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Un silenzio assordante al palasport. Diecimila ragazzi per il giorno della memoria

26 gennaio 2012 | 16:00
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE. Oltre diecimila ragazzi in arrivo da tutte e dieci le province toscane, da scuole superiori ma anche medie. Il colpo d'occhio al Mandela Forum di Firenze ti toglie il fiato: gli spalti e la platea strapieni, le luci soffuse, il palco al centro e grandi schermi sospesi su cui scorrono immagini di repertorio, in bianco e nero. Il colpo d'occhio è unico. E la magia si ripete. Un anno fa, dopo aver visitato Auschwitz in Polonia, dopo aver visitato anche Birkenau, i superstiti dei campi di sterminio e della follia nazista raccontavano in un cinema di Cracovia la loro storia. Seicento ragazzi, quelli che erano saliti sul treno toscano della memoria, e non volava una mosca.

 

 

Lo stesso silenzio e la stessa attenzione ha bloccato oggi per altrettante ore e nel più grande palasport i diecimila ragazzi toscani. Apre Ugo Caffaz, coordinatore dell'iniziativa. Parla il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e poi il presidente della Province toscane Andrea Pieroni. Parla il presidente della Toscana Enrico Rossi. Presentati dallo storico Giovanni Gozzini, raccontano la loro avventura Bruno Shlomo Venezia, unico sopravvissuto italiano al lavoro nei forni crematori. Parlano le instancabili sorelle Andra e Tatiana Bucci, che per cinque volte hanno accompagnato gli studenti toscani nei campi di sterminio, deportate a 4 e 6 anni a Birkenau. Parla un ragazzino di 82 anni come Marcello Martini, staffetta partigiana di Montemurlo.

 

Prende la parola il soldato Antonio Ceseri, salvo per miracolo tra i 130 fucilati di Treuenbrietzen, salvo perché sepolto dai cadaveri. Scorrono poi le immagini di un documentario con le parole di Katrin Himmler, nipote del fratello di Heinrich Himler, 'regista' dello sterminio, giovane donna tedesca sposata con un cittadino israeliano. E poi ancora la scrittrice Helga Schneider, figlia di una guardiana volontaria nei campi di sterminio, Andrea Bartali, figlio del campione del ciclismo che fece il 'postino' per salvare più di ottocento ebrei in Toscana e padre Lapsey, pastore anglicano perseguitato dal regime razzista del Sudafrica. A chiudere, l'intervento di uno dei più grandi scrittori contemporanei, Abraham Yehshoua. E poi la musica, con Enrico Fink e la sua orchestra e il gruppo multietnico Gen Verde.

 

Rabbia, vergogna e commozione si mescolano nel silenzio assordante. Speranza, anche.  Soprattutto c'è voglia di ricordare e non dimenticare. Se tornerete non sperate che vi credano, urlavano i tedeschi. Qualcuno ha raccontato, tutti (o quasi) credono. Ed è il modo con cui la Toscana ha deciso di vivere il giorno della memoria e la fine di un incubo purtroppo non completamente sopito e debellato.

 

Ecco il racconto della giornata:

 

Giorno della Memoria, Rossi ai giovani: "Ragionate con la vostra testa, attenti alle parole malate"

 

Giorno della Memoria al MandelaForum, testimonianze dall'Olocausto

 

La guardiana mai pentita, il Bartali 'postino' e il pastore che difese i neri

 

La lezione di Yehoshua: "La cultura non basta a difenderci dal male"


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