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Plastiche in mare, un'emergenza globale

26 giugno 2018 | 17:51
Scritto da Walter Fortini
 


BRUXELLES - Ogni anno nel mondo si utilizzano più di trecento milioni di tonnellate di plastica e di queste otto finiscono negli oceani. Per smaltirle non bastano mille anni, intanto soffocano lentamente i nostri mari. La situazione è drammatica. Se non ci sarà infatti un'inversione di tendenza si stima che nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesce.

I rifiuti, che arrivano in mare dai fiumi,  si muovono spinti dalle correnti e dai temporali, affondano e a volte riemergono. E non sono certo un bello spettacolo. Molti hanno visto in televisione l'isola di rifiuti galleggiante che le correnti hanno creato vicino all'Indonesia, nel Pacifico. Pensi alla balena agonizzante (poi morta) trovata poche settimane fa tra Thailandia e Malesia e che nello stomaco aveva ottanta chili di sacchi di plastica. Pensi alle tartarughe che in Sicilia e nel Mediterraneo fanno la stessa fine. Ma il pericolo non è minore quando le plastiche diventano una ‘zuppa' o addirittura non si vedono, ridotte dal sole e dall'azione delle onde a frammenti più piccoli di un millimetro. Ugualmente avvelenano l'acqua, entrano nella catena alimentare, si insinuano nei tessuti degli esseri viventi, con rischi incalcolabili per piante, animali ed  anche uomini.

E' evidente che si tratta di un'emergenza globale ed anche il Mar Mediterraneo non è immune. Si calcola che siano almeno 250 miliardi i frammenti di plastica spersi nel Mare Nostrum: il 96 per cento tra quelli più grandi di venticinque centimetri sono costituiti da plastiche.  Statisticamente per ogni chilometro quadrato si trovano più di tredici di questi grandi rifiuti, ma in alcuni bracci di mare possono arrivare ad essere anche tre volte tanto, magari dopo un temporale o in alcune stagioni.

Nel Mediterraneo non ci sono infatti correnti permanenti come negli oceani, ma vortici stagionali. Per questo concentrazioni ed accumuli sono sempre temporanei, anche se a volte ripetuti e frequenti, come è stato rilevato da uno studio del Cnr nelle acque che si estendono tra l'isola d'Elba, la Liguria e la Corsica. La guerra alla plastica in mare non può che partire dalla raccolta dei rifiuti. Ma l'altra battaglia importante è quella della sensibilizzazione verso cittadini e consumatori: un'azione a monte, per educare ad un consumo più virtuoso ed un corretto smaltimento. Anche a questo a Bruxelles oggi si è parlato. 


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