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Oltre i campanili, ecco i Comuni che hanno scelto di unirsi

8 giugno 2014 | 00:00
Scritto da Massimo Orlandi
 


Gli operai del comune rimuovono con un po' di nostalgia la vecchia cartellonistica. I nuovi sindaci si siedono con tanta emozione, ma anche con un minimo di imbarazzo in due poltrone di altrettanti municipi. I cittadini che rinnovano la carta di identità si chiedono se sapranno mai abituarsi al nuovo nome, spesso uno scioglilingua, Figline-Incisa, Pratovecchio-Stia, Scarperia-San Piero a Sieve. E' anche da piccoli sussulti come questi che si può intuire il valore di un cambiamento epocale: la nascita di un comune nuovo che ne incorpora due. Nella terra dei campanili è come il primo passo sulla luna. Un evento da vivere con il fiato sospeso. Ma che ridisegna l'orizzonte. 
 
Un primato italiano
 

Sono quattordici i comuni toscani che hanno consapevolmente deciso di perseguire la strada della fusione originando sette nuove municipalità. E' un record a livello nazionale: solo la Lombardia ha avuto più casi di fusione (9) ma potendo contare su un numero di comuni cinque volte più grande (1546 rispetto a 280). Le altre regioni (Emilia Romagna con 4 fusioni, il Trentino con 3) seguono, ma a debita distanza. Segno che la fama dei nostri campanili è pari almeno alla capacità dei cittadini toscani di sapervi guardare oltre, quando serve, quando è necessario, quando può far bene. Naturalmente, non tutti coloro che avevano inizialmente tentato di imboccare questa strada, l'hanno poi potuta perseguire. I referendum consultivi dell'ottobre di un anno fa hanno visto bocciare dai cittadini altre 9 proposte di fusione. Tempi non maturi, evidentemente. Negli altri casi, invece, le percentuali dei favorevoli sono state schiaccianti. Ed è così che sono nati i sette nuovi comuni:  Crespina- Lorenzana e Lari-Casciana Terme nel pisano, Fabbriche di Vergemoli a Lucca, Figline-Incisa e San Piero a Sieve-Scarperia a Firenze, Castelfranco di Sopra-Pian di Scò  e Pratovecchio-Stia in provincia di Arezzo.
 
La gestione commissariale che ha fatto seguito alla nascita dei nuovi soggetti è servita a smussare le prime asperità, a avviare una prima integrazione dei servizi, a stilare la prima, provvisoria carta di identità amministrativa. Ciascuno di questi nuovi compiti è stato poi supportato da Regione e Prefettura che hanno aiutato i nuovi comuni a percorrere i primi, delicati passi, con l'obiettivo di non gravare mai, per i nuovi adempimenti, sui cittadini. Ma la prima vera prova del nove per le nuove amministrazioni è cominciata all'indomani della consultazione elettorale del 25 maggio. Per la prima volta, infatti, comunità vicine ma storicamente divise hanno votato insieme scegliendo un unico sindaco e un solo consiglio comunale. Un segno, tangibile, di un cambiamento epocale.
 
I vantaggi per i cittadini
 
Il dado è ormai tratto, insomma. Ma oltre il Rubicone non ci sono affatto conseguenze spiacevoli: i vantaggi delle fusioni sono notevoli, specie in una fase delicatissima dal punto di vista economico come quella che stiamo vivendo. Giulia Mugnai neo-sindaco del comune di Figline-Incisa prova a enumerarli: "Da subito si sono abbassate le spese inerenti i costi della politica (per noi un risparmio di 100.000 euro solo per il dimezzamento di consigli comunali e la presenza di un unico sindaco), e si sono già registrati i primi benefici in termini di risparmio per l'integrazione di alcuni servizi. Infine con la crescita anche in termini di popolazione (con 24mila abitanti siamo numericamente il secondo centro del Valdarno, vicinissimi a Montevarchi) è certamente aumentato  il peso contrattuale che possiamo esercitare a livello politico su scala locale e regionale". 
 
Si sblocca il Patto di stabilità
 
Non basta: le casse dei comuni fusi, quelle che prima piangevano per i continui tagli, e che continuano a farlo altrove, qui sono state rianimate dall'iniezione preziosa di fondi regionali concessi proprio per incentivare il cammino di fusione. "Noi – spiega Giulia Mugnai - abbiamo utilizzato subito gran parte di questo finanziamento (500.000 euro all'anno per un quinquennio) per abbassare l'aliquota l'Irpef dei cittadini, passata dallo 0,8 di Incisa e dallo 0,7 di Figline allo 0,6% del comune unico. Volevamo infatti dare un segnale preciso alla cittadinanza in un momento contraddistinto da difficoltà economiche serie che riguardano gran parte dei nuclei familiari". Altro vantaggio, per i comuni fusi, lo sblocco del patto di stabilità: a Figline- Incisa questo vorrà dire, per esempio, poter  utilizzare 27 milioni di euro, in gran parte destinati alla costruzione di casse di espansione per la messa in sicurezza idrogeologica del bacino dell'Arno. 
 
