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Patto per lo sviluppo, ecco le proposte per ridurre i danni dell'arretramento dell'economia italiana

12 luglio 2019 | 13:27
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE - Sette proposte per lo sviluppo della Toscan e una nuova intesa con le parti sociali. Il presidente Rossi lancia la sua ricetta.

Dopo tre anni l'economia italiana si è fermata: riemersa dalla recessione degli ultimi sei mesi del 2018, difficilmente la sua crescita si allontanerà dallo zero. Così stimano gli economisti. Molte sono le incertezze sul 2020 e qualche problema, come effetto traino, si inizia a registrare anche in Toscana, che pure era riuscita in tutto questo tempo a contenere le conseguenze della ‘nuova grande crisi', forte del turismo e delle proprie esportazioni, cresciute dal 2008 del 44 per cento e che valgono oltre l'8 per cento dell'export nazionale. Facendo una sintesi dei principali indicatori macroeconomici dal 2008 e per i successivi dieci anni, la Toscana è la regione che in Italia ha retto meglio, seconda solo al Trentino Alto Adige (prima di Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto). Ma è pur vero che a distanza di dieci anni la Toscana registra ancora un monte ore sotto i livelli pre-crisi (nonostante l'aumento degli occupati), ha visto di conseguenza ridursi le retribuzioni medie, il reddito disponibile delle famiglie è diminuito di 350 euro al mese, sono aumentate le disuguaglianze e sono cresciute famiglie in difficoltà e poveri (143 mila). Così il presidente della giunta propone un nuovo patto e un nuovo piano da dispiegare nei prossimi cinque anni.

Otto miliardi e 110 mila posti di lavoro

C'è l'esigenza anzitutto di rilanciare gli investimenti pubblici (e sostenere quelli privati) per dotare la regione di quelle infrastrutture, attese da tempo e decisive per il suo futuro. Oltre otto miliardi di euro, più di 110 mila posti di lavoro (circa 20 mila l'anno), 28 mila destinati a rimanere a regime e una lunga liste di opere: la terza corsia sull'A1 e l'A11 alla Tirrenica e l'alta velocità fiorentina, il completamento della Grosseto-Fano e la bretella per il collegamento del porto di Piombino, il raddoppio della ferrovia Pistoia-Lucca, i raccordi ferroviari tra il porto e l'interporto di Livorno, la Darsena Europa, il rilancio – ancora a Piombino – delle attività logistico-portuali, il raddoppio (ancora a proposito di treni) del tratto Empoli-Granaiolo e la sua elettrificazione, il waterfront di Marina di Carrara, gli interventi sul sistema aeroportuale toscano, gli assi viari di Lucca, la Tosco-Romagnola ed altre strade e poi ancora investimenti in sanità, per la difesa del suolo, sulla sicurezza sul lavoro, sull'edilizia residenziale pubblica. La regia di alcuni interventi è della Regione, in altri casi è del Governo e Rossi invita le parti sociali a premere affinché quei lavori siano finalmente completati e realizzati.

Giovani e buona occupazione

Senza investimenti non ci potrà essere sviluppo. Ma non basta questo. Va rilanciata l'occupazione e soprattutto la ‘buona occupazione'. Per risolvere i problemi dell'Italia e, a cascata, della Toscana, il presidente propone un patto con le imprese che si impegnino ad assumere giovani per una staffetta generazionale. La Regione è pronta a pagare con proprie risorse i sei mesi di tirocinio e promette incentivi da finanziare attraverso le maggiori risorse avute dal fondo sociale europeo: 50 milioni di euro in tre anni, da impiegare sui contratti di apprendistato ma non solo. La Regione interverrà anche sulla formazione. Lo farà attraverso i centri per l'impiego, che, migliorando la capacità di intercettare la domanda di lavoro, si attiveranno, rapidamente, anche per la formazione delle figure funzionali alle richieste o carenze espresse dalle imprese. Nel turismo, pelletteria, meccanica, meccatronica e logistica, tanto per citare alcuni settori, è già un'esigenza sentita e saranno impegnati 10 milioni di euro in tre anni.

Più industria 4.0

Anche le imprese vanno formate, per far crescere anzitutto la loro propensione ad investire in innovazione, in particolare nel digitale e a partire dall'industria 4.0. Lo si farà facendo meglio conoscere le opportunità a disposizione. E' la quarta delle proposte di Rossi. L'obiettivo è raggiungere in tre anni diecimila imprese, con una spesa di 5 milioni del Fondo sociale europeo. Ma l'intervento di potrebbe declinare anche in un nuovo bando per progetti di ricerca e sviluppo, da finanziare con parte dei 47,5 milioni di premialità sul Fondo europeo di sviluppo regionale e l'eventuale rifinanziamento del bando servizi qualificati.

Economia circolare

Nelle sette proposte e cinque filoni in cui si declina il patto per lo sviluppo non manca l'economia circolare. Vuol dire sostenere le imprese per la chiusura delle filiere produttive, in linea peraltro con quanto sarà previsto dalla revisione del piano dei rifiuti: scarti che, opportunamente lavorati, diventano prodotti, più raccolta differenziata e meno rifiuti da destinare alla discarica. Con il distretto della concia è già stato concluso un accordo che prevede 80 milioni di euro di investimenti privati, con il distretto cartario ed anche quello orafo l'intesa è in via di definizione, per tessile, marmo ed estrattivo se ne sta parlando.

Il marchio "Toscana" per le Pmi

La giunta lancia anche anche l'idea di un marchio "Toscana", per aiutare lo sviluppo della regione e la sua presenza sui mercati internazionali a sostegno soprattutto della piccole e medie imprese che lo potranno richiedere dal prossimo ottobre: on line e con una semplice autocertificazione.

Prestiti più facili

Infine c'è il sostegno al credito. Una fase recessiva rischia di ridurre la liquidità delle imprese, soprattutto quelle piccole che poi sono la maggioranza in Toscana. Ci potrebbero infatti essere ritardi nelle riscossioni ed anche una stretta creditizia. Aziende pur strutturalmente valide potrebbero non avere più risorse per investire ed entrare in una congiuntura negativa che ne potrebbe compromettere il futuro, a detrimento di tutto il sistema ed emorragia di posti di lavoro. La Regione propone una nuovo fondo di garanzia e tre linee di intervento: 30 milioni come riassicurazione delle garanzie rilasciate dai Confidi estendendo la copertura dal 60 all'80 per cento per liquidità e al 90 per cento per investimenti, 20 milioni per la garanzie di chi non può accedere al fondo centrale ma ha comunque requisiti di solidità aziendale, 10 milioni infine come contributo alle imprese per l'abbattimento dei costi delle operazioni di garanzia.

 


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