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Museo Casa Siviero, l'eredità culturale dello 007 dell'arte

1 giugno 2014 | 00:01
Scritto da Mario Hagge
 


Trentuno anni fa moriva a Firenze Rodolfo Siviero. Agente segreto, ministro plenipotenziario, storico dell'arte. Siviero è stato indubbiamente un personaggio dalla biografia complessa, ma si deve a lui se l'Italia ha potuto recuperare la maggior parte delle opere d'arte razziate dai nazisti prima e durante il secondo conflitto mondiale. Un'attività che gli valse l'appellativo di 007 dell'arte. Non solo fece rientrare nel nostro paese le opere esportate illegalmente dai gerarchi nazisti, ma, da collezionista appassionato e colto qual era, riempì la sua casa fiorentina di Lungarno Serristori di opere d'arte antiche, insieme a quadri e disegni di importanti artisti italiani moderni.
 
Al momento della sua morte, Siviero lasciò in eredità alla Regione Toscana la casa fiorentina in Lungarno Serristori, perché le opere d'arte in essa contenute diventassero un museo: il visitatore può così ammirare l'ampia raccolta di reperti etruschi, busti romani, statue lignee trecentesche e quattrocentesche, dipinti fondo oro, rinascimentali e barocchi, bronzetti, terracotte, suppellettili liturgiche e splendidi mobili; ma vi trova anche un nucleo di opere di artisti italiani moderni come Giorgio De Chirico, Giacomo Manzù, Ardengo Soffici e Pietro Annigoni, ai quali era legato da rapporti di amicizia.
 
Di Casa Siviero si occupano Attilio Tori e Cinzia Manetti, assieme alla dirigente del settore Musei della Regione, Elena Pianea; li abbiamo incontrati nel giorno dell'inaugurazione di una mostra  su Giovanni Colacicchi, uno dei maggiori protagonisti della pittura  toscana del Novecento, frequentatore negli anni Venti della palazzina di  Lungarno Serristori.
 

Tori ci aiuta a conoscere meglio la storia di Siviero, che in età giovanile cede come molti suoi coetanei alla propaganda fascista, ma ne diventa poi il più fiero degli oppositori, organizzando un gruppo partigiano che informava i servizi segreti alleati sulla destinazione delle opere d'arte razziate dai nazisti. "Alla fine della guerra - racconta Tori - il governo italiano individua in lui la persona più adatta a rintracciare queste opere, nominandolo a capo di una delegazione che tratta con i governi americano, inglese, francese e sovietico la restituzione delle opere d'arte italiane ritrovate in Germania. Qui Siviero dimostra tutta la sua abilità: l'Italia non è ben vista al tavolo delle trattative, ma grazie al suo 007 otterrà il massimo sperabile".
 
Nato a Guardistallo, nel pisano, nel 1911, Siviero si trasferisce con la famiglia a Firenze nel 1924, iscrivendosi all'Università di Firenze con l'obiettivo di diventare un critico d'arte. Ma qui le ambizioni mutano: il giovane Rodolfo non trova lavoro come intellettuale e, seguendo la tradizione di famiglia (sua padre era carabiniere), nel 1934 entra nei servizi segreti dell'esercito italiano. Il primo compito importante è quello di raccogliere informazioni sui progetti nazisti di invasione dell'Austria; nel 1937, sotto la copertura di una borsa di studio in storia dell'arte, si trasferisce in Germania dove rimane per un anno. 
 
L'avversione al nazismo deriva in larga parte dall'adozione nei primi anni Trenta delle leggi razziali che colpiscono principalmente le persone di religione ebraica. Il provvedimento è tanto più odioso per Siviero in quanto la persona che svolge il ruolo più importante nella formazione culturale del giovane Rodolfo e nel suo inserimento nell'ambiente culturale fiorentino è Giorgio Castelfranco, noto storico e critico d'arte di origine ebraica, che infatti dovrà fuggire quando le persecuzioni razziali arriveranno anche in Italia: sua era la palazzina che ospita il museo, venduta a Siviero dopo la fine della guerra; sua sarà la decisione, come direttore generale del Ministero dell'educazione del secondo governo Badoglio (febbraio-giugno 1944), di indirizzare il lavoro dell'agente segreto Siviero verso il recupero delle opere d'arte trafugate dagli occupanti tedeschi.
 