Insomma, tutta un'altra vita per le amministrazioni comunali costrette a lesinare sino all'ultimo centesimo per evitare la bancarotta. E con la prospettiva, del tutto inedita nello scenario attuale, di veder ancora aumentare il gettito pubblico: "Anche lo Stato  dovrebbe presto determinare e erogare la somma da destinare ai comuni che si sono fusi – ci ricorda Mirko Terreni, sindaco di Lari-Casciana Terme, il comune che, con i suoi 13.000 abitanti, è il secondo dei comuni fusi, dopo Figline-Incisa, per grandezza – secondo i nostri calcoli dovrebbero arrivarci altri 500.000 euro all'anno". E queste non sono solo nude cifre, sono vero e proprio ossigeno per i comuni: vuol dire chiudere la pagina dell'angoscia dal bilancio, e aprire capitoli nuovi in cui parole come investire, programmare, rilanciare non sono più bandite.Tutt'altro.
 
Paure e speranze di chi vive nei Comuni
 
Impossibile non vedere gli squarci di luce che si proiettano sui comuni che si sono fusi. Ma non tutto è semplice, non tutto è scontato: sono comunque cambiamenti, e vanno digeriti. "Le domande  più ricorrenti, e spesso più preoccupate che ci fanno i cittadini riguardano la collocazione dei servizi e degli uffici"  evidenziano i sindaci di Figline-Incisa e Casciana terme-Lari. In realtà, da questo punto di vista la linea seguita da gran parte delle nuove amministrazioni è la stessa: mantenere in funzione entrambi i municipi in particolare per i servizi di sportello, e naturalmente operare tutte le necessarie integrazioni senza penalizzare nessuna delle due aree. 
 
Se di questa natura sono le problematiche operative più frequenti non mancano anche questioni più collegate alla tradizione. Sui nomi da dare ai nuovi comuni, per esempio, ha prevalso un'impostazione di prudenza: in tutti i casi si sono mantenute integralmente entrambe le denominazioni, con una sola eccezione, quella di Fabbriche di Vergemoli, dove si è resa possibile una fusione anche lessicale. Più arduo invece il problema che si è posto, per esempio a Figline-Incisa, di saldare la fusione amministrativa a quella religiosa. Tra i due santi patroni, San Romolo per Figline e Sant'Alessandro per Incisa, il commissario ha sfogliato la margherita e scelto Sant'Alessandro. Ma le bocce non sono ferme, anzi, tanto che questa opzione funzionerà in modalità provvisoria: una commissione storico-religiosa lavorerà per sanare la questione e trovare in futuro un punto d'intesa.
 
Dove invece paradossalmente il percorso di fusione è decollato ancor prima che sul piano istituzionale è invece nel mondo sportivo, tradizionale ambito di rivalità: così, ci ricorda il sindaco Terreni,  ancor prima che nascesse il nuovo comune a Lari e Casciana Terme era già nata un' unica squadra di calcio, il Perignano-Casciana Terme. Segno che a livello di associazioni già covavano germogli di fusione.
 
Nuove ipotesi di fusione
 
La scia tracciata da queste sette realtà potrebbe in futuro, allargarsi. L'Anci (associazione dei comuni) evidenzia come ci siano altri diciassette comuni che potrebbero giocarsi la carta del referendum consultivo per la fusione: si tratta di Gaiole in Chianti- Radda in Chianti, Giuncugnano-Sillano, Cantagallo-Vaiano-Vernio, Abetone-Cutigliano-Piteglio-San Marcello Pistoiese, Arcidosso-Castel del Piano, Capolona-Subbiano, Gambassi Terme-Montaione. Sarebbero ulteriori tasselli per la costruzione di una Toscana che mantiene le sue tradizioni, ma che rinnova le sue istituzioni in funzione dell'efficienza, dell'integrazione e del risparmio. "Siete un esempio positivo per tutta la Toscana. Questa è la strada giusta per governare i territori", hanno sottolineato  il presidente della Regione Enrico Rossi e l'assessore competente Vittorio Bugli durante un tour di visite nelle sette nuove municipalità. E' impegnativo essere un 'esempio'. Ma anche molto stimolante. Può ridare fiato e forza all'istituzione più vicina ai cittadini. Può convincere anche i 'maledetti toscani' di Malaparte che l'unione dei campanili non intacca il nostro Dna. Ma lo rinnova. E lo proietta nel futuro.
 
 
 
 
 
 

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