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2 marzo 2014
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Elezioni e partecipazione, come lavora il "Viminale" della Toscana

FIRENZE Il "Viminale" della Toscana sta in tre stanze dell'austero palazzo Cerretani, alla fine di un lungo e tortuoso corridoio punteggiato da scaffali pieni di libri riviste faldoni. E' qui che, ad un anno dalla scadenza della legislatura, gi partito il lavoro per l'appuntamento elettorale del 2015, quando i toscani saranno chiamati al voto per rinnovare il Consiglio regionale ed eleggere il presidente della Regione.

La Toscana, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, stata una delle prime Regioni a dotarsi di una propria normativa elettorale. Era il 2004 e fatta la legge (per la cronaca e la storia la n. 25), bisognava mettere su una struttura amministrativa che si occupasse di una cosa che fino ad allora aveva sempre fatto lo Stato: organizzare le elezioni. Esisteva gi un Osservatorio elettorale, preziosa miniera di dati e informazioni su tutte le consultazioni (non solo quelle regionali) svoltesi in Toscana dal dopoguerra. Ma ora si trattava non solo di raccogliere numeri e di analizzarlo, il voto, ma anche di renderlo materialmente possibile: mettendo su i seggi, stampando le schede, assicurando il rapporto con ministero, comuni, prefetture, tribunali. Insomma, un lavoro complicato e delicato, a presidio del momento fondamentale della democrazia rappresentativa.

Nel cuore della macchina elettorale

 
Nasce cos l'Ufficio e osservatorio elettorale, e a guidarlo fin dagli inizi Antonio Floridia. Di robusta formazione filosofica, Floridia svolgeva in precedenza attivit di ricercatore presso l'Irpet, l'istituto regionale di ricerca economica, occupandosi prevalentemente di analisi delle politiche pubbliche e dei fenomeni e dei flussi elettorali. "E' stata fin dall'inizio una bella sfida - ricorda - perch ci siamo subito dovuti mettere al lavoro per le elezioni del 2005, ma devo dire che la risposta della macchina regionale stata subito all'altezza e la collaborazione con le altre istituzioni interessate filata senza intoppi".

>>> Il sito dell'Osservatorio elettorale

Perch se l'Ufficio elettorale il cuore della macchina, tanti sono i settori dell'amministrazione regionale coinvolti nell'organizzazione delle elezioni. Ci sono le gare da fare per stampare i materiali (le schede, i manifesti per la convocazione dei comizi elettorali, i moduli e le buste per i seggi), va aggiornato il manuale per presidenti e scrutatori, c' da organizzare la comunicazione istituzionale per informare gli elettori. E predisporre i sistemi informatici per la raccolta e la trasmissione dei dati. Insomma, un bel po' di cose a cui provvede un gruppo di lavoro, organizzato presso la Direzione generale della Presidenza, e di cui fanno parte, oltre all'Ufficio elettorale, rappresentanti del legislativo, della contabilit , del servizio appalti, del settore informatico, della telefonia, della comunicazione e dell'informazione. Un tavolo che si riunisce almeno una volta al mese e, quando ci si avvicina alla scadenza elettorale, almeno ogni 15 giorni.

"Il procedimento elettorale italiano spiega Floridia tradizionalmente molto complesso, le norme sono dettagliate e puntuali e cos anche in Toscana. Questo comporta certamente un lavoro impegnativo, ma fa anche s che le elezioni siano 'sicure' e garantiscano il pieno rispetto della volont popolare. E la prova della qualit del lavoro svolto si misura dal fatto che una volta terminato lo spoglio, si parli soltanto dei risultati e non dell'organizzazione del voto. Cos stato nel 2005 e nel 2010, quando la Toscana - sottolinea con soddisfazione - stata la prima in Italia a chiudere i risultati."

