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Profughi, la via toscana dell'accoglienza

11 aprile 2011 | 08:14
Scritto da Redazione
 


FIRENZE - «Il modello della Toscana è la strada giusta», commenta l'onorevole Paolo Fontanelli nell'articolo che il Tirreno dedica oggi alla questione dei profughi accolti nei centri pisani e visitati ieri da alcuni rappresentanti del Forum Immigrazione del Pd. Anche Mariagrazia Gerina, inviata dell'Unità, ha visitato i centri pisani intervistando alcuni tunisini: che intanto stanno studiando l'italiano e si danno da fare per risistemare il Parco di san Rossore. Ecco i testi integrali dei due articoli.

Il Tirreno di Pisa

«La via toscana dei piccoli gruppi è la migliore forma d'accoglienza»

di Giovanni Parlato

SAN ROSSORE. I deputati del Pd pisano e i vertici provinciali del partito hanno visitato i quattro centri che ospitano i tunisini arrivati da Lampedusa. «Il modello della Toscana è la strada giusta», ha commentato l'onorevole Fontanelli.

Paolo Fontanelli ha pronunciato queste parole a chiusura del tour fra i centri d'accoglienza dei migranti. Con l'ex sindaco c'era anche l'onorevole Maria Grazia Gatti, il segretario provinciale del Pd Francesco Nocchi e il segretario comunale Andrea Ferrante, i consiglieri comunali Antonio Mazzeo e Marco Bani, la consigliera provinciale Linda Vanni.

La prima tappa è stata a Santa Croce dove la delegazione è stata accolta dal sindaco Osvaldo Ciaponi, per poi proseguire per Montopoli dove era presente il sindaco Alessandra Vivaldi. Quindi, la delegazione si è spostata alla Torretta a San Piero e, infine, a San Rossore.

«Lo scopo era di constatare le condizioni di queste persone - spiega Fontanelli - e ci hanno ringraziato per l'accoglienza che hanno trovato. Dopo la tragica traversata verso Lampedusa dove diverse persone hanno assistito alla morte di alcuni compagni di viaggio e di un giovane che ha visto sparire fra le onde il fratello, hanno dovuto sopportare condizioni di vita durissime a Lampedusa. Ora, l'accoglienza in questi centri, in gruppi dal numero limitato, accompagnata dalla solidarietà e da condizioni di vita umane per loro è un salto di qualità considerevole. È la conferma che la via del governatore Rossi rimane quella giusta».

I tunisini hanno chiesto informazioni sul permesso di soggiorno, quando lo potranno ottenere e se realmente potranno oltrepassare i confini regolarmente. La maggior parte ha amici e parenti in Francia che vorrebbe raggiungere, ma ci sono giovani che hanno come meta anche Olanda e Svezia. Nell'incontro con la delegazione del Pd è emerso un problema materiale considerevole: le banche non sono disposte a cambiare i dinari tunisini. «Soltanto un istituto di credito di Firenze - ha detto l'onorevole Fontanelli - potrebbe essere disponibile». Quindi, i tunisini hanno chiesto ai componenti della delegazione se possono metterli in contatto con i parenti in Tunisia in modo da ricevere il denaro necessario.

Infine, l'onorevole Paolo Fontanelli è stato molto critico con la politica estera del governo «caduto in più contraddizioni. Prima c'è stata la linea del respingimento con la Lega, poi è seguita una linea più realistica. Quando il governo si è reso conto che non poteva più scacciarli, allora ha trovato la soluzione dei permessi temporanei. La questione umanitaria andava messa al centro della questione prima per rendere la politica italiana più credibile. Adesso, i permessi hanno l'aria di un ripiego e Francia e Germania lo hanno compreso».

Il file pdf dell'articolo

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Da l'Unità

Pisa, dove la vita sospesa dei tunisini può ricominciare

di Mariagrazia Gerina (mgerina@unita.it)

A Pisa non hanno voluto la tendopoli. E in pochi giorni si sono inventati una rete di piccole strutture d'accoglienza. E ora tra i tunisini c'è chi studia l'italiano e chi invece si dà da fare per risistemare il parco di San Rossore.

Ahmed, che viene da Sfax, stava per salire sulla nave con suo fratello, che adesso sta chissà dove in qualche tendopoli della penisola. E invece, un numeretto impugnato nel girone lampedusano ha separato i loro destini. Ahmed è rimasto a terra, ad aspettare l'imbarco successivo. E ora è tra i pochi tunisini "fortunati" che, "dirottati" su Pisa, invece di passare dall'inferno di Lampedusa al purgatorio di tende blu che si estende da Porto Empedocle a Manduria, da qualche giorno sperimentano una dimensione più umana di accoglienza.

Pisa e la Toscana la tendopoli governativa non l'hanno voluta. I primi tunisini arrivati qui la settimana scorsa sono stati sistemati a Capanne, in un centro messo a disposizione dalla chiesa nel comune di Montopoli. Gli altri, a Santa Croce, in una struttura gestita da una cooperativa sociale, e poi, a San Piero a Grado e nel parco di San Rossore, in una comunità per ragazzi disabili, appena finita e non ancora inaugurata.

Non è Lamerica ma è un'Italia che invece di parlare la lingua della paura riesce a muovere nella cosiddetta società civile risposte insieme più civili e più pragmatiche. A Montopoli, sono già cominciati i corsi di italiano. A San Rossore i tunisini si sono offerti di lavorare per risistemare il parco. «In pochi giorni, chi ha alle spalle il trauma di Lampedusa ha ritrovato un clima sereno di accoglienza e di collaborazione», spiega Khalid Chaouki, che, come rappresentante del Forum Immigrazione del Pd, insieme ai deputati pisani del Pd Paolo Fontanelli e Maria Grazia Gatti e al segretario provinciale Francesco Nocchi, è andato a toccare con mano «l'alternativa toscana». Una rete di piccole realtà attivate dalle amministrazioni locali. Quello che manca, anche qui, è il governo. E una prospettiva futura. «Che potremo fare con il permesso che ci daranno? Vogliamo renderci utili, di cosa ha bisogno il vostro paese?», sono le domande che Khalid, di origine marocchina, ha raccolto nella sua visita. «La risposta non può essere un permesso di fuga, ci vuole una strategia di accoglienza, non si può oscillare tra l'allarmismo e la speranza che queste persone semplicemente spariscano».

Il file pdf dell'articolo


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