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Amore

24 gennaio 2019 | 14:14
Scritto da Chiara Bini
 


L'odio è giusto combatterlo, l'amore no. Lo dice senza urlarlo ma con voce ferma la ragazza dal fondo dello scompartimento dove sta per concludersi il seminario sugli omosessuali, il momento di approfondimento sui diritti, le pene e le torture che  ha subito questa fascia di popolazione durante quello che viene chiamato l'Olocausto, lo sterminio perpetrato dal regime nazifascista.

"Ottant'anni fa l'orrore, ma il presente non ne è immune", spiega Veronica Vassari, presidente Arcigay di Arezzo in rappresentanza di tutti gli Arcigay della Toscana, parlando agli oltre cinquanta ragazzi.

L'annullamento dei diritti e le persecuzioni si ripropongono nel nostro oggi, quando in un terzo del mondo, dice Veronica, l'omosessualità è considerata un crimine ed è  punita con pene che possono prevedere anche il  carcere o addirittura la morte.
Qualcuno allora tira fuori la storia del preside della scuola di Ravenna, che invece di cancellare la scritta "preside gay", lasciata da qualcuno sul muro della scuola durante la notte,  ha deciso di lasciarla. Perché gay non è un'offesa. Le parole sono importanti.

E ‘diverso'? L'interrogativo nasce da un confronto tra altri due studenti che non riescono a trovarsi d'accordo sull'opportunità dell'uso di questo termine. Diverso da chi? Per chi? E' un problema? Un'etichetta?  Ma allora bisogna essere tutti uguali? 
L'incomprensione tocca un punto nevralgico, tutti realizzano che perfino nella più banale quotidianità, è difficile  parlare di alcuni temi. Conta la consapevolezza innanzitutto. Contano la sensibilità anche e l'apertura mentale. E tutto questo comprende l'uso delle parole.

Diverso è ciò che ognuno è. Unico e irripetibile. Stop. Diversamente uguali ugualmente diversi chiosa qualcuno. Ed è vero, le parole sono importanti. 


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Tag: parole