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Schengen, Rossi a Bruxelles: "Con nuove frontiere un danno per l'economia e meno Europa"

10 febbraio 2016 | 18:51
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE – "Ma le cancellerie hanno calcolato quanto costerebbe ai Paesi europei la sospensione, se non addirittura l'abbandono, del trattato di Schengen?". La domanda la pone il presidente della Toscana Enrico Rossi, che oggi partecipa a Bruxelles all'assemblea plenaria del Comitato delle Regioni, intervenuto insieme ad altri sul tema. La domanda rivolge in particolare al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, suggerendo di riflettere bene prima di compiere il passo. " Alcuni analisti  e studiosi infatti – sottolinea Rossi – questo conto l'hanno già fatto e pare che in dieci anni i Paesi europei potrebbero perdere ben 110 miliardi di euro, ossia lo 0,8% del Pil di tutta l'area di Schengen. Tanti soldi buttati al vento, tra aumento delle tasse doganali (si parla del 3 per cento ndr) e diminuzione del flusso degli scambi commerciali (circa il 15% ndr)". Proprio nel momento in cui molte economie stanno riemergendo da una lunga recessione.

Secondo France Strategie, in dieci anni, l'Italia e la Francia perderebbero circa 13 miliardi a testa, la Germania 28, la Spagna 10 e l'Olanda sei. Per Rossi forse sarebbe meno caro per i cittadini europei sobbarcarsi le spese legate alla ripartizione delle quote dei migranti, magari istituendo anche una vera polizia di frontiera comune.

Il trattato di Schengen, firmato nel 1985, ha cancellato di fatto i controlli alle frontiere interne, ma anche previsto prassi e norme comuni quanto a visti e richieste di asilo. Lo firmarono in cinque, oggi vi aderiscono in ventisei (di cui quattro paesi esterni all'Unione europea). Trenta anni dopo, pochi giorni fa ad Amsterdam, i ministri degli interni della Ue hanno però invitato la Commissione a preparare una sospensione di due anni del trattato.

La Toscana e i profughi
Si guarda ai migranti. Rossi ne parla. "La Toscana, con i suoi quattrocento chilometri di costa – dice - , rappresenta una regione di frontiera esterna dell'Europa, ossia una frontiera Schengen. E rappresenta una Regione  dove un modello di integrazione e di accoglienza dei migranti ha ben funzionato". Un sistema rodato, utilizzato la prima volta tra il 2011 e il 2012, quando la Toscana aprì le braccia a mille e ottocento migranti in arrivo dalle Primavere arabe. "Tra il 2014 e il 2015 - ricorda Rossi - abbiamo dato ospitalità a migliaia di migranti, come molte altre Regioni del sud e del nord. Lo si è fatto con un'accoglienza diffusa che ha evitato tensioni e scontri, coinvolgendoli in attività di volontariato, distribuendoli in più di cinquecento strutture con meno di venti ospiti l'una, favorendone così l'integrazione".

Un progetto in bilico
Ma non ci sono solo i migranti, alla cui gestione tutte le Regioni hanno contribuito finanziariamente. In gioco ci sono anche altre conquiste "Il trattato di Schengen rappresenta, con l'euro e il programma di mobilità degli studenti Erasmus, il risultato tangibile degli ultimi settanta anni di pace del nostro continente, oggi messo in discussione - conclude Rossi  -. Sappiamo tutti quanto le Regioni tengano alla costruzione di questa nostra casa comune, in cui le nuove generazioni sono oramai abituate a viaggiare senza passaporto. Oggi purtroppo vediamo questo progetto a rischio. Vogliamo invece continuare il lavoro dei padri fondatori dell'Europa e la loro sfida, senza dimenticare la lezione della storia".

Il Tirolo, De Gasperi e Spinelli
Nel suo intervento iniziale il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk aveva difeso Schengen, ricordando come le frontiere siano spesso artificiali. Aveva citato il Tirolo, dove c'è un popolo unico diviso da due stati. "Un secolo fa – riprende Rossi - in quelle valli la povera gente si immolò a difesa di frontiere artificiali, espressione di interessi meschini di classi dirigenti nazionali. Da quelle terre viene anche Alcide De Gasperi, fondatore dell'Unione europea, e di quell'epoca sono figli antifascisti come Altiero Spinelli, imprigionato a Ventotene dove scrisse il suo Manifesto per gli Stati Uniti d'Europa".


 


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