collega Cascine nuove a Cascine vecchie. Ma la presenza più attesa, in occasione di una delle due cerimonie, di apertura o finale, è quella di Francesco, che non è il nome di uno scout, ma del vescovo di Roma. L'invito è partito da tempo, ma per l'assenso occorre attendere ancora.

"In ogni caso – puntualizza Gennai – ci faremo trovare pronti all'appuntamento. Ogni evento ha un impatto sul parco, ma in piena estate si tratterà di una pressione meno importante che in primavera. Forse i conigli che vivono dove verranno piazzate le tende saranno costretti a rimanere per quattro giorni nelle loro tane ma per loro non sarà un grosso problema. In vista dell'appuntamento cresce la paura, ma anche l'entusiasmo per questa inedita prova. Nessuno può prevedere oggi cosa accadrà, ma credo che San Rossore non ne soffrirà e se saremo bravi ad accoglierli, alla fine il parco avrà 30.000 amici in più. Forse trentamila più uno".

Antonio, il corazziere addetto alle relazioni pubbliche

Se lo chiami corazziere Antonio Giuntini si schermisce e chiede di essere considerato, com'è in realtà, non un componente delle guardie scelte presidenziali, ma un semplice dipendente del Quirinale, il capo di un piccolo manipolo che sta andando ad esaurimento e che testimonia di quando San Rossore era tra le proprietà della Presidenza della Repubblica. Lo è stata fino al 1999, quando è passata alla Regione Toscana con la promessa di ricevere da Roma 4 miliardi e mezzo delle vecchie lire, cioè 2,3 milioni di euro ogni anno. Non molto per un parco di 23.000 ettari che ha un bilancio di circa 8 milioni di euro, che ne destina 4 alla spesa corrente e altrettanti agli investimenti, avendo una percentuale di autofinanziamento molto alta, pari al 38% e l'obiettivo di incrementarla di un punto ogni anno.

"Sono qui da tanti anni – confessa Antonio – e potrei anche andare in pensione, ma non lo faccio perchè il Parco sta vivendo una bella fase di rilancio di cui voglio essere partecipe e vedere se riusciremo a vincere la scommessa". Giuntini, che fa il responsabile dell'accoglienza e delle relazioni esterne, è una delle anime del parco oltre che la sua memoria storica.

Racconta di quando nella ex villa presidenziale del Gombo fu accolto uno sceicco arabo con una nutrita scorta armata e dei problemi di sicurezza che ciò comportava. Ma aggiunge anche di come toccasse a lui, dopo la mezzanotte, provvedere a rifornire gli orientali di salumi e liquori, che chiedevano senza ritegno e senza curarsi delle regole a cui erano sottoposti in patria. E poi di quando al Gombo arrivò l'allora premier inglese Tony Blair con tutta la famiglia e come lui facesse non soltanto il quarto a tennis, ma anche il baby sitter ai pargoli presidenziali fino a doverli portare ad un altro parco, quello della luna. O come, sempre su richiesta dell'entourage di un Presidente del Consiglio, abbia dovuto fare oltre 150 chilometri per comperargli non ricorda quale vino toscano di cui pareva non potesse fare a meno. Salvo poi scoprire che a cena la richiesta fu di poter bere un buon vino locale.

"Anche per il Gombo – aggiunge Giuntini – abbiamo un progetto di rilancio che passa da interventi sull'impianto idrico per arrivare a caratterizzarsi sempre più come luogo dove è possibile ospitare meeting (forse a settembre ce ne sarà uno organizzato da una grande casa editrice nazionale), ma anche come museo da proporre ai visitatori dotandolo degli arredi originali che il Quirinale ha promesso di fornirci, delle divise del personale presidenziale, dei fucili storici. Insomma un luogo in grado di raccontare la storia della Monarchia e della Repubblica italiana".  

Riccardo, il falconiere degli anni Duemila

E chissà come la prende, Riccardo Gambogi, se lo si chiama falconiere. Sicuramente preferisce inanellatore. Lui, storico capo delle guardie della tenuta, è in pensione dal 2011, ma non ha lasciato San Rossore dove pratica la sua passione: è un indiscusso esperto di uccelli e mette la sua esperienza a disposizione della natura e dell'ambiente del parco, collaborando con la facoltà di biologia dell'Università di Pisa catturando e inanellando gli uccelli.

