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Rossi all'Obihall: "Serve un piano per dare lavoro ai giovani e c'é un sistema da ripensare"

6 dicembre 2016 | 17:47
Scritto da Tiziano Carradori
 


FIRENZE - Serve un piano per dare lavoro ai giovani, per superare quella stortura che ha fatto sí che da gennaio ad oggi fossero siglati 70 milioni di contratti precari, molti dei quali per i giovani, mentre con un investimento di 5 o 6 miliardi di euro si potevano e si possono creare 200.000 posti di lavoro a tempo indeterminato. E il sistema che regola il mercato del lavoro è da ripensare.

È con queste proposte che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha concluso i lavori della giornata dal titolo "Libera il tuo talento", organizzata dalla Regione Toscana e dedicata a "Formazione e lavoro: l'Europa che ci piace", rivolta in particolare ai giovani alle prese con il rapporto tra scuola e formazione e soprattutto in cerca delle prime esperienze lavorative.

"Il nostro programma Giovanisí - ha annunciato il presidente Rossi - andrà avanti fino al 2020 e la Regione Toscana compirà ogni sforzo per dargli impulso. L'ultimo rapporto del Censis ha fotografato una situazione giovanile che dagli anni Ottanta ad oggi ha registrato una pesantissima caduta di opportunità. Trovo grave che si possa arrivare fino a 28 anni senza aver fatto alcuna esperienza lavorativa. È per questo che intendiamo continuare a compiere scelte in favore dei giovani".

Rossi ha parlato della necessità di "bonificare le condizioni di sfruttamento" qualificando i contratti di formazione e facendo funzionare gli istituti che già ci sono, come i contratti di apprendistato.

"Può anche essere il job act a farlo - ha precisato - a patto che si sostituiscano le altre 43 forme contrattuali esistenti, voucher compresi. È necessario che si ripuliscano il mondo del lavoro e le sue regole. Non trovo giusto che si possa andare dal tabaccaio a comprare pacchetti di voucher. Si tratta di un sistema da ripensare attraverso piani mirati per dare lavoro ai giovani, legandoli agli investimenti. Insomma occorre cambiare le regole che presiedono al mercato del lavoro per andare incontro a chi si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro".

Rossi ha poi stigmatizzato chi in Europa parla di ridurre i fondi strutturali destinati a questo scopo, perché "una simile scelta renderebbe le Regioni e i privati piu forti" mentre "servono politiche di coesione e di convergenza verso le realtà più avanzate colmando le disuguaglianze".

"Non nascondiamo - ha concluso Enrico Rossi - i problemi che ha l'Italia, con il suo 13% di laureati contro una media europea del 22% ed un'altissima dispersione scolastica. Occorre guardare a questi problemi per pensare ad un futuro migliore e intervenire su una formazione che qui da noi è ancora scarsa, assicurandoci al tempo stesso che dopo il 2020 l'Europa continui ad investire sui giovani e per i giovani". 


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