"Il recupero della maggior parte delle opere d'arte – continua Attilio Tori – avviene in cinque fasi principali: nel ‘45 con la restituzione delle opere dei musei fiorentini; nel ‘47 con il recupero delle opere trafugate dai musei italiani, principalmente i musei napoletani, dopo l'armistizio dell' 8 settembre; nel 1948 con la restituzione delle opere acquistate sul mercato antiquario italiano dai gerarchi nazisti ma illegalmente esportate in Germania; nel 1954 con la firma dell'accordo con la Repubblica Federale di Germania grazie al quale l'Italia ottiene la restituzione di tutte le opere di provenienza incerta; poi fino alla sua morte nel 1983 la ricerca di quelle opere trafugate durante la guerra e di cui si erano perse le traccie".
 
"Essere riuscito ad affermarsi nel mondo della cultura grazie al recupero di capolavori inestimabili – conclude Tori – genera in Siviero una nuova ambizione, quella di passare alla storia non solo come lo 007 dell'arte, ma anche come un uomo di cultura e mecenate dell'arte, al pari di collezionisti famosi come Bardini e Horne, e arreda la propria casa con oggetti d'arte che poi donerà a Firenze per arricchire il patrimonio culturale. In tutto sono 1400 le opere ospitate da Casa Siviero, 500 quelle esposte al pubblico al piano terra della palazzina". 
 
La collezione più importante è rappresentata dal nucleo di opere di Giorgio de Chirico, che si spiega con l'amicizia che legava i due, ma principalmente col fatto che negli anni Venti de Chirico abitò ed operò nella casa di Lungarno Serristori, ospite di Giorgio Castelfranco che di de Chirico fu mecenate e promotore culturale e commerciale. La casa fu poi acquistata da Siviero e le opere furono in parte donate a Siviero dall'artista e in parte acquistate nel periodo postbellico. L'opera più significativa è l'"Autoritratto in costume da torero", del 1941, che inaugura la serie degli autoritratti in costume dell'artista. 
 
Ma altrettanto significativa è la presenza nella Casa di mobili, arredi e dipinti antichi, risalenti al periodo tardo Medioevo–inizio Rinascimento, tra cui è da segnalare il frammento di polittico di Bicci di Lorenzo, o della sua cerchia, dell'inizio del Quattrocento.
 
"Tutte le mostre che organizziamo a Casa Siviero – sottolinea Cinzia Manetti - sono un mezzo per far conoscere meglio le opere che contiene. Si può dire anzi che un filo rosso le collega sempre al Museo, o alle opere o ai personaggi che si sono mossi intorno alla Casa o a Siviero stesso".
 
"Casa Siviero propone al pubblico un calendario di mostre che dura tutto l'anno e che spesso fa riferimento alle manifestazioni più importanti della Regione, da Amico Museo alle Notti dell'Archeologia, con letture a tema e spettacoli. Come per le celebrazioni del 70esimo della Liberazione della Toscana, quando nel Museo, saranno presentati libri e spettacoli basati su testi autobiografici di Siviero che narrano avventurosi episodi del suo lavoro di agente segreto dell'arte; storie che richiamano "Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia", scritto da Robert M. Edsel nel 2009, da cui è stato tratto l'omonimo film con George Clooney.
 
L'ultimo atto di Rodolfo Siviero è la disposizione testamentaria che lega la sua casa e la sua collezione alla Regione Toscana, perché diventino un museo che ricordi i valori per i quali ha combattuto per tutta la vita: le opere d'arte non sono trofei destinati ad arricchire le case e i musei dei vincitori delle guerre, ma un bene inalienabile della identità culturale di una nazione. E le 5000 persone che ogni anno visitano il Museo Casa Siviero sono la testimonianza più viva e diretta di questo principio.
 

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