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Rossi a Repubblica: "Anche le banche devono puntare sulle imprese dinamiche"

9 marzo 2014 | 07:40
Scritto da Redazione
 


FIRENZE – Le imprese che funzionano ci sono: si tratta di realtà dinamiche e innovative che vanno sostenute. La Regione fa la sua parte, ma è necessario che questa impostazione sia colta anche dall'insieme del sistema bancario. Lo afferma il presidente Enrico Rossi in un intervento pubblicato oggi da Repubblica-Firenze. Di seguito il testo integrale dell'articolo:

Se le banche puntano sulle imprese dinamiche

di Enrico Rossi

E' interessante la posizione espressa da Luciano Nebbia, direttore di Banca Intesa, sul ruolo delle imprese eccellenti come leva per rilanciare lo sviluppo.

Anch'io, in occasione della presentazione del rapporto Irpet di inizio anno, ho proposto un approccio simile. Il termine che ho usato era leggermente diverso: ho parlato di imprese dinamiche. La differenza non è solo lessicale. Questa crisi trasformerà la struttura del nostro sistema socio-economico e dei comportamenti di famiglie, imprese, pubblica amministrazione. La questione è come governare questo mutamento, per ritrovare una nuova prospettiva di crescita.

Certo non è un compito facile, ma non si parte da zero. C'è chi ha capito quale sia la direzione da percorrere e che può fare da guida e traino al resto del sistema. Questi soggetti ci sono, li ho incontrati anche durante il mio viaggio in Toscana, nelle famiglie, nelle imprese, nei servizi ed anche nella bistrattata pubblica amministrazione. Il nostro compito è metterli in condizioni di esprimere appieno il proprio potenziale.

Irpet ci fa osservare che all'interno del nostro sistema produttivo esistono - proprio nel manifatturiero, che assieme alle costruzioni è il settore che più ha sofferto - oltre 3mila imprese che hanno continuato ad accrescere i fatturati, orientandoli soprattutto sui mercati internazionali ed aumentando spesso anche l'occupazione. Si tratta di realtà innovative, che hanno lavorato con ingegno, fatica e determinazione a migliorare la qualità dei propri prodotti. Sono imprese che in anni difficili hanno saputo cogliere opportunità. È dunque con loro che si può costruire una nuova politica economica.

Il dubbio sul perché si debbano sostenere le imprese che funzionano anziché quelle in difficoltà, è del tutto legittimo. Qui la visione di chi governa una regione da chi invece dirige una banca può differenziarsi: mentre la banca è orientata ad individuare i clienti migliori in modo da minimizzare i rischi, chi amministra un territorio è invece interessato a scegliere soluzioni che servano a far crescere l'intero sistema. Le imprese dinamiche, oltre ad essere più competitive, sono anche quelle meglio in grado di trasmettere impulsi positivi, di acquistare beni e servizi, di costituire e alimentare filiere o reti d'impresa, di individuare fabbisogni formativi per i giovani e non, di stimolare la nascita di start-up. Destinando gran parte delle risorse della prossima programmazione europea a queste imprese la Regione le chiama in causa, e punta a attivare energie territoriali, economie esterne ed emulative.

Non siamo in cerca dei primi della classe, ma di imprese responsabili.

Tra le righe dell'intervista a Luciano Nebbia leggiamo anche questo intento che, se così fosse, ci accomunerebbe nel dare vita ad interventi orientati verso un obiettivo comune. A maggior ragione se questa impostazione fosse colta anche dall'insieme del sistema bancario si potrebbe generare, tra risorse pubbliche e private, un benefico effetto moltiplicativo. Se vogliamo agganciare la ripresa, bisogna rialimentare il credito alle imprese anche tramite forme alternative (mini-bond, microcredito, ecc.), così come generare sinergie a livello regionale tra i vari programmi bancari di sostegno a reti d'impresa, incubatori, startup. Posso garantire che la Regione con la prossima programmazione sui fondi europei 2014-20 ragionerà in questi termini, ricercando convergenze con il sistema bancario e indirizzando le risorse pubbliche a favore della competitività delle imprese innovative, produttive ed internazionalizzate, grandi, medie e piccole che siano. In due parole, verso le imprese dinamiche.


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