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Mamme (e figli)

22 gennaio 2019 | 15:30
Scritto da Walter Fortini
 


Le mamme riuscivano ad essere mamme anche nei lager.  Anche le sorelle, a volte. Con la mamma accanto tutto era un pelino meno pesante. Ma con l'inganno di poter raggiungere la mamma si poteva anche andare incontro alla morte.

Nei campi si rincorrono storie di mamme e figli.  Come quella di Kitty Braun. Il giorno del suo nono compleanno era sul treno, deportata a Ravensbruck.  La mamma ebbe la forza di barattare con alcune partigiane un uovo e un po' di zucchero in una tazza e preparò per lei, il fratello e il cugino Silvio uno zabaione. "E fu una festa" ripete sempre Kitty.
Mamma premurosa, che al campo raccoglieva il pane tostato per tutti i bambini, mentre Kitty raccontava fiabe ogni giorno agli altri bambini del lager. E tutti ad ascoltarla, anche chi non capiva l'italiano.  Premurosa come anche la mamma di Gilberto Salmoni a Fossoli, che era unc ampo di transito ma si moriva anche.

Mamme che raccomandavano alle figlie: "Ricordate sempre il vostro nome". Come la mamma di Andra e Tatiana Bucci, perché sapeva che era l'unico modo, se fossero uscite dall'abisso del lager, per sperare un giorno di potersi incontrare di nuovo. Mamme anche consumate dal dolore patito dai figli. Il cugino di Kitty, Silvio, morì a Bergen Belsen dopo una notte di patimenti e lamenti a non finire. E la zia disse: "Finalmente ha trovato la pace"


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