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Rossi interviene su l'Unità: "Così la Toscana si difende dal cemento"

16 gennaio 2014 | 10:16
Scritto da Paolo Ciampi
 


FIRENZE - "Nel degrado delle città, nel dissesto ambientale è scolpita la pià recente storia politica di questo Paese". Così afferma il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in un intervento pubblicato sull'edizione di oggi de L'Unità, dal titolo "Così la Toscana difende il territorio dal cemento". Un'ampia riflessione sullo scempio che per troppi anni è stato perpretato in Italia, troppo spesso nella disattenzione delle istituzioni, ma anche sugli strumenti di cui la Toscana si è dotata e si sta dotando per aprire una nuova stagione di tutela del territorio. Di seguito, il testo integrale dell'intervento.


Roberto Morassut ha scritto (L'unità del 13 gennaio) che se il Pd intende avvare un "nuovo corso" deve partire dal governo del territorio e delle città, ponendo fine «al consumo di suolo» e promuovendo uno sviluppo «a volumi zero» sul modello delle più avanzate capitali europee. Mi pare un argomento più che condivisibile. Lo spazio urbano e il paesaggio dipendono infatti profondamente dalla politica, ma in Italia un dibattito pubblico serio e profondo su questi temi manca colpevolmente da troppo tempo.

Nel degrado delle città, nel dissesto ambientale è infatti scolpita la più recente storia politica di questo Paese. Le nostre città e i territori circostanti recano segni e ferite di scelte sbagliate che hanno rimodellato lo spazio e il sistema produttivo.

La «santa alleanza» (così la chiama Walter Tocci) tra la finanza e il mattone, propugnata da alcuni dei principali gruppi industriali del Paese e agevolata dai governi «monopolisti» della destra, ha divorato porzioni di territorio agricolo e rurale, aumentando i volumi dell'espansione edilizia a prescindere dai bisogni reali, dalla demografia e dal potere d'acquisto dei salari. Cicatrici che sarà difficile cancellare.

Il tempo che abbiamo a disposizione è davvero poco. Dal 1995 al 2006 l'Italia ha consumato un territorio equivalente alla superfice dell'Umbria. Questo processo ha danneggiato e alterato l'equilibrio tra città e campagna dissolvendo gli spazi delle città storiche nel processo disordinato dello sprawl (disseminazione) urbano, cui sono connesse complesse disfunzioni sociali di ghettizzazione ed espulsione delle fasce di reddito medio-basse dai centri delle città.

Sin dall'inizio del mio mandato mi sono chiesto in che modo avremmo potuto porre al centro delle nostre decisioni la difesa del territorio e del paesaggio, le cui principali minacce sono lo sfruttamento ingiustificato del suolo e la speculazione edilizia. Nel 2011 avevamo approvato una legge che ha bloccato le edificazioni in tutte le aree ad alto rischio alluvionale che equivalgano al 7% del territorio pianeggiante toscano. Con la riforma delle «norme sul governo del territorio» (legge regionale 1/2005) - in fase di approvazione finale - noi abbiamo detto basta allo sviluppo senza regole e bloccato l'espansione del cemento fuori dalle città.

Da toscano ho a cuore la serenità 'antica' dei nostri paesaggi. A essi hanno pensato i costituenti nel redigere il secondo comma dell'articolo 9 («La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»). Da un lato abbiamo stabilito che fuori da questo quadro normativo non sarà più possibile costruire edifici residenziali nel territorio rurale e nelle aree esterne al perimetro urbano. Dall'altro abbiamo reso ineludibile il riuso e la riqualificazione delle aree urbane degradate al fine di sprigionare nuove idee e nuovo valore. Abbiamo introdotto per primi il concetto di «patrimonio territoriale», passando da una tutela «vincolistica» a una tutela «razionale». La piena attuazione normativa di questi provvedimenti giungerà a compimento con il Piano paesaggistico che approveremo entro questo mese.

Nico Orengo ha scritto che «la natura muore sotto il cemento se gli ulivi e i garofani non vengono più accuditi per il cancro delle seconde case» ed è per fronteggiare questa «patologia urbana» che abbiamo reagito, ponendo un freno all'inerzia delle scelte della finanza e della rendita immobiliare.

L'invasione del cemento va arrestata subito riducendo i tempi della pianificazione necessario ai Comuni, che in Toscana (fonte Irpet 2012) è stato stimato in sei anni e che noi vorremmo ridurre a due. Contestualmente va riconosciuta la soggettività piena del territorio rurale, passando da una sua rappresentazione in «negativo» (come territorio di confine extraurbano) a quella di bene comune. A questo scopo abbiamo individuato la necessità di un «piano strutturale intercomunale». Abbiamo corretto i rischi di centralismo con nuovi istituti partecipativi come il garante dell'informazione e della partecipazione che diverrà una figura istituzionale nelle comunità che superano i 20.000 abitanti.

Il collettivo di urbanisti Eddyburg e altri intellettuali hanno promosso di recente un appello perché la nuova legge urbanistica toscana sia approvata rapidamente. Prendo l'impegno perché questo accada subito. Il patrimonio territoriale da tutelare ha senso perché è un tessuto vivo di relazioni umane, che purtroppo non dispone di autodifese sufficienti. Accanto agli amministratori c'è bisogno dell'impegno attivo dei cittadini attivi e degli intellettuali, solitudini riflessive che si incontrano.

Come scriveva Isidoro di Siviglia già nel VII sec. d. C: «Non le pietre ma gli abitanti vengono chiamati città».


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