Dopo il voto, studiare e spiegare. E supportare

E dopo il voto? "Subito dopo le elezioni dice Floridia torna in primo piano il ruolo storico dell'Osservatorio, quello dell'analisi dei risultati e dei flussi elettorali. In Toscana abbiamo un vero e proprio fiore all'occhiello: sono i Quaderni dell'Osservatorio elettorale, una rivista che esce dal 1977 ed l'unica in Italia ad occuparsi di questi temi. Oggi la dirige il professor Mario Caciagli e rappresenta un bel contributo alla cultura politologica in Italia. E poi c' il supporto e la consulenza in materia elettorale per Giunta e Consiglio regionale e anche per le amministrazioni locali. E ora, con il Consiglio impegnato a discutere di una nuova legge elettorale regionale, questo lavoro piuttosto intenso". Come sar la nuova legge? "Questo lo decider il Consiglio. Come tecnico, per , ci terrei a dire che l'attuale legge toscana ha ben poco a che vedere con il "porcellum", recentemente affossato dalla Corte costituzionale. Per dirla in estrema sintesi, qui la possibilit di tenere elezioni primarie e la presenza di piccoli collegi garantiscono quella riconoscibilit dei candidati che uno dei motivi principali che ha spinto la Consulta a smontare la legge nazionale". Un'altra delle attivit dell'Ufficio l'organizzazione dei referendum sulle proposte di fusioni tra Comuni.

Votare, ma anche partecipare

Ma c' una cosa di cui Antonio Floridia e la sua agile squadra ("forse perfino troppo agile", sorride), di cui fanno parte Laura Pieri e Enrico Lucchesi, vanno particolarmente orgogliosi. L'Ufficio, come recita la sua "carta di identit " regionale si occupa anche delle politiche per la partecipazione. Anche qui c' un primato della Toscana: questa stata la prima Regione (nel frattempo si aggiunta la sola Emilia-Romagna) ad approvare, nel 2007, una legge per favorire la partecipazione diretta dei cittadini al governo della cosa pubblica.

"L'idea, in termini piuttosto generali, era nel programma della coalizione Toscana democratica, vincitrice delle elezioni del 2005 ricorda Floridia-. Era figlia del clima dei primi anni 2000, dove accanto ai segni evidenti di sofferenza degli istituti di democrazia rappresentativa e di crisi nel rapporto tra cittadini e istituzioni, c'erano le esperienze dei Social forum, da Porto Alegre a Firenze, in cui si sperimentarono forme nuove di partecipazione, a partire soprattutto dall'analisi di temi locali".

Parte allora il percorso, seguito politicamente dall'assessore Agostino Fragai e dallo stesso presidente Claudio Martini. E come si fa una legge sulla partecipazione? Naturalmente con un processo partecipativo e lo segue proprio questo ufficio, che diventa allora, siamo nel 2006, il Settore politiche della partecipazione e ufficio e osservatorio elettorale.

Cos Floridia ripercorre le tappe di quel lavoro: "I momenti preparatori fondamentali furono il convegno del maggio 2006, con ospiti nazionali e internazionali di primissimo piano, e poi il town meeting elettronico del novembre successivo, a Marina di Carrara, un'originale esperienza di 'democrazia deliberativa' cui parteciparono 400 persone organizzate in 48 tavoli, con il compito di contribuire a individuare le linee guida della legge". Il contributo di quei "cittadini legislatori" fu prezioso e l'articolato fu approvata nel luglio 2007 dalla giunta e nel dicembre dello stesso anno dal Consiglio regionale. La partecipazione era legge.

>>> Le pagine sulla partecipazione nel sito regionale

I pilastri della 69 erano l'istituzione del dibattito pubblico regionale - cio la possibilit , per questioni di particolare rilievo sociale e ambientale, di svolgere un confronto con regole e tempi certi sotto la responsabilit di un'autorit terza, l'Autorit regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione e il supporto e il sostegno ai processi di partecipazione locale, promossi da enti locali, cittadini o altri soggetti.

La legge ha ben funzionato, e in quattro anni sono stati oltre 100 i processi partecipativi svolti. Per questo alla sua scadenza, dopo un processo di valutazione da parte di giunta e consiglio regionale, stato approvato nel 2013 un nuovo testo. La legge (la n.46) contiene una importante novit : il dibattito pubblico diventa obbligatorio per opere e interventi di interesse regionale il cui valore superi i 50 milioni di euro. Per i cittadini toscani contare diventa ancora pi facile.