"Le specie che abbiamo censito in questi anni – puntualizza Gambogi – sono 291, tra uccelli svernanti, migranti, nidificanti o estivanti. Si va dai piccoli passeriformi, agli anatidi (come le anatre), ai limicoli, cioè i trampolieri che prediligono il limo, il fango delle zone umide. Uno di questi, il piovanello maggiore, si ferma qui prima di volare ininterrottamente per ben 12.000 chilometri".

Riccardo Gambogi qui, tra Arno e Serchio, è una vera e propria istituzione. Conosce tutti e da tutti è  conosciuto, così quando ci porta alla scoperta delle zone più belle, si ferma a scambiare qualche parola con chiunque incontra e da tutti è risalutato. E' fiero del suo nuovo lavoro e felice di avere la possibilità di continuare a frequentare questi luoghi straordinari.

"Ho fatto l'università della zolla – aggiunge l'inanellatore 0168 (la sua sigla) – e sono orgoglioso di essere stato un dipendente del capo dello Stato. Da ex cacciatore ho imparato segreti e tecniche per catturare gli uccelli. Adesso posiziono reti verticali, si chiamano giapponesi o a foschia, che si mimetizzano con la vegetazione e permettono di prenderli senza far loro alcun male. Poi compio una quindicina di misurazioni biometriche, dalla lunghezza al becco, all'apertura alare, che annoto su schede, quindi posiziono sulle zampe un anello che riporta una sigla composta da numeri e lettere che permette di risalire a dove è stato catturato. E' in questo modo che possiamo conoscere abitudini e spostamenti di questi animali".

Oggi Gambogi è l'anima dell'Osservatorio ornitologico della Tenuta di San Rossore, intitolato al suo maestro professor Francesco Caterini, di cui sta riordinando l'archivio. Tiene anche corsi di inanellamento per formare le future generazioni e ha già contribuito ad installare su alcuni uccelli le apparecchiature del futuro, piccolissime radio Vhf collocate in un minuscolo zainetto che cinge l'animale, rappresenta meno del 3% del suo peso ed è in grado di rivelarne la posizione in tempo reale.

Andrea, il biologo pescatore e le Secche della Meloria

Andrea Bartoli è un biologo livornese che di professione fa anche il pescatore. E' presidente della cooperativa Zefiro. Insomma Andrea è un pescatore sui generis, uno delle decine di professionisti che gravitano intorno alle Secche della Meloria che, contese fin dal XII secolo tra le due repubbliche marinare di Pisa e Genova, teatro di un famosa battaglia che nel 1284 vide distrutta la flotta pisana, sono una porzione di mare situata a circa 3 miglia al largo del porto di Livorno, che dal 2010 è diventata l'unica area marina protetta  della Toscana e una delle 27 esistenti in Italia: si tratta di 9.300 ettari che ormai fanno parte integrante del Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli.

"Però in questo momento – spiega Bartoli – non faccio il pescatore ma partecipo a progetti di ricerca,  mi occupo di bandi comunitari, consulenze per ammodernamento impianti, monitoraggio e recupero ittico. E sono il responsabile dell'incubatoio provinciale delle anguille che si trova a San Rossore. Collaboro con le Università di Firenze e Tor Vergata e poi con Arpat e con il Centro di biologia marina".

Dopo essere state pescate le piccole anguille (in Toscana ceche, o meglio, cee) trascorrono nell'incubatore dai 6 agli 8 mesi, finchè non crescono fino a quasi 12 centimetri di lunghezza e sono pronte per andare a ripopolare fiumi e torrenti di tutte le province della Toscana. La Meloria è uno dei pochissimi luoghi dove già a 18 metri di profondità si può trovare il corallo: una circostanza davvero eccezionale. L'area è divisa in tre zone a protezione diversificata, e nelle più tutelate sono vietati l'approdo e, oltre alla pesca, perfino la balneazione.

"All'inizio – aggiunge Andrea – l'istituzione dell'area protetta non è stata vissuta bene dai pescatori livornesi e pisani che l'hanno vista come una limitazione, anche perchè nessuno ha chiesto la nostra opinione. Da un anno a questa parte, con la nuova dirigenza del Parco, la situazione è molto migliorata, stiamo discutendo e siamo ben disponibili ad autolimitare la nostra attività, ad esempio escludendo il periodo estivo. Conservare l'ambiente marino della Meloria è anche nel nostro interesse e vogliamo praticare una pesca sostenibile per questo delicato ambiente".
Insomma Andrea è l'esempio pratico di come da una semplice attività di pesca, dal mero prelievo, si possa passare a una pratica responsabile e, nel suo caso, dedicarsi alla gestione di progetti legati all'ambiente. Anche questo è Parco.
 
