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Università in carcere, Saccardi: "Toscana impegnata in prima linea"

1 dicembre 2017 | 14:08
Scritto da Chiara Bini
 


FIRENZE - "Forse non è un caso che questo convegno si faccia proprio a Firenze e che la Toscana possa giocare un ruolo centrale nel costituendo coordinamento nazionale dei Poli Universitari. Siamo stati una delle prime regioni ad avviare un progetto compiuto sulla formazione universitaria in carcere. E il Polo universitario attivato qua è l'unico a livello nazionale sostenuto anche con fondi della Regione e con estensione regionale".

Lo ha detto l'assessore regionale Stefania Saccardi stamani intervenendo al convegno nazionale "L'Università in carcere – l'esperienza dei poli universitari penitenziari" organizzato dalla Regione, dalle tre Università di Firenze, Pisa e Siena e dall'Università per stranieri di Siena, oltre che dal Garante regionale dei diritti dei detenuti della Toscana, dal Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria della Toscana e dell'Umbria, dall'Associazione volontariato penitenziario Onlus e dal CESVOT.

"Il compianto professor Margara – ha proseguito Saccardi - fu uno dei primi a introdurre questa possibilità ed il progetto ha via via preso corpo inserendosi in quello che è il dettato costituzionale. Per un paese ed una regione che vogliono garantire a tutti le stesse opportunità in questi ambiti credo sia doveroso avere un progetto come questo. E credo sia anche dovere della Regione, e delle altre istituzioni, occuparsi di questi spazi, le carceri, che sono un pezzo del proprio territorio". Saccardi ha poi ricordato alcune delle azioni che uscivano anche direttamente dalle competenze regionali, come il percorso di lunga data dei Teatro in carcere, la fornitura di materassi, quella dei ventilatori, dei libri di testo per la scuola e di narrativa in dieci lingue straniere più presenti.

"La Regione – ha quindi detto - rispetto al diritto alla formazione universitaria in carcere, è sempre stata presente in tutte le fasi in cui è stato concepito e avviato l'accordo che lo prevede. Nello sviluppo del progetto va sottolineata la condivisione degli obiettivi con gli altri soggetti coinvolti, a partire dal volontariato, dei tre Atenei toscani e dell'Amministrazione penitenziaria. Senza questa collaborazione non avremmo potuto muovere passi fondamentali". Il progetto ha una doppia valenza: puntare al reinserimento sociale dei detenuti che decidono di frequentare l'università e fornire loro un bagaglio formativo fondamentale una volta usciti dal carcere. Per accompagnare questo percorso, sarà aperto presto un bando con risorse FSE per facilitare il reinserimento lavorativo delle persone che escono dal carcere. "Credo che l'interesse ad avere una crescita ordinata della società – ha concluso Saccardi - , che coincide con la possibilità di dare a tutti le stesse opportunità, sia un obiettivo possibile, nel quale la Regione crede. Diamo seguito a tutto questo con l'auspicio che il numero dei detenuti impegnati in percorsi di formazione universitaria possa aumentare".

Le caratteristiche del progetto

Dall'avvio del progetto, nel 2000, il numero di iscritti in Toscana è di oltre 400. Oltre la metà riguarda il polo universitario fiorentino. Poi vengono Pisa e Siena. I laureati finora sono stati 43, numero che non va messo in relazione stretta col numero di iscritti perché i percorsi per arrivare alla laurea in carcere sono molto complessi.

A tutto questo va poi aggiunto il numero altissimo, e al momento non facilmente quantificabile, di docenti, laureati, laureandi, tutor, dottorandi e volontari che in tutti questi anni si sono recati nella varie strutture penitenziarie. Nel 2017, limitatamente all'Ateneo fiorentino, gli iscritti sono 43 con 13 nuove immatricolazioni, dato in linea con il trend degli ultimi anni (10-15 nuove immatricolazioni l'anno per ciascun Ateneo).

Prima esperienza in Italia è il carcere delle Vallette a Torino, nel 1998. Firenze è partito nel 2000, quando a capo dell'amministrazione penitenziaria c'era Alessandro Margara che stimolò l'avvio del progetto che poi si è esteso agli altri Atenei. La Regione Toscana, cui spettano il coordinamento, la promozione lo stanziamento di risorse, è sempre stata presente anche con la firma degli aggiornamenti dell'accordo nel 2010, 2014 e 2017.


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