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Rossi a Repubblica: "Stop ai finanziamenti a pioggia. Sostegno solo a chi innova"

18 marzo 2014 | 17:39
Scritto da Redazione
 


FIRENZE - Stop ai finanziamenti a pioggia. Pieno sostegno alle imprese dinamiche e innovative. Lo annuncia il presidente della Regione Enrico Rossi nell'intervista pubblicata oggi da Repubblica-Firenze, a commento del documento Irpet sull'economia della Toscana. Di seguito il testo integrale dell'intervista:

"Finita la stagione dei finanziamenti a pioggia daremo sostegno solo a chi innova"
Intervista al governatore Rossi: "Così si trascinano le altre imprese"

di Ilaria Ciuti

«La Regione sosterrà le imprese innovative e dinamiche in modo ancora più radicale di quanto fatto fino a oggi. Niente finanziamenti a pioggia», annuncia il presidente della Toscana Enrico Rossi. E' cosciente di dirla grossa ma è convinto: «Ci potranno essere polemiche, ma è l'unica via: sostenere le eccellenze per trascinare il resto. Dopodiché non basterà senza un forte intervento del governo perii lavoro e l'occupazione».

Presidente, da cosa deriva questa decisione?

«Dalla constatazione che, come spiega l'Irpet, la Toscana ha sofferto per la crisi più grave del dopo guerra, ma ha resistito meglio delle altre regioni. Non siamo contenti, ci sono le aziende in crisi, i lavoratori preoccupati, i cassintegrati senza reddito, i giovani che hanno fame di lavoro, gli artigiani e i piccoli commercianti che si suicidano. Anche se la Regione ha fatto molto peri giovani, la povertà, i rapporti tra imprese e credito e i servizi sociali hanno tenuto favorendo i consumi di famiglie con maggiori sicurezze».

Quali settori hanno resistito in particolare?

«L'export e il turismo soprattutto nelle città d'arte, per la costa e l'interno bisogna fare una ulteriore riflessione. Ha tenuto la manifattura con i prodotti di qualità. Hanno retto gli investimenti cui ha contribuito anche il settore pubblico, sono ovviamente diminuiti ma meno che altrove. Qui investono Prada, Ge, altre imprese. E in piena crisi, l'Irpet censisce più di tremila imprese capaci di aggredire i mercati internazionali, aumentare i fatturati e l'occupazione».

E' queste che vuole sostenere?

«Penso che, come in periodi di siccità non si disperde la poca acqua rimasta su tutto il territorio ma solo sulle zone più fertili in modo da sfamare più persone, si debba favorire lo sviluppo generale concentrando le risorse sulle aziende che abbiano le caratteristiche di cui sopra e preferibilmente attivino reti di imprese. In modo da potere essere la locomotiva di un sistema a favore di crescita e occupazione».

Con quali risorse intende sostenerle?

«Intanto, per iniziare, a primavera anticiperemo 100 milioni dei fondi europei per i sette anni da ora al 2020 per lanciare bandi rivolti a aziende eccellenti. La Toscana deve diventare sempre di più l a regione dell'impresa dinamica. Ricerca e innovazione saranno decisive per consolidare una base manifatturiera che già ha dimostrato di poter tenere nonostante la crisi. E c'è anche un altro settore da promuovere».

Quale?

«L'industria dei servizi alla persona: nella sanità, per la non autosufficienza, per i bambini. Anche qui investiremo le risorse europee. Dopodiché tutto questo non basterà».

Cos'altro è necessario?

«Politiche nazionali e europee. Ci vuole un grande piano del governo per il lavoro. L'impresa competitiva da sola non farà crescere l'occupazione. Sono d'accordo che ci volesse rigore per salvare il paese, ma a questo rigore il governo Monti non ha fatto seguire politiche di sviluppo, così sono aumentati sia debito pubblico che disoccupazione. La ripresa non può arrivare senza investimenti pubblici per creare lavoro».

Ce ne sono alcuni cui pensa in particolare?

«Nell'ambiente, il patrimonio culturale e sociale, l'edilizia per il recupero delle città. Lo si può fare con i capitali che devono tornare dalla Svizzera e le risorse della lotta all'evasione fiscale. Che Letta faccia sentire la sua forza e butti centinaia di milioni per il lavoro dei giovani e di chi lo attende da tempo. Che l'Europa risponda. Che lavoro e occupazione diventino la mossa del cavallo del Pd e del Jobs Act. Questo, se vogliamo mantenere la democrazia in questo paese, perché la questione della democrazia si intreccia con quella sociale».

Dunque sostegno delle eccellenze e investimenti pubblici?

«C'è anche il lavoro autonomo che è il 23% del totale e il 27% da noi e a cui la sinistra ha sempre pensato poco. Non ci sono solo ricchi o evasori, ci sono persone disperate, che si sacrificano, si autosfruttano, alcuni che non ce la fanno e cadono. Lo Stato deve pensare anche a loro».

Lei parlava di evasione fiscale

«Ho fatto un appello alla Guardia di Finanza perché mi preoccupano molto sia l'evasione fiscale che il diffondersi del lavoro nero a cominciare da Prato, basti pensare al dramma dei cinesi morti».

Perché, secondo lei, investitori stranieri come l'armeno-argentino Eurneldan per gli aeroporti di Pisa e Firenze e il giordano al Habahbeh per la Lucchini si interessano alla Toscana?

«Nel concreto vedremo come andrà a finire. Ma sicuramente ci sono dei progetti da noi lanciati che rafforzano l'attrattività di queste realtà: il polo aeroportuale toscano a dispetto dei conservatorismi e i campanili e il progetto di riconversione ecologica dell'acciaio fatto sulla base di suggerimenti sia degli amministratori locali che dei lavoratori per la Lucchini».


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Tag: europa

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