21 gennaio 2017
14:31

Quel viaggio da Firenze insieme a Primo Levi. Il ricordo di Ugo Caffaz

FIRENZE  "Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case". Ugo Caffaz, anima e cuore da sempre del Treno della Memoria, cita la celebre poesia che apre "Se questo un uomo" e che ispirer anche le iniziative in programma per l'11 aprile, anniversario della morte di Levi. Intanto, allo scrittore e reduce da Auschwitz (scomparso nel 1987), stata dedicata l'edizione 2017 del Treno della memoria toscano, che il 23 gennaio partir per Auschwitz. 

"Alla vigilia della partenza del decimo Treno della Memoria (qui lo speciale) quei versi fanno sentire pi che mai la loro attualit osserva Caffaz - . Perch proprio in questi giorni abbiamo appreso i numeri dei minori arrivati in Italia solo nell'ultimo anno: sono 25mila bambini. Pi di 400 sono morti in mare dal 2015 a oggi e 5000 sono scomparsi, non si sa come, si parla di esperimenti agghiaccianti, di altre aberrazioni. Di fronte a notizie come queste penso al milione e mezzo di bambini morti nelle camere a gas e bruciati. Penso a quei bambini e a questi bambini.

E viceversa. Non mi viene di fare paragoni ma di soffrire allo stesso modo. E soprattutto rifletto che i meccanismi sono sempre gli stessi. E le reazioni a certi meccanismi sono sempre le stesse. Apprendiamo le notizie delle stragi dei migranti la sera alla tv, mentre ceniamo. E magari negli anni Quaranta, mentre c'erano 500 persone tra vecchi, donne, bambini, infermi, al binario 16 di Santa Maria Novella che partivano per destinazione ignota, c'era chi stava prendendo un treno pendolare per andare a Prato a lavorare, magari mangiandosi un panino".

L'indifferenza, gi ...dice sommessamente Caffaz, strenuo sostenitore e coordinatore da pi edizioni del treno, esponente della comunit ebraica di Firenze, dirigente della Regione Toscana in pensione, motore inarrestabile delle iniziative legate alla Memoria. 

Caffaz, lei che nel 1982, dopo aver visitato gi come consigliere provinciale, i campi di Mathausen e Dachau, propone di andare in Polonia ad Auschwitz. E pensa subito che sia necessario che sul treno salga Primo Levi. Partiamo da qua. Ci vuole raccontare come reag Primo Levi quando lo invit a rifare "quel viaggio"?

Dobbiamo fare una premessa, avevo conosciuto Primo Levi negli Sessanta, giovane studente a Torino. Frequentavo casa loro, dove vivevano anche Leonardo De Benedetti che era compagno di Levi nella prigionia e soprattutto nel ritorno, molto presente nella "Tregua", e Arrigo Vita, il primo traduttore del Diario di Anna Frank. Mi accoglievano, eravamo amici e mi colp il fatto che Primo Levi e De Benedetti parlassero sempre di come comunicare ci che era accaduto e avevano vissuto. Levi aveva gi scritto i suoi libri, che sono stati tra le mie prime letture serie.

Poi ho avuto modo di ricontattarlo nel '78, quando per la rivista "Il Ponte" curai un articolo sui "Quarant'anni dalle leggi razziali" . Non si limit a un contributo scritto ma ricordo che andammo dal presidente Pertini a consegnargli la rivista. Poi non ci sentimmo pi per diverso tempo finch nell'82, dopo aver visitato Mathausen e Dachau, mi domandai perch non si andasse a Auschwitz, un simbolo. Cos feci la proposta che fu accolta subito e immediatamente pensai di invitare Primo Levi. Immaginai che non sarebbe venuto anche perch sapevo che c'era gi stato una volta e molti deportati non vogliono proprio tornare nei Lager. Invece rispose subito di s , perch disse che voleva vedere il Memoriale che aveva contribuito a progettare, la scritta all'ingresso infatti sua. Ma non l'aveva mai visto.

Come stato viaggiare verso Auschwitz insieme a Primo Levi?

Una esperienza straordinaria. La cosa interessante, a parte l'emozione sua, non dico la mia, fu che parl di continuo con i ragazzi, si metteva l e parlava con loro. Era per lui la cosa pi importante. Cosa gli dicesse non so, anche se posso immaginarlo. Ci segu una equipe di Rai 3 per la trasmissione "Sorgente di Vita" che lo film e ancora oggi possibile trovare e vedere quella intervista in Internet. Levi poi volle andare a visitare il campo di lavoro della fabbrica a Monowitz dove aveva lavorato da prigioniero e qui mi preg di fargli una foto accanto al monumento. Poi mi ringrazi a voce e anche con un biglietto che mi sped successivamente e che io ho naturalmente incorniciato. Per me Primo Levi era un gigante nel senso pi bello della parola. Un grande scrittore, un testimone fondamentale, con i sentimenti profondi che lo hanno portato a raccontare e testimoniare. Per me stare accanto a lui stato basilare. 

In un'intervista fatta dalla RAI proprio in occasione di quel viaggio Levi parla di s e di quell'esperienza con una lucidit sconvolgente riuscendo a raccontare momenti agghiaccianti con una nitidezza estrema. Italiano, ma ebreo. Chimico, ma scrittore. Deportato, ma non tanto o non sempre. Ma era proprio il destino di Levi l'essere affetto da quello che lui stesso definiva "ibridismo" che lo ha portato ad essere uno dei pi grandi testimoni narranti di questa vicenda storica?

Era riuscito a laurearsi nonostante le leggi razziali, e questa stato la sua salvezza perch ad Auschwitz, anche se da prigioniero, ha fatto comunque il chimico. Questo ibridismo aveva una radice precedente, la sua famiglia era di tradizioni ebraiche ma siamo nella fase in qualche modo illuministica, razionalizzante per cui tanti ebrei erano italiani di nascita ebrea, ma si consideravano italiani. Tanto vero che Levi viene catturato come partigiano. A Torino gli ebrei erano forti e alcuni avevano formato uno dei primi gruppi antifascisti in Italia, c'erano Vittorio Foa, Ginzgurg, Artom, e anche Levi ne faceva parte. Fu infatti catturato come partigiano e in quel caso dichiar di essere ebreo perch forse pensava che questo lo avrebbe salvato. Un ibridismo sempre presente e trasversale.

Se Primo Levi fosse ancora con noi cosa direbbe del presente che stiamo vivendo visto dal Treno della Memoria di quest'anno?

Lui sosteneva che comprendere impossibile e conoscere doveroso. E' un pensiero che rivela un po' di contrasto perch se uno vuol conoscere, lo fa per comprendere, ma se vuoi incidere come Levi voleva incidere sulla realt , devi cercare di capire i meccanismi che hanno portato l'uomo a quei livelli. Probabilmente se lui fosse sul treno oggi, forse direbbe che conoscere doveroso, comprendere un obiettivo. Anche perch c' un'altra frase famosa "E' successo ma pu succedere ancora". Certi paragoni difficili farli, ma che ci sia la crisi economica mondiale, che la politica sia in declino, che si punti su capi che possano risolvere i problemi come una sorta di divinit sulla terra, erano realt vere negli anni Trenta e Quaranta e sono realt vere oggi. C' un'altra farse di Primo Levi molto bella che dice: "Diffidate dei capi carismatici che vi indicheranno vie veloci e rapide. Non possibile. La democrazia un problema complesso, importante avere i maestri giusti, studiare e capire per raggiungere obiettivi". E' una frase pi vera oggi di ieri.