Con un dromedario e un fratino nel futuro. E se non vieni, paghi 10 euro

Le idee per far conoscere e rilanciare il Parco sono numerose. La più strana, ma lo è meno di quel che sembra, è di far leva sui dromedari. I mammiferi africani hanno vissuto a San Rossore per ben tre secoli. Arrivati qui nella metà del '600, si addattarono tanto bene che ci sono rimasti fino agli anni Settanta come animali da lavoro. L'ultimo, Nadir, è scomparso nel 1975. Ma forse entro l'estate potrebbero arrivare qui i suoi eredi. Un modo, spiegano alla direzione, per trasmettere ai visitatori la storia di questa tenuta, ma anche uno dei caracollanti veicoli del cosiddetto turismo emozionale, quel mix di ambiente, suggestioni e avventure, che ti fa vivere in prima persona un'esperienza che difficilmente si dimentica.

Un esempio? Quello della protezione del fratino, un uccello così raro che in Toscana si stima ne vivano solo 30 coppie, di cui 16 a San Rossore. Fa il nido sulla spiaggia dove il mare riversa legni e quintali di altri materiali. Portarli via con draghe e trattori significherebbe distruggere i nidi dei fratini. Se invece lo si fa a mano, magari caricando stecchi e altro sul dorso dei dromedari, si può fare del turismo partecipativo e vivere un'esperienza  emozionale e per molti versi indimenticabile.

Così a chi, come un ex ministro dell'ambiente, dice che i parchi devono autofinanziarsi con la vendita dei biglietti, qui a San Rossore si risponde che occorre fare esattamente l'opposto: l'ingresso deve rimanere assolutamente gratuito e si deve chiedere 10 euro a chi nel parco non può dimostrare di esserci venuto. Insomma frequentare i parchi dovrebbe essere un obbligo per tutti.  

La calamita europea, il relitto antico e l'antica cultura

Sinceramente non c'è da dar loro torto, se si pensa che qui accadono cose straordinarie. Quest'area per gli uccelli ha un'importanza fondamentale: i fenicotteri nei loro spostamenti dall'Africa alla Siberia fanno sosta qui. Così la gru, che in Italia si ferma in pochissimi altri posti. Oppure il piro-piro boschereccio. Accade in primavera e poi a settembre-ottobre, in questa "calamita europea per uccelli". Qui si catturano con le reti per inanellarli, rilasciarli e poterne studiare itinerari e abitudini. E anche questa è un'esperienza unica che, grazie a Riccardo Gambogi, pochi parchi possono offrire ai loro visitatori.

E che dire della possibilità di percorrere con i barchini dei pescatori il Lago di Massaciuccoli? Che scoprire il tarabuso in questro modo, è un'esperienza bellissima. Come quella di addentrarsi ai margini delle fondamentali aree umide, o fin dentro la foresta planiziale, retaggio incontaminato di com'erano anticamente le foreste di pianura prima che l'uomo le disboscasse e le regimasse a suo uso e consumo.

Qui, tra Puccini che nella sua Torre del Lago componeva opere divine, a Guglielmo Marconi che a Coltano installò la sua stazione radiotelegrafica, alla Massaciuccoli romana, tutto sprizza cultura, oltre che natura.

Turista emozionabile cercasi, anche adatto a camminare sulle acque

Della ricerca del turista emozionabile abbiamo già detto, ma qui l'offerta è davvero ampia. Ce n'è per tutti i gusti e per tutte le indoli. Da chi ama il cavallo e ha la possibilità di montargli in groppa, ma anche di lavarlo e strigliarlo, a chi preferisce invece percorrere i sentieri a piedi, senza salire sul trenino del parco, molto amato da bambini e famiglie, o sulle biciclette che vengono noleggiate, o in carrozza.

Tra le molte offerte abbiamo scelto quella adatta anche ai disabili. Per loro c'è il sentiero intitolato a Sabrina Bulleri, una ex dipendente della Tenuta. Comincia a 500 metri dall'inizio del viale che porta al Gombo e dopo soltanto un chilometro e mezzo conduce in una bella foresta di latifoglie e querce secolari. Ai disabili e ai loro accompagnatori è permesso di percorrerlo tutti i giorni, ai normodotati solo nel fine settimana.

