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Treno della memoria, con le sorelle Bucci al vagone ristorante

24 gennaio 2011 | 16:11
Scritto da Walter Fortini
 


FERRARA - Una legge per arrestare i negazionisti dell'Olocausto? "Probabilmente non servirebbe" rispondono Andra e Tatiana Bucci, le due sorelle triestine sopravvissute ad Auschwitz e agli esperimenti del dottor Mengele, sopravvissute perché scambiate per gemelle e quindi 'degne di attenzione', due degli appena cinquanta bambini ebrei (e forse anche meno) usciti vivi dal lager polacco su oltre 200 mila che vi sono stati deportati.

 

 

"Arrestare i negazionisti probabilmente non servirebbe perché ne farebbero un vanto – spiegano le due sorelle, che quando nel marzo del 1944 sono arrivate ad Auschwitz, tatuate con un numero sul braccio come tutti gli altri, avevano appena 4 e 6 anni. "Meglio ignorarli – aggiungono – oppure portarli a visitare i campi su un treno della memoria come questo, magari con chi di questa tragedia ha un ricordo ancora più grande di noi che in fondo allora eravamo piccole, per far toccare con mano a chi nega che i documenti dello sterminio nazista non sono frutto di alcuna falsificazione".

 

Sono da poco passate le tre del pomeriggio ed il treno toscano della memoria è fermo a Ferrara. Una sosta tecnica per rifornimenti, lunga un'ora. Ed è in quel momento, attorno ad uno dei tavoli del vagone ristorante dove sono sedute le sorelle Bucci - accanto c'è l'assessore alla cultura della Toscana Cristina Scaletti e la consigliere regionale Daniela Lastri – che si crea un grande affollamento. Studenti e insegnanti che fanno domande. Altri studenti ed insegnanti, in fila indiana, con un libro in mano sulla deportazione da autografare, quello che racconta proprio la storia delle due sorelle. "Ma la scena – confidano alcuni degli organizzatori, che di treni della memoria alle spalle ne hanno parecchi – è destinata a ripetersi fino a notte fonda. Con il dialogo e i ragazzi che si fa sempre più intimo".

 

Sul treno per la quarta volta

Andra e Tatiana, maglia violetta e sciarpa bianca la prima, un foulard dal fondo arancione stretto attorno al collo la seconda - sono salite sul treno toscano della memoria per la quarta volta e dei quattro testimoni dello sterminio nazista di questa edizione sono le uniche presenti: Marcello Martini, la staffetta partigiana di Montemurlo in provincia di Prato deportato a Mathausen a quattordici anni e Antonio Ceseri, soldato internato in un campo in Germania e scampato per miracolo, insieme ad altri tre compagni, al massacro di Treuenbrietzen, arriveranno infatti in Polonia con un aereo.

 

"La nostra voce ai ragazzi"

Andra e Tatiana avevano già partecipato al viaggio nel 2004, 2005, 2007 e 2009. "E non è facile – confessa Tatiana, la più grande delle due – Ogni volta riviviamo il nostro passato. Ma la facciamo per i ragazzi. E lo facciamo anche volentieri". "Diamo la nostra voce ai ragazzi – interviene Andra, che in verità è un diminuitivo di Alessandra, ma tutti l'hanno sempre chiamata così - perché nessuno oggi e domani dimentichi".

 

Una grande fiducia nelle nuove generazioni

Le sorelle Bucci hanno una grande opinione dei giovani e delle nuove generazioni. "Sono bravi e gentili, sempre ed ogni volta" dice Tatiana. "Ora sono allegri e felici, entusiasti del viaggio" prosegue. Negli scompartimenti delle quindici carrozze qualcuno legge o prende appunti. Ma si gioca a carte e ci si diverte, anche. Si fanno quattro chiacchiere. Ed è naturale. "Poi quando arriveremo però ad Auschwitz e scenderanno dal treno – anticipa sempre Tatiana – diventeranno silenziosi e si ricomporranno. E' sempre successo così". "Sono ragazzi ben preparati, tutti gli anni – aggiunge – Li vediamo quasi sempre con le lacrime agli occhi, quando parliamo con loro. E da loro ci arriva una grande forza".

 

Arbeit macht frei

"Le religioni dovrebbero unire. Ed invece, ancora oggi, si fanno guerre, attentati od ancor peggio pulizie etniche in nome della religione. E' una cosa tristissima" si rammaricano. L'ultima domanda è sul furto, un anno fa, della scritta in ferro sopra la porta d'ingresso al campo di Auschwitz: "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi ndr). La scritta è diventata famosa nel mondo, quasi un'icona. "Probabilmente qualche stupido collezionista la voleva ed ha commissionato il furto – dice Andra – Ma non è la cosa peggiore che può accadere. Mi spaventano e mi fanno più male quelli che negano l'Olocausto. E non riesco neppure a capire il perché fino in fondo. Forse sono semplicemente nostalgici di un certo periodo".

 

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Leggi qui il racconto e tutte le notizie del Treno della memoria 2011


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