Cultura
Tutta la Toscana
14 febbraio 2020
18:00

Viaggio sul confine 'difficile', gli studenti a Fiume con gli italiani della città

Un incontro reso possibile grazie ai contatti con le associazioni degli esuli. I ragazzi: "Lungo questo confine tutti hanno vissuto brutti momenti. Ognuno pensava di avere la propria ragione, tante nazioni avevano interessi e così ognuno ebbe il suo dramma" 

Viaggio sul confine 'difficile', gli studenti a Fiume con gli italiani della città
L'ingresso della Scuola italiana a Fiume

I cinquanta studenti e i venticinque insegnanti del viaggio toscano lungo il confine orientale hanno incontrato oggi gli italiani di Fiume in Croazia: prima la visita alla sede dell'Associazione degli italiani, in uno dei più bei palazzi del centro, poi alla Scuola Italiana, il Liceo come familiarmente i fiumani l'hanno sempre chiamato e che da 132 anni, dal 1888, non ha mai chiuso, una delle sette scuole italiane che ci sono tra Croazia e Slovenia. Con loro c'era anche il console Davide Bradanini. L'incontro è stato reso possibile grazie ai contatti che nell'organizzazione del viaggio la Regione Toscana ha stretto con Federesuli e il Museo fiumano-dalmata di Roma.

A Fiume, sbocco sul mare nell'Ottocento della nazione ungherese (come Trieste lo era per Vienna), abitano oggi forse neppure tremila italiani. Dopo la seconda guerra mondiale, una volta assegnata la città alla Jugoslavia, il 90 per cento decise di andarsene. Così dopo il 1946 la comunità italiana, che oggi rappresenta l'1,9 per cento dei residenti, divenne una minoranza, una oggi delle undici di Fiume e delle tredici della Croazia.

Fiume è ancora oggi “porto delle diversità”, come lo è stata da sempre. C'è chi, senza mai spostarsi, è stato cittadino di cinque nazioni diverse. “E questo viaggio complesso in un territorio complesso, tutto dedicato ai ragazzi, non poteva che concludersi attraversando confini che negli ultimi anni si vuole rendere purtroppo più solidi” sottolinea la vice presidente della giunta regionale toscana, Monica Barni. 

“Si respira una grande felicità di integrazione ed è incredibile” racconta alla Radio italiana di Trieste, intervistato, Niccolò Mariottini del liceo scientifico scienze applicate Marconi di Grosseto, uno dei cinquanta studenti che hanno preso parte al viaggio toscano. “E’ la prova provata – aggiunge – che comprimere culture diverse è una forzatura”. La loro indole naturale è quella ad incontrarsi. Guarda caso che alla scuola italiana di Fiume non trovi solo studenti e studentesse di famiglie italiane.

“Pare strano, ma è bello, vedere questa integrazione e vedere croati e italiani che vivono in pace, armonia e coesione senza più quelle difficoltà che purtroppo, ahimè, la storia del Novecento ci ha lasciato” gli fa eco Daniella Langneble, anche lei intervistata alla radio, studentessa del liceo scientifico “Pontormo” di Empoli, originaria del Togo.

Domani, sabato, i ragazzi torneranno a casa in Toscana, non prima però di aver visitato in provincia di Arezzo il campo profughi di Laterina e quello che fu il campo per internati croati e sloveni, sotto il fascismo, a Renicci di Anghiari.

E allora, prima della partenza, una domanda viene spontanea da rivorgere loro. "Cosa avete capito di questo confine difficile? Cosa era?". "Non fu un bel periodo e non lo fu per tutti" dice Alberto Cappelli, una riflessione ampiamente condivisa. Chi aveva ragione? "Ognuno pensava di avere la propria ragione - risponde Matteo Rigucci - Troppi interessi da parte delle nazioni". E così alla fine ciascuno ha vissuto il proprio dramma.