Per chi invece voglia provare  sentirsi un po' come chi camminò sulle acque, ci sono le passerelle sopraelevate sul padule di Massaciuccoli nella riserva del Chiarone, con visite libere tutti i giorni e itinerari guidati a pagamento. A San Rossore uno degli elementi di attrazione è rappresentato dal bellissimo ippodromo con le sue varie piste, tutte rigorosamente erbose, e dalle aree di sgambatura e allenamento per i migliori cavalli del mondo, che trascorrono la notte nelle attrezzatissime stalle di Barbaricina, lungo il viale che conduce a Cascine vecchie. E se i parchi negli Usa hanno i rangers, qui si punta sugli interpreti ambientali, non solo guide ma esperti in grado di spiegarti i segreti di questi ambienti e al tempo stesso di donarti emozioni, facendotele vivere.      

Un Parco a tutto GAS

Tra gli appuntamenti futuri, il più imminente è quello previsto ad Aprile. Si tratta di "Un Parco a tutto gas" dove gas sta per Gruppi di acquisto solidale. Arriveranno qui numerosi gruppi di produttori biologici e a chilometro zero e il Parco stesso è uno di loro, insieme alle oltre duecento  aziende agricole che insistono sul suo territorio. Tra i suoi prodotti di punta figurano la carne biologica di mucco pisano o l'accattivante e raro miele di spiaggia, oltre ai tagli dei selvatici (daino e cinghiale su tutti) che vivono nel parco. Derivano dalle operazioni di controllo faunistico, cioè dagli abbattimenti autorizzati e mirati per tenere sotto controllo le troppe presenze, testimoniate dalle onnipresenti zone in cui la terra è rivoltata dalle zanne alla ricerca di tuberi e radici e anche da cespugli e arbusti diradati dai robusti denti dei cervidi.

Ma  l'animale più distruttivo non ha la stazza del cinghiale: è piccolissimo, ma micidiale. Si chiama matsucoccus feytaudi, volgarmente noto come cimicione americano: punge e alla lunga uccide i pini marittimi. Nel frattempo fa "abortire" le pine. Se un tempo da una tonnellata di pine si ricavano 30 chili di pinoli sgusciati, oggi siamo talvolta a 15 o anche a 8: un duro colpo per una delle storiche e fiorenti "industrie naturali" del parco. Il paradosso è che la legge vieta di introdurre a San Rossore il biologicissimo ragnetto antagonista del cimicione, che ne mangia le uova e che in Spagna ha dato buoni risultati. Non è permesso perchè si tratta di una specie alloctona, straniera come il dannosissimo cimicione. E mentre l'Italia temporeggia, lo scempio continua.  

Se la politica crede nei parchi

Come si vede, il destino del Parco dipende anche dalla politica, sia nazionale, che locale. Lo governa un consiglio di amministrazione presieduto da Fabrizio Manfredi. Per lui il parco ha una missione geopolitica, ovvero dare un contributo al governo del territorio. Ne ha anche una di tutela e salvaguardia di un territorio pregiatissimo, prestando particolare attenzione alle criticità, come l'erosione costiera, la salvaguardia dei boschi, il necessario risanamento del lago di Massaciuccoli. Deve essere anche volano di sviluppo sostenibile, sperimentando ed esportando buone pratiche e deve anche dimostrarsi imprenditore, gestendo direttamente la tenuta e facendo in modo che sia sempre più luogo di studio, ricerca, formazione.

E cosa può fare la politica per i parchi? "Prima di tutto – risponde Manfredi – deve credere in noi, pensare che siamo una cosa seria, rifuggere da valutazioni troppo economicistiche. E poi servono politiche non frammentarie, senza sbriciolamenti ma che riconducano il governo dei parchi ad un unicum attraverso modalità di gestione più snelle ed efficaci, non a scapito della democrazia. Per questo servono risorse sia nazionali che regionali, erogate in base ad idee e progetti. Ci conforta il fatto che la Regione indenda aggiornare la legge regionale sulle aree protette: può essere un buon contributo nella direzione auspicata".
 
Un po' di cose abbiamo cercato di raccontarvele. Molte altre lo meriterebbero. Per tutto il resto c'è www.parcosanrossore.org .


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