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Toscana Tech, il passaggio all'industria 4.0 reclama un ruolo essenziale della politica

19 novembre 2018 | 15:45
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE -  Mette subito le mani avanti il conduttore: l'industria  4.0 è anzitutto una rivoluzione, la quarta rivoluzione industriale. Non ha neppure necessariamente a che fare con la digitalizzazione. La parola chiave è piuttosto connettività, tecnologie che si parlano tra loro, a distanza anche. E come tutte le rivoluzioni, distrugge e crea.

Se ne parla nell'evento di apertura di Toscana Tech, la due giorni della Toscana tecnologica promossa e voluta dalla Regione che si è aperta oggi al Palazzo dei Congressi Villa Vittoria di Firenze e che proseguirà fino a domani: la seconda edizione dell'appuntamento, per parlare di ricerca e digitalizzazione ma anche di industria 4.0 all'interno della strategia regionale di specializzazione intelligente (Ris3), per incontrare e conoscere quaranta imprese che hanno visto innovazioni e prototipi finanziati grazie al fondo europeo di sviluppo regionale, per discutere pure di attrazione di investimenti e di ecosistemi dove grandi multinazionali e  piccole e medie imprese collaborano e si sostengono tra loro.  

L'industria 4.0 come rivoluzione, appunto. "E che ha bisogno – sottolinea l'assessore alle attività produttive della Toscana, Stefano Ciuoffo – di una saldatura forte tra mondo dell'impresa, ricerca, sistema universitario e istituzioni, dove il ruolo della Regione è essenziale". "Per questo – prosegue - abbiamo organizzato anche quest'anno Toscana Tech: per creare un momento di condivisione e riflessione comune, che non può limitarsi in ogni caso a questi soli due giorni, e che diventa un'occasione indispensabile". In anni di innovazione e competizione vera c'è un bisogno vitale di informazioni. Serve fare rete., Ecco così, per esempio, la piattaforma regionale dedicata alle piccole e medie imprese (www.cantieri40.it) interamente dedicata alle aziende che vogliono innovare e restare competitive sui mercati. E' un pezzo della rete dei Digital Innovation Hub accreditati dalla Commissione Europea, un punto di accesso alle innovazioni digitali.

Un'economia fatta di connessioni (e robot)
L'industria 4.0 è anche l'economia che nasce dalle piattaforme on line che incrociano dati, ricorda l'esperto Phil Cartwright del Centro di Modelling & Simulation dell'Università di Bristol, che per un impedimento improvviso non è potuto venire a Firenze ma ha mandato una suo contributo audio. E' connessione tra tecnologie che già esistevano. Riguarda i robot di Ocado che impacchettano gli ordini on line dei clienti in cinque minuti, in una torre dove si ottimizzano tempi e spazi,  o i droni di Amazon che consegnano i pacchi a domicilio. "Ma indispensabile - ricorda - rimarrà la creatività dell'uomo". Riguarda i sensori che permettono di controllare in modo costante i macchinari a distanza e risparmiare sulle manutenzioni.

Il ruolo della politica
Una rivoluzione appunto,  che riguarda potenzialmente tutti: come la prima rivoluzione industriale del vapore, come la seconda ricorda per la produzione di massa e l'avvento dell'elettricità, come la terza che è stata trainata da computer e automazione. E come tutte le rivoluzioni, che diceva Lenin che non sono certo pranzi di gala, ha i suoi effetti imprevedibili, ma inarrestabili, sulle competizione. Opera come una livella.  Cancella posti di lavoro, che certo poi nel tempo si creano. "Ma intanto scompaiono" incalza ancora il conduttore, il giornalista di Radio24 Stefano Barisoni. Distruzione creatrice, si potrebbe dire con Schumpeter. E allora, prosegue,  per questo è importante ed essenziale un ruolo e un intervento della politica. Lo ricordava pochi giorni fa anche il presidente della Toscana, Enrico Rossi: la politica è importante per sostenere le imprese in questa sfida, per aiutarle a prendere consapevolezza, aumentare la formazione e riconcepire l'organizzazione del lavoro, ma anche per agire con politiche compensative, misure a difesa dei salari e nuovo welfare. Serve la politica perché servono anche regole e non ci si può affidare al solo mercato. 

Il punto sulla Toscana
L'industria 4.0 è una partita decisiva per i settori produttivi della Toscana. "Le imprese più grandi e strutturate hanno già dato una buona risposta – spiega ancora l'assessore Ciuoffo - . Lì la rivoluzione è già radicata, per la presenza di una struttura, di personale e competenze adeguate. Più attardate sono le piccole e medie imprese, anche in settori dove la Toscana è leader come il sistema moda. Noi dobbiamo mitigare queste differenze e mettere l'intero sistema nella condizione di stare nella competizione globale". Su piatto ci sono molte risorse, dai fondi europei al bandi regionali per ricerca e sviluppo fino agli incentivi fiscali. "Ma l'innovazione vera –  conclude l'assessore – si fa sulle competenze e non solo svecchiando i macchinari".

Un errore tagliare gli incentivi all'innovazione
La tavola rotonda che apre Toscana Tech intanto prosegue. La parola passa all'europarlamentare Nicola Danti, interrogato sul ruolo del'Europa, il peso delle lobby e le due visioni opposte che si riverberano sul Parlamento, quella dei paesi scandinavi (ma anche dell'Olanda) per un'economia europea basata anzitutto su servizi, logistica e merci importate e quella di Italia, Germania e parte del sud del Mediterraneo che ritengono invece essenziale il mantenimento anche di una dimensione produttiva. Si parla di dot economy e web tax. L'assessore Ciuofo si dice perplesso per le scelte dell'attuale governo italiano, che ha tagliato le risorse destinate alle innovazioni e dimezzato i fondi per l'alternanza lavoro a vantaggio di politiche di assistenza, "che sono necessarie ma da giocare all'interno di una cornice più ampia e complessa fatta di aiuti alla ricerca e di  sostegni alle aziende per essere più competitive". Difende il sostegno alle innovazioni che non siano fini a se stessi, ma con ricadute concrete. Si parla dei distretti industriali,  non più solo geografici come sono diventati nel nord Italia, di politiche per il credito e di incentivi fiscali.

Il racconto diventa anche teatro e letteratura. Una coppia di attori ripercorre attraverso le parole di scrittori l'evoluzione della fabbrica nel tempo, dal sogno olivettiano degli anni  Cinquanta alla Fiat degli anni Settanta, dai call center più recenti fino all'utopia di un mondo di robot dove gli uomini potranno oziare. Intanto sul palco si alternano Paola Fantin, coordinatrice della ricerca al Politecnico di Milano, Alessandro Sordi di Nana Bianca, che a Firenze aiuta le start up a crescere per reggersi sulle proprie gambe, Francesca Moriano di Var Group  e Albino Caporale, direttore in Regione Toscana alle attività produttive. Si parla di formazione, di attitudine imprenditoriale che va costruita negli studenti fin dall'università, di strumenti finanziari per sostenere lo sviluppo innovativo. Il sipario è aperto. Toscana Tech è iniziata, per il secondo anno. 

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