Economia
28 ottobre 2019
14:23

Patto per lo sviluppo, Rossi: "Passa dagli investimenti la strada della crescita"

FIRENZE – Investire per creare crescita e sviluppo, per produrre ricchezza e redistribuirla. Investire soprattutto in infrastrutture, con un occhio attento all'ambiente, per far sì che la Toscana sia moderna e non soltanto una destinazione turistica e, per certi verso, marginale. Su questo vale la pena di combattere. Passa dalla ripresa degli investimenti la strada per il riscatto. Enrico Rossi è intervenuto stamattina all'Auditorium al Duomo a Firenze, all'incontro promosso dalle rappresentanze regionali delle tre principali sigle sindacali, Cgil Cisl Uil, per fare il punto sul Patto per lo sviluppo della Toscana.

"Non è così usuale – ha aperto il proprio intervento Rossi – vedere unità di intenti e di vedute fra istituzioni e forze sociali. Una forza questa, che ci caratterizza e che va coltivata, soprattutto per il futuro. Il patto siglato insieme è l'emblema di questa unità e l'elemento che ci deve spingere ad andare nei luoghi di sofferenza e di crisi. Se avremo la capacità di ascoltare queste situazioni avremo le energie e la forza per individuare la strada".

Approfondendo l'analisi sugli ultimi anni, a partire dall'inizio della crisi, nel 2010, Rossi ha spiegato che "la Toscana è stata capace di evitare il declino grazie alla reazione di tutte le forze produttive, che si sono rimboccate le maniche. Grazie al tessuto produttivo, alla sua capacità di innovare e di essere creativo, la Toscana con l'export ha tenuto, seppur con differenze territoriali importanti. Ma oltre a questo, e al turismo, non possiamo basare il Pil di una regione, abbiamo bisogno di una ripresa della domanda interna, come nel resto del paese. Questo è il punto: secondo Irpet, l'Italia dall'inizio della crisi ad oggi ha perso qualcosa come 1.200 mld di investimenti, 300-400 dei quali pubblici. Ogni anno, prima del 2010, gli investimenti statali oscillavano tra i 40 e i 60 mld, dopo si sono quasi dimezzati. Complessivamente si stima che alla Toscana siano venuti a mancare circa un centinaio di miliardi di investimenti. La realizzazione degli investimenti, soprattutto quelli legati alle infrastrutture, è il punto fondamentale del patto, è quello chiave".

La tenuta della Toscana in questi anni è stata possibile grazie agli investimenti fatti in sanità, fuori dal patto di stabilità. "Seppur in difficoltà su vari versanti, come quello del personale, la sanità toscana – ha detto ancora Rossi - può vantare un parco di infrastrutture assolutamente moderno, che consegniamo alle generazioni future. Adesso però è il momento di pensare al resto delle infrastrutture, sulle quali i passa avanti sono stati pochi. Esempi? Senza la Tirrenica, sulla quale mi batto da 10 anni, tutto quello che viene fatto sulla costa, per il suo rilancio, rischia di essere vanificato. Così come il completamento della dotazione infrastrutturale dell'area fiorentina, il sotto attraversamento dell'Altra Velocità, l'adeguamento dell'Aeroporto Vespucci. Ma anche il raddoppio ferroviario della Firenze-Lucca, o il completamento della Siena-Grosseto. Il tutto senza perdere di vista la questione ambientale, che deve andare di pari passo con l'adeguamento infrastrutturale".

Un investimento complessivo, aggiunge Rossi "che, aggiunto a quello per il rilancio delle infrastrutture in sanità, si aggira sugli 8 mld per i prossimi 5 anni. Per la maggior parte opere già finanziate. Ecco, al governo vorremmo proporre di chiudere la legislatura avendo almeno la relativa certezza di programmare quello potrà accedere nei prossimi anni. Una somma in grado di attivare circa 40 mila posti di lavoro, l'elemento che alza il reddito, la produttività e la ricchezza".

Rossi conclude facendo un appello ad una mobilitazione. "Una mobilitazione non polemica, verso chi ha la responsabilità a livello nazionale, capace di esprimere la volontà unitaria, di tutta la Toscana, di volere una dotazione minima di infrastrutture. Su questo va data battaglia, da qui passa il futuro della Toscana, la sua capacità di crescita, di ripresa, di essere moderna. A volte mi è capitato di pensare che ci sia un'idea di Toscana piccola, ristretta. Una regione apprezzata per il turismo, l'arte, la cultura, ma che, da parte di chi ha il ‘comando', si vuol relegare ad ruolo un po' marginale. Sugli altri punti del patto stiamo lavorando. Ad esempio sul piano ambientale abbiamo elaborato un piano e siamo pronti anche a lanciare un marchio per promuovere i nostri prodotti, per tutelare anche il buon nome della Toscana. Dobbiamo tenere insieme ambiente con lavoro e innovazione. Perde chi non riesce a innovarsi e adeguarsi ai tempi nuovi, ma anche chi smarrisce le proprie radici, chi le taglia. Il metodo della concertazione e del dialogo è un metodo fondante, col quale si possono fare grandi passi avanti insieme".