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Una cooperativa di comunità per far rinascere le dieci castella della Svizzera pesciatina

3 maggio 2019 | 16:35
Scritto da Walter Fortini
 


FIRENZE - Il paese, come tanti in Toscana, si ripopola solo in estate: di turisti o di famiglie a frescheggiare nella seconda casa. Nel resto dell'anno rimangono davvero in pochi a Sorana, borgo del famoso fagiolo Igp nella Svizzera pesciatina, uno delle dieci castella abbarbicate su ripide colline, una storia di antiche cartiere alle spalle  e di minatori e cavatori raccontati nel locale museo etnografico. Sorana, come tanti altri paesi periferici della Toscana , potrebbe però rinascere grazie all'attività della neonata locale cooperativa di comunità: quella presentata oggi, una delle venticinque  che la Regione ha deciso lo scorso dicembre di finanziare per contrastare lo spopolamento delle aree marginali, mettendo complessivamente a disposizione un milione e 200 mila euro. Per il taglio del nastro stamani c'era anche l'assessore regionale alla presidenza, che ha ricordato come queste associazioni ben esprimono la forza delle comunità e la capacità di rigenerarsi, offrendo strumenti concreti per recuperare le rispettive vocazioni e orientarsi ad uno sviluppo sostenibile attento ai valori ambientali. La Regione vuole imparare. Per questo l'assessore sta visitando le singole realtà, per poi magari replicare in altri borghi le buone pratiche messe in atto. 

Quelle di comunità sono cooperative speciali, di cui fanno parte tutti gli abitanti (o quasi) di un borgo. A Sorana hanno deciso per partire aprendo nella sede dell'associazione, un locale di 144 metri quadrati, un punto internet assistito, uno spaccio e un punto ristoro: tutto quello insomma che è capace di fare comunità, la rete per essere collegati al resto del mondo ed usufruire di servizi  che costringerebbero altrimenti a spostarsi e uno spazio per fare la spesa e mangiare m anche una cucina attrezzata per attività ricreative, visto che in paese non ce ne sono. Ma la neonata cooperativa "Insieme per le dieci castella" ha deciso di andare anche oltre: puntando sul turismo, con l'idea di utilizzare due immobili del comune per  fare di uno un centro estivo per colonie per ragazzi da sei a quattordici anni (o un ostello della gioventù) e dell'altro una struttura dove accogliere gli anziani, d'estate e primavera. Si pensa anche ad un orto di paese e alla pulizia delle vecchie strade mulattiere a fini turistici.  Queste attività offriranno nuove opportunità lavorative e questa è la chiave di volta, come in altre realtà, per contrastare lo spopolamento del borgo. Con servizi rivolti ai residenti ed altri per attrarre i turisti.

In fondo è quello che è successo quaranta anni fa a Monticchiello,  paese del senese colpito dalla crisi della mezzadria all'inizio degli anni Settanta e che allora ha scelto di aggregarsi intorno ad un'idea di teatro di piazza che costituisce oggi un'economia importante per i residenti. E lo ha fatto per l'appunto con una cooperativa di comunità, la più famosa fino ad oggi in Toscana, quella del "Teatro povero". 
 

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