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Rossi: "Contro la crisi meno austerità, lotta al sommerso e il coraggio di sentieri nuovi"

10 giugno 2014 | 18:42
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE - L'onda della crisi si allunga sul 2013, anche se non mancano le pietre su cui poggiare i piedi per uscire dallo stagno. Una crisi grave perché sono crollati gli investimenti, con 30 miliardi, tra pubblico e privato, persi per strada dal 2009 ad oggi: come se fosse mancato un anno e mezzo. Una crisi grave perché ha colpito di più l'industria, dove un posto di lavoro su cinque è andato perso. Una crisi grave per gli effetti sul mercato del lavoro: 158 mila disoccupati, 45 mila tra i giovani.

Il presidente della Toscana ascolta attento per un'ora e mezzo l'illustrazione del rapporto annuale di Irpet e Unioncamere sullo stato dell'economia toscana e poi, per uscire dalla crisi e provare a farlo più velocemente e con le minori perdite possibili, chiede due cose: un passo più deciso, con l'aiuto anche delle categorie economiche, contro il sommerso e l'economia illegale, "che mangia l'economia sana", e un allentamento delle politiche pubbliche di rigore e austerità volute dall'Europa e "che nel medio periodo non hanno pagato". "Giuste sulla spesa corrente -dice Rossi - ma non sugli investimenti"

Si accalora il presidente. "Contro l'economia sommersa che è un autentico cancro va assolutamente alzato il tiro. Lo dobbiamo fare tutti insieme – spiega – ma non meno impegno va messo per cercare di risolvere quel dramma che rischia di affondarci e che è la disoccupazione giovanile. Anche con il coraggio di battere sentieri nuovi".

"Tre anni fa ad ottobre, quando la crisi ha ripreso a correre e pesante si è fatto il taglio sulle risorse pubbliche, ho pensato che la Toscana rischiava di non farcela" aveva confessato poco prima Rossi dal palco dell'auditorium del Consiglio regionale a Firenze, all'inizio del suo intervento. "Ma ci siamo messi a testa bassa – ha proseguito – abbiamo cambiato tanti atteggiamenti, abbiamo rimesso in discussione tante scelte e dopo tre anni possiamo dire che la Toscana è in piedi e tiene". "Adesso però – ammette - siamo ad un punto limite. Che alla pubblica amministrazione sia concesso di spendere un po' di più: per ultimare le opere infrastrutturali che mancano, per potenziare il trasporto ferroviario o realizzare le terza corsie in autostrada dove servono". Tutte opere bloccate o rallentate dal patto di stabilità e dalla spending review, ma a volte anche da "un eccesso di burocrazia". Opere da mezzo miliardo che renderebbero la Toscana più competitiva e che "peserebbero con un mutuo solo per 40 o 50 milioni l'anno sui bilanci regionali", dice Rossi. Come dire, si può fare. Basterebbe poco.

Intanto la Regione, ricorda alla fine Rossi, ha deciso di anticipare 80 milioni dal proprio bilancio per far partire subito i bandi dei fondi comunitari dei prossimi sette anni. "Soldi – ripete – che daremo alle aziende che possono spenderli e sono in grado di farlo subito, per favorire nuovi investimenti". 


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