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Rossi a Bruxelles testimonial dei fondi di coesione: "Facciamo vedere il vero volto della Ue"

6 dicembre 2018 | 16:35
Scritto da Barbara Cremoncini
 


FIRENZE – La Toscana non sarebbe la Toscana senza i fondi Ue. Dalle sue vigne al dinamismo delle piccole imprese, dai caseifici della maremma ai porti e agli aeroporti, dai siti archeologici alla montagna, niente di quello che costituisce l'essenza identitaria di una delle regioni più conosciute ed apprezzate nel mondo potrebbe fare a meno della linfa vitale iniettata, negli ultimi 15 anni, dai vari programmi operativi che declinano in chiave regionale le politiche di coesione dell'Europa. In questi giorni a Bruxelles per il Comitato delle Regioni, il presidente della Regione Enrico Rossi è diventato il "testimonial" di tutto quello che i fondi rappresentano per lo sviluppo e la crescita di chi li utilizza. "In una regione come la Toscana – spiega Rossi intervenendo sul tema in una diretta Facebook dell'agenzia Ansa - i fondi europei mobilitano, nel complesso, qualcosa come circa 400 milioni l'anno che attivano, grazie al moltiplicatore, oltre 1 miliardo e 200 milioni di investimenti, che rappresentano una percentuale non banale dei 90 miliardi di Pil della Toscana".

Per dare un volto ai numeri, il presidente Rossi ha inaugurato nei giorni scorsi un tour che lo sta portando in 100 realtà regionali nate e cresciute grazie ai soldi europei. Quelli del Fesr, per l'economia, le piccole imprese, le infrastrutture e l'ambiente, ma anche quelli del Fse, che investono sul capitale umano e il lavoro e del Feasr, che garantisce aiuti ingenti al settore agricolo.   

"Non c'è realtà, paesino, città, campagna, porto o montagna che non abbia visto ruolo attivo dei fondi Ue in Toscana. Per questo abbiamo deciso di far conoscere ai cittadini il volto vero dell'Unione,  che è un volto fatto di vicinanza alle imprese e ai cittadini. Nei giorni scorsi a Scansano ho visitato un caseificio e sono stato in una cantina del Morellino: niente di tutto questo, mi hanno detto, si sarebbe fatto senza contributi Ue. Così come, guardandosi attorno, i reimpianti dei vitigni, poi il teatro di un piccolo comune e un sito archeologico. Lo stesso se ci spostiamo, come faremo nelle prossime tappe del tour, in aree industriali dove sono nate imprese innovative, nei porti, nei teatri e nei musei archeologici".

La prossima tappa del giro che porterà il presidente Rossi a visitare le principali realizzazioni dell'Europa in Toscana si svolgerà il 12 dicembre nella provincia di Siena.

Certo, spiega Rossi, i fondi vanno usati bene. "Abbiamo deciso di usarli per favorire le imprese più dinamiche e propense ad innovare, non per ripianare bilanci perché volevamo che fossero fattore di  innovazione, aumento di fatturati e occupazione. E questo è un aspetto, che all'Italia sfugge sempre, non considera l'importanza dell'elaborazione culturale politica e programmatica dell'Europa. Avremmo un'agricoltura di qualità senza l'Europa?".

"Se noi costruissimo una cartina dell'Europa con quello che è stato fatto grazie ai fondi Ue - prosegue - scopriremmo che la maggior parte delle cose eccellenti e buone sono state fatte o grazie al fatto che i fondi ci sono stati o che comunque l'Europa è riuscita a dare indirizzi fondamentali e  ad aiutare i privati. Anche la partita dei vincoli di cui spesso si discute: a volte mi domando se anche in Toscana siamo convinti che la battaglia per il disinquinamento sarebbe stata così forte senza gli  obiettivi e i vincoli della Ue? E' un grande centro di politica ed elaborazione che punta alla qualità. In Toscana, grazie a queste politiche, sono stati fatti piani urbani, recuperati piccoli teatri, fatto trasferimento tecnologico. Purtroppo partecipiamo poco, ma le volte che io sono venuto a Bruxelles non ho mai trovato le porte chiuse".            

Quanto ai risultati dissimili ottenuti da altre regioni che non sanno spendere bene come la Toscana,"ci vuole un po' di comprensione – avverte Rossi -  se guardiamo ai dati della spesa, ci si accorge che  siamo attorno a un 10% in Italia,  ma lei sa benissimo che il settennato 2014 2020 si è sbloccato soltanto nel 2016 e quindi di fatto siamo partiti nel 2017. Qui ci vorrebbe un maggiore supporto da parte del governo nazionale. L'Europa, controlla: devo dare atto alla commissaria Cretu di essere venuta più volte, sia nel ruolo positivo di chi vuole sottolineare il valore dei fondi europei, sia nel ruolo di controllo. Avremmo ancora i residui perenti nei bilanci se non ci fosse stata l'Europa ad insegnare all'Italia, agli enti locali e alle Regioni, a rispettare le scadenze. Piano piano sono convinto che anche il Sud comincerà a muoversi positivamente e che entro il 2023 l'Italia sarà uno dei paesi che spende bene le risorse che le vengono assegnate".       


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Tag